Stefano Sorrentino: la passione non muore

L’ex portiere, ritiratosi dal calcio giocato dopo venti anni di Serie A, ha iniziato ieri la sua seconda vita da calciatore dilettante. Per lui un esordio fragoroso
Stefano Sorrentino all'inizio della sua nuova avventura con l'F.C. Cervo

Una vita tra i pali e vent’anni di professionismo alle spalle prima di dire ufficialmente basta, lo scorso gennaio: Stefano Sorrentino, classe 1979, ha salutato la Serie A nella passata stagione al termine di un campionato malinconico che ha visto il Chievo retrocedere in maniera mesta. Dopo lo svincolo estivo il portierone ha voluto attendere qualche mese, scegliendo poi di appendere i guantoni al chiodo anche a causa dell’assenza di nuove e stimolanti opportunità. Lo ha fatto un paio di settimane fa, con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.

“Ho deciso di dare addio al calcio giocato. Addio al mio migliore amico – ha scritto il calciatore – che per anni ho protetto tra le mie braccia con grinta e orgoglio, con quegli occhi di un bambino diventati negli anni occhi della tigre. È incredibile dove può portarti la forza di un sogno: giocare contro Messi o a parare un rigore a Ronaldo. Grazie, grazie a tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo sogno”.

La carriera di Sorrentino, a differenza di un suo illustre coetaneo come Gigi Buffon, non è stata caratterizzata dai trionfi a ripetizione e dalle prime pagine dei giornali: le sue statistiche, però, ci raccontano di un portiere capace di rimanere ad altissimi livelli per due ininterrotti decenni, andando addirittura a migliorare alcune caratteristiche peculiari nella parte finale della sua carriera. Cresciuto nelle giovanili della Lazio e poi transitato dalla Juventus, l’estremo difensore campano ha fatto il suo esordio in A con i colori granata del Torino, squadra in cui ha militato dal 2001 al 2005. Quindi due anni in Grecia all’AEK Atene, con un passaggio in Spagna al Recreativo Huelva.

Dalla stagione 2008-2009 inizia la sua epopea al Chievo Verona, la squadra di quartiere diventata oramai una habitué della massima serie italiana. Sette campionati e mezzo con la maglia dei gialloblu, inframezzati da tre stagioni e mezzo in cui ha difeso i colori del Palermo, con la soddisfazione di una promozione e due salvezze consecutive in Sicilia. I numeri della sua carriera sono eloquenti: sono infatti 634 le partite ufficiali disputate, di cui 363 in A, 38 nella Liga spagnola, 50 nella massima serie greca, 141 in B e 30 in C.

Da ieri, però, le statistiche vanno aggiornate, aggiungendo una casella che finora era rimasta vuota a causa del suo ruolo: quella dei gol. La nuova vita di Sorrentino è infatti nei campi dilettantistici, in una dimensione diversa che gli consente di continuare a inseguire il suo personale sogno in maniera ancor più genuina. I colori sono quelli giallo e neri del FC Cervo, squadra dell’omonima cittadina in provincia di Imperia che milita in seconda categoria, la penultima del calcio italiano: il ruolo è cambiato in maniera radicale, dato che dopo aver cercato per una vita di limitare gli attaccanti avversari, stavolta tocca proprio a lui provare a gonfiare la rete.

L’esordio è stato eccezionale. Il padre Roberto, ex portiere di Cagliari e Catania negli anni ’80 e allenatore della compagine giallonera, lo ha gettato nella mischia contro il Riva Ligure, affidandogli la maglia numero 11. Dopo aver ricevuto un’ammonizione per proteste, ecco le gioie: prima è arrivato un assist, poi addirittura la prima rete di testa della sua carriera, fra l’altro decisiva per il 2-1 finale. “Voglio solo continuare ad emozionarmi e divertirmi. Perché il calcio è un gioco – ha scritto Sorrentino su Facebook qualche ora prima della partita – il più bello del mondo”.

 

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