Strategie fra calcio e vita

Da calciatore a responsabile del settore giovanile. Un’esperienza esemplare di organizzazione sportiva che vale per la vita
Spes Geremia

Spes Geremia, dopo un’esperienza calcistica interrotta precocemente da un duplice infortunio, ha iniziato il percorso da dirigente sportivo. Prima come allenatore nel proprio paese di origine, San Pietro di Rosà (VI), poi come responsabile del settore giovanile del Calcio Rosà di cui da poco ha assunto la direzione generale.

Qual è stata la sfida più grossa che ti sei trovato a vivere passando dal ruolo di calciatore a quello dirigente?
Sicuramente la diversità nei rapporti con le persone che di cui sono responsabile. Quando sei calciatore tutto gira intorno a te. Da dirigente invece le cose si capovolgono: sei tu che devi avere attenzione verso i giocatori e tutto il resto della struttura societaria. Questo è stato il cambiamento più rilevante e anche quello che mi ha fatto prendere coscienza che dietro a tante situazioni, che da calciatore vivevo alla leggera, c’era un mondo sconosciuto da esplorare.

Da studioso di strategia ho sempre visto il mondo il calcio come un ambiente in cui si possono sviluppare diverse strategie. E allora vorrei chiederti innanzi tutto, come sviluppate le strategie di gioco nelle varie fasce di età e nei diversi campionati che affrontate?
Per risponderti faccio riferimento all’esperienza quinquennale del settore giovanile che ha preso una precisa impronta. Ci siamo affiliati e stiamo seguendo una metodologia straniera che è il Coerver Coaching (Wiel Coerver è un allenatore olandese che all’inizio degli anni ’70 ha vinto un campionato e una coppa Uefa con il Feyenoord). Soprattutto nelle attività di base le nostre strategie sono molto legate a questo tipo di metodologia, arrivata in Italia da pochi anni, però, con oltre trent’anni di storia e quest’anno riconosciuta dalla FIFA come numero uno tra gli insegnamenti della tecnica e della tattica individuale nel gioco del calcio. Solo per dare alcuni numeri hanno collaborato con i responsabili di questa metodologia 17 federazioni calcistiche (incluse quella Brasiliana, Francese, Inglese, Giapponese e Australiana) e oltre 50 club tra i quali Bayern Monaco FC, Manchester City FC, Real Madrid CF, Arsenal FC, Olympique Marsiglia. 15 club della Premier League inglese usano questo tipo di metodologia nei loro settori giovanili.

Quindi applicate un approccio professionale…
Tutto si basa sul vedere il calcio nei piccoli in maniera vorrei dire quasi opposta a quello che si vede alla televisione. Il calcio a 11 è il risultato finale ma per arrivare a scrivere una poesia bisogna prima mettersi a fare i cerchi per imparare le lettere e così anche nelle situazioni del calcio. Quindi noi lavoriamo tantissimo con i piccoli con il rapporto un giocatore e un pallone per l’80% degli allenamenti, e in ogni seduta alleniamo le skills individuali e l’ 1 vs 1.

A che età iniziano i piccoli?
Iniziano a cinque anni anche se il percorso Coerver lo iniziano a sette. Nell’ultima stagione abbiamo introdotto per i bambini di cinque anni un nuovo percorso chiamato “gioco- sport” che vuol dire multi disciplina. Proponiamo ai ragazzi due volte alla settimana nell’arco della stagione, cinque sport diversi, basket, minivolley, baseball, rugby e atletica. Il problema maggiore dei ragazzini oggi è la coordinazione. La multidisciplina è un’opportunità di conoscere più schemi motori possibili, aiutando pure i ragazzi a sperimentare gli sport dove si divertono di più e riescono meglio. Anche se questo sembra andare contro i nostri interessi. Un altro approccio che utilizziamo, non sempre capito dai genitori, è quello del lavoro per gruppi di abilità. Questo consente maggiore inclusione e partecipazione al gioco da parte di tutti, evitando il monopolio dei più bravi a cui arriva sempre il pallone. La partecipazione a campionati con diverso livello di difficoltà (provinciale, regionale o sperimentale) segue questa logica da dare l’opportunità a tanti di giocare.

img-20180827-wa0004Mi sembra che questo percorso che serve per sviluppare le abilità tecniche, per poter giocare al meglio il calcio, in realtà si intrecci molto con le strategie educative.
Il metodo Coerver coaching si basa su autostima, coraggio e sull’assunzione di responsabilità. Noi abbiamo aggiunto il rispetto e lo spirito di squadra come valori fondanti del progetto educativo. E proprio il coraggio e la responsabilità sono due valori che derivano dal lavoro tecnico che facciamo in campo. I ragazzini, soprattutto i più piccoli sono incoraggiati a non buttare via il pallone, a cercare sempre l’uno contro uno, a non deprimersi quando una cosa non riesce, ma sapere che tutto è frutto di un lavoro. E questo indipendentemente dal fatto che siano più o meno bravi. Quindi se durante una partita un ragazzino prova a saltare un avversario e viene preso il gol non viene richiamato. Anche perché il risultato fino ai 14 anni non lo consideriamo proprio. Come effetto i ragazzini diventano propositivi. Lo capiamo bene dal rapporto con altri allenatori che incontriamo a fine stagione nei colloqui di assunzione. Effettivamente ci dicono le vostre squadre non sono facili da capire anzi dall’esterno sembrano una pazzia. Però se ci dite che c’è questo tipo di logica allora si capiscono.

Quindi i ragazzini che vengono da voi e che entrano in questa visione del calcio in realtà acquisiscono anche strategie per la vita, è un bagaglio che rimane oltre l’esperienza calcistica.
Assolutamente. Ti dirò di più. Il nuovo presidente è un giovane imprenditore che ha tra l’altro anche altre iniziative a livello sociale. Lui pensa proprio ai ragazzini che oggi vengono a giocare ma domani saranno gli operai di un’azienda piuttosto che i dirigenti pubblici. Quindi riuscire a farli crescere con determinati valori, principi e prospettive è sicuramente qualcosa che poi tornerà molto utile alla società. Abbiamo già in cantiere per la prossima stagione anche un progetto di inclusione con la disabilità.

Come gestite il rapporto con i genitori generalmente molto coinvolti dal punto di vista emotivo?
Si sentono spesso situazioni oltre i limiti. Secondo me il problema maggiore è che ad uno che fa tanto clamore la maggioranza invece ha un comportamento esemplare, segue il percorso del ragazzo e collabora con la società. Comunque lo vedo direttamente con i miei figli e mi rendo conto che a volte è difficile rimanere distaccati. E’ un esercizio che si impara col tempo.

Con gli arbitri che tipo di rapporto avete?
La strategia migliore per far capire ai ragazzini il concetto che l’arbitro fa parte del gioco è quella della concentrazione. Se tu ti devi impegnare bene a far la tua parte chiaramente l’arbitro deve fare la sua. Certo a volte gli errori sono grossolani. Dispiace soprattutto quando magari poi penalizza ragazzini in lacrime. Però è anche vero che fa parte del gioco come accade in altre circostanze della vita, non tutto può dipendere da noi.

 

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