Spagna, un governo in regalo

Nei prossimi giorni al Parlamento si capirà se i Magi porteranno il dono di un esecutivo stabile, o se il Paese continuerà a dover sopravvivere nella precarietà politica  
AP Photo/Paul White

I buoni propositi per il nuovo anno e i regali di Natale in Spagna li portano i Re Magi, il 6 gennaio, come in certe zone d’Italia li porta la Befana. È vero che altre tradizioni, arrivate attraverso i media o portate dagli immigranti, hanno gettato negli ultimi decenni un po’ d’ombra su questi personaggi, senz’altro più legati nell’immaginario collettivo all’attesa della sorpresa dei doni che non al significato contenuto nel racconto evangelico. Se c’è un desiderio (e anche un proposito), cioè un dono, che ogni spagnolo agogna (più gli adulti, che i bambini non se ne accorgono granché) è quello di avere finalmente un governo stabile.

All’annuncio, il 12 novembre, di un inizio d’accordo tra Pedro Sánchez e Pablo Iglesias, cioè socialisti e filocomunisti, son seguiti i necessari negoziati con le altre forze politiche, quelle con minore rappresentanza numerica parlamentare, necessarie tuttavia per facilitare l’investitura di Sánchez. Si sa che non sarà possibile per lui godere di una maggioranza assoluta e dovrà accontentarsi di una maggioranza semplice, il che potrebbe accadere solo se alcuni dei partiti minori voteranno a favore o si asterranno nella seconda votazione.

Questo è stato lo scopo delle riunioni di dicembre, in particolare con i nazionalisti baschi e gli indipendentisti catalani. I primi (il Partito nazionalista basco, Pnv) di destra moderata, hanno assicurato il sì dei loro 6 deputati, i secondi (l’Esquerra republicada de Catalunya, Erc), di sinistra e repubblicani, assicurano invece la loro astensione. E per ottenere ciò qualcosa bisogna dare in cambio.

La procedura inizierà sabato 4 gennaio, col parlamento convocato in plenaria. Sarà il dibattito d’investitura. Domenica 5 si terrà la prima votazione, in cui Sánchez non otterrà sicuramente la maggioranza assoluta, mentre martedì 7 (lunedì 6 è la festa dei Magi) vi sarà il secondo voto, dal quale dovrebbe risultare una maggioranza semplice, se tutto sarà fatto secondo gli accordi e non ci saranno sorprese. Così sapremo se i Magi ci avranno portato un bel governo nuovo (o anche brutto, ma comunque stabile), o al contrario ci avranno lasciato del carbone, la sorpresa per i bimbi che non si sono comportati bene durante l’anno concluso.

Cosa c’è stato di nuovo nei negoziati? Con i baschi Sánchez si è impegnato, tra l’altro, a promuovere le «riforme necessarie per adattare la struttura dello Stato al riconoscimento delle identità territoriali» e «aprire i canali per promuovere la rappresentanza internazionale di Euskadi» nelle competizioni sportive. Con i catalani, invece, Sánchez è arrivato all’accordo di avviare una «validazione democratica» dei risultati raggiunti al tavolo dei negoziati tra il governo centrale e quello catalano. Cioè, una sorta di referendum.

Sul fondo della scena, ci sono i criteri diversi adottati dalla giustizia europea e da quella spagnola a proposito dell’immunità degli eletti al Parlamento europeo (Puigdemont e Junqueras in particolare), e le differenze tra le due forze indipendentiste catalane più forti, che litigano per essere la corrente più rappresentativa dell’indipendentismo.

Martedì 7 sapremo se i magi hanno lasciato nel presepe un governo, oppure solo carbone.

 

 

 

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