Terremoto ad Amatrice e Norcia: la creazione geme

Tra Umbria e Marche un terremoto di magnitudo 6.0 ha provocato morti, feriti e danni. Si pensa così alla precarietà e alla fragilità della nostra umanità  
Terremoto © Michele Zanzucchi 2015.jpg
Ci risiamo. Per gli “appenninici” non è una novità quella di risvegliarsi in piena notte per uno strano movimento del letto e per i sinistri cigolii che giungono dalle strutture della casa che ci ospita. Il terremoto, di nuovo. Anche questa notte, alle 3.37-3.38 chi ha il sonno leggero s’è risvegliato e non si è più riaddormentato. A Roma sicuramente. Pensando magari alla localizzazione dell’epicentro, accendendo la radio per ascoltare le prime precarie notizie, consultando i siti sul telefonino, facendosi un caffè tanto la notte è andata. «Magnitudo 6.0. Profondità 4 km. Epicentro tra Norcia e Amatrice. Notizie di crolli nell’ascolano. Notizie di feriti. Notizie di morti. Panico nella popolazione. L’Aquila è scesa in strada…».

Soprattutto si provano sentimenti e nascono pensieri che non sono banali. Sì, l’istinto di sopravvivenza opera a pieno ritmo in questi casi (chi non pensa durante i lunghissimi secondi della scossa dove mettersi nel caso di problemi maggiori: sotto la tavola? sotto gli stipiti delle porte? certo non sulle terrazze o sulle scale…). La terra che trema in effetti risveglia sentimenti ancestrali e ci rimette di fronte alla nostra responsabilità di umani sempre precari. Ecco, la precarietà della nostra fragilissima umanità emerge prepotente, lasciandoci senza parole. C’è chi allora pensa a Dio per rassicurarsi, chi sempre a Dio ma per pregare per le eventuali vittime, chi a Dio proprio non ci pensa perché la materialità del pericolo incombente indistinto domina.

 

Ma dopo qualche istante la profondità del fenomeno emerge prepotente: non a caso la profondità dell’epicentro determina la gravità degli effetti del sisma. Ecco, sembra di capire che il male, più è profondo più crea danni duraturi ed estesi. La creazione “geme” biblicamente nel terremoto, in qualsiasi terremoto, per “l’infantamento”, la nascita o la rinascita della coscienza della nostra precarietà e fragilità. Abbiamo tutti bisogno d’un padre e d’una madre che ci rassicurino con verità e amore.

 

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