Terni in vendita

Dalla Germania l’annuncio della ThyssenKrupp coinvolge la storica acciaieria dopo la sentenza sull’incidente di Torino (nella foto). Come mantenere investimenti e lavoro “sicuro” in Italia?
sentenza thyssen

Il destino della «piccola Manchester», come è stata definita la città umbra dove ha sede la produzione dell’acciaio dal 1884, si decide in Germania. Si attendeva la decisione del Consiglio di sorveglianza della società Thyssenkrupp per venerdì 13 maggio che, come previsto, ha dato il via libera al piano strategico di cessione del settore di produzione inox che riguarda direttamente tutti i 2.800 lavoratori della Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni spA, denominazione assunta recentemente dalla storica acciaieria sotto controllo dello Stato fino al 1994. Appelli si sono levati dagli enti locali e dai sindacati per richiedere un pronto intervento dei ministri competenti a far rimanere in Italia la multinazionale siderurgica che ha il quartier generale a Düsseldorf e circa 200 mila dipendenti distribuiti in tutto il mondo.

 

Erano arrivati parecchi segnali sugli orientamenti della direzione aziendale il cui amministratore delegato per l’Italia è stato oggetto di una condanna penale di primo grado per omicidio volontario per il rogo di Torino dove, come è noto, nel 2007 hanno perso la vita sette lavoratori addetti ad una linea di produzione in via di smantellamento. Nelle ultima assise generale  a porte chiuse di Confindustria, tenuta a Bergamo il 7 maggio, i 6 mila delegati hanno dimostrato un palese dissenso verso la decisione dei giudici di Torino. Secondo l’associazione degli industriali, nell’applauso tributato al manager della Thyssen, Harald Espenhahn, non vi sarebbe stata una mancanza di rispetto per i morti. Lo stesso dirigente tedesco, infatti, ha dichiarato tutto il proprio sgomento per quanto accaduto ai suoi ex dipendenti e la presidente Marcegaglia si è opportunamente incontrata a Torino con i familiari delle vittime in un momento riservato e senza clamori.

 

Non è da nascondere tuttavia il nodo messo in evidenza, a Bergamo, da Oscar Giannino, che da moderatore dell’incontro ha provocato la reazione emotiva dei datori di lavoro: il timore che questa «svolta giudiziale della volontarietà omicidaria (unicum sinora in Italia e un unicum in Europa) apra una strada per la quale, cari imprenditori, vi sarà sempre più difficile trovare manager in grado di accettare l’idea di esporsi a vent’anni di galera come se volessero assassinare i vostri e loro dipendenti».

Anche il consiglio comunale di Terni ha ritenuto di votare all’unanimità un atto di indirizzo che auspica «un dialogo continuo con i vertici aziendali della Thyssen Krupp, al fine di esprimere la vicinanza dell’intera città per una sentenza spropositata, soprattutto per le pene accessorie inflitte all’azienda». Le pene aggiuntive consistono nella multa di un milione di euro e la sospensione di ogni sussidio o incentivo statale per un periodo di sei mesi.

 

Nonostante tutte le migliori intenzioni, sembra che le scelte siano comunque definite dal mercato internazionale. Con la cessione delle quote in Borsa si procederà alla ricerca di altre società disponibili per eventuali accordi o alla messa in vendita degli impianti. Una prospettiva che inquieta i lavoratori italiani, anche se il sindacato metalmeccanico tedesco ha dato il proprio assenso all’intera operazione. Nel consiglio di sorveglianza, che gestisce la Società assieme al consiglio di amministrazione (si dice perciò “modello duale”), siedono, infatti, assieme ai rappresentati degli azionisti, anche i delegati della IgMetal, che è, appunto, il maggior sindacato di settore nel mondo. Una decisione che dovrebbe, ma non è obbligatorio, passare al vaglio del “Consiglio aziendale europeo” che raggruppa i rappresentanti dei lavoratori della stessa azienda a livello continentale.

 

I margini per intervenire concretamente sono esigui, come dimostra lo stato delle acciaierie di Piombino del gruppo dell’ex presidente di Confindustria Lucchini, da diversi anni cedute al gruppo russo Severstal che, dopo aver venduto le aziende in Usa, ha dichiarato, da circa un anno, di ritenere non strategico il mantenimento dei siti europei, cedendo il controllo alle banche creditrici in attesa di nuovi acquirenti.  

 

Diventa sempre più urgente adottare misure efficaci di politica industriale anche in quei settori cruciali come quello siderurgico dove si richiedono tecnologie d’avanguardia e quindi una manodopera altamente qualificata. Senza dimenticare i notevoli investimenti necessari per le bonifiche ambientali che ricadono, invece, sempre di più su territorio e comunità.

 

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