Tempo del Creato e sviluppo integrale

Il «Tempo del Creato» è una celebrazione annuale di preghiera e azione per proteggere il creato proposto dal primo settembre al 4 ottobre. Un momento privilegiato per lasciarsi provocare, per intraprendere cammini sulle tracce del Magistero e della Laudato sì. Intervista a padre Alfredo J. Gonçalves, missionario scalabriniano
Sviluppo integrale. AP Photo/Silvia Izquierdo

Sviluppo sostenibile, ecologia integrale, diritto alla salute: quale via d’uscita dalla crisi? Sono tante le domande che emergono in questo periodo di particolare precarietà a causa del Covid-19 e il «Tempo del Creato» che stiamo vivendo, dal 1° settembre al 4 ottobre, è un momento privilegiato per lasciarsi provocare, per intraprendere cammini sulle tracce del Magistero e della Laudato sì.

Ci aiuta in questa riflessione padre Alfredo J. Gonçalves, missionario Scalabriniano. Nato nell’isola di Madeira nel 1953, è poi emigrato in Brasile nel 1969 insieme a tutta la famiglia. «Vivevamo tempi difficili in Portogallo, a causa della guerra coloniale – racconta -. Le famiglie sono fuggite con i figli in Brasile, Stati Uniti, Canada, Venezuela, Australia, Francia, Lussemburgo». Oggi padre Alfredo lavora con i migranti accogliendo i nuovi arrivati, aiutandoli con i documenti, cercando parrocchie disposte a favorire l’inserimento degli stranieri.

Nell’enciclica Populorum progressio, Paolo VI scrive: «Sviluppo è il nuovo nome della pace». Perchè ancora oggi  le cose non sono così?
I due documenti della Dottrina Sociale della Chiesa che più da vicino affrontano il tema dello sviluppo e della disuguaglianza sociale sono la Costituzione pastorale Gaudium et Spes, (1965), del Concilio Vaticano II, e l’enciclica Populorum Progressio, (1967). Entrambi hanno la firma del cardinale Montini, eletto alla cattedra di Pietro durante il Concilio con il nome di Paolo VI. Insieme, Gaudium et Spes e Populorum Progressio, appaiono come due capitoli su un unico tema incentrato sullo squilibrio tra progresso tecnico, da un lato, e sviluppo umano, dall’altro.

Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, la produzione e la crescita economica da sole non bastano. La politica economica, a livello globale e nazionale, deve portare ad un vero «sviluppo integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini». Di conseguenza, la crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) è un’illusione, poiché le classi più potenti finiscono per appropriarsi del frutto del lavoro di tutti. Il modello di produzione soffre di un difetto strutturale e storico: produce, allo stesso tempo, reddito ed esclusione sociale; aggrava la disparità socioeconomica, invece di ridurre i suoi effetti nocivi.

Quali sono le diseguaglianze maggiori presenti nel mondo di oggi e in che modo la pandemia le ha fatte emergere e forse anche aggravare?
Le disuguaglianze maggiori si riscontrano tra i paesi centrali, cosiddetti sviluppati, e quelli sottosviluppati. O quelli «in via di sviluppo», come nel caso dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), che comunque è un eufemismo. Ma, anche all’interno di ogni Paese, tra le diverse regioni, si producono uguali livelli di disuguaglianza.

La pandemia, con l’isolamento sociale, la quarantena e l’uso delle mascherine, ironia della sorte, ha smascherato il divario tra ricchi e poveri. In Brasile, il programma di «soccorso d’emergenza» per le vittime del Covid-19, ha portato in piazza oltre 60 milioni di persone bisognose di assistenza. I «lavoratori invisibili» o «usa e getta», come dice papa Francesco, hanno acquisito un’enorme visibilità.

Cosa si può fare – a livello personale e a livello sociale – per ridurre le diseguaglianze e per favorire lo «sviluppo integrale»?
Il compito è duplice: per ciascuno e per la società nel suo insieme. L’ultima frase della risposta precedente indica, in primo luogo, a livello socio-politico, la necessità di un programma di «reddito minimo» per le famiglie che non trovano lavoro. Allo stesso tempo, però, vanno considerate altre politiche pubbliche finalizzate all’accesso alla terra (abbondante e concentrata nelle mani di pochi in Brasile), alla casa, alla sanità, all’istruzione, alle infrastrutture per l’acqua potabile e alla rete fognaria, insomma, un tenore di vita equo e dignitoso.

Da un punto di vista personale, oltre a sviluppare una maggiore solidarietà con le famiglie a basso reddito, è necessario rafforzare gruppi, movimenti e organizzazioni non governative che si battono per la giustizia e i diritti umani. È ugualmente urgente fare un corretto utilizzo dei beni che la natura mette a nostra disposizione. In questo caso, lo «sviluppo integrale» deve tener conto di una triplice dimensione: solidale a livello personale, distributiva a livello sociale attraverso politiche pubbliche che favoriscano i più bisognosi ed ecologicamente sostenibile.

Quale atteggiamento profetico è necessario al mondo di oggi per ridurre le diseguaglianze e promuovere un’autentica fratellanza tra le persone e i popoli?
Diventa una priorità bandire una volta per tutte l’eredità del colonialismo dei secoli passati. Ancora oggi molti Paesi e regioni sono trattati come una sorta di colonie a servizio delle potenze sviluppate. In quanto tali, sono chiamati a fornire materie prime a prezzi bassi, mentre a prezzi stratosferici devono acquistare i prodotti manufatti. Questa situazione genera migrazione incontrollata, oltre a disoccupazione e sottoccupazione. Possiamo concludere con le parole del pontefice: è necessario rivedere questa «economia che esclude, scarta e uccide» e, al tempo stesso, «fare il passaggio dalla globalizzazione dell’indifferenza alla cultura dell’incontro, dell’accoglienza, del dialogo e della solidarietà».

 

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