Esiste un pregiudizio diffuso secondo cui le emozioni forti sono negative, e per questo motivo passiamo molto tempo a negare metà delle emozioni che proviamo. A questa dinamica si aggiunge l’attività incessante della mente, la quale vaga continuamente tra passato e futuro. Lo facciamo tutti, ma alcuni più di altri. Riguarda principalmente cose che sono accadute o potrebbero accadere, e cose che non ci sono andate bene o che non ci andranno bene. Talvolta, però, questo vagare mentale diventa eccessivo e ci porta a immaginare scenari estremamente negativi anche quando la situazione non lo giustifica. Ad esempio può capitare di ricevere un feedback critico al lavoro: magari il capo suggerisce di migliorare il proprio lavoro, e la mente inizia a pensare alla perdita del lavoro, alla rovina finanziaria o al fallimento personale. Questa distorsione cognitiva è nota come catastrofizzazione, un’abitudine mentale comune, ma spesso profondamente angosciante.
La catastrofizzazione è la tendenza a ingigantire le sfide o gli eventi negativi, immaginando il peggior esito possibile con scarse prove a supporto. Sebbene spesso sembri automatica, non è priva di fondamento. Questo schema di anticipazione degli scenari peggiori affonda spesso le sue radici nelle prime esperienze di vita, quando si piantano i semi dell’auto percezione e della regolazione emotiva. La buona notizia è che la catastrofizzazione non è un tratto immutabile della personalità, ma un’abitudine mentale appresa nel tempo. Proprio perché si tratta di uno schema di pensiero acquisito, può essere gradualmente modificato e superato attraverso un percorso fatto di impegno costante e maggiore consapevolezza dei propri processi mentali. Qualora dovesse essere necessario, tutto ciò può essere portato avanti grazie anche al sostegno di un professionista.
Esistono diversi strumenti efficaci per ridurre questa tendenza a immaginare scenari estremi e negativi. La mindfulness, ad esempio, aiuta a riportare l’attenzione al momento presente e a osservare i pensieri senza lasciarsene travolgere. La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) fornisce strategie pratiche per riconoscere e ristrutturare le distorsioni cognitive, sostituendo i pensieri catastrofici con valutazioni più realistiche ed equilibrate. Anche alcuni cambiamenti nello stile di vita, come una migliore gestione dello stress, un sonno regolare e attività fisica costante, possono contribuire in modo significativo. Nel loro insieme, questi interventi favoriscono lo sviluppo di strategie di coping (gestione del problema, ndr) più funzionali e portano a un miglioramento concreto della qualità della vita.
Per avviare il processo potrebbero venirci in aiuto alcuni passaggi. Il primo passo è quello di notare lo schema, ovvero riconoscere quando stai catastrofizzando. Fai attenzione al linguaggio dei tuoi pensieri: sono pieni di parole come “sempre”, “mai” o “scenario peggiore”? Ricorda che la situazione attuale è diversa dal passato, ancorati al presente. Chiediti: quali prove ho che questo accadrà?. Le risposte spesso rivelano che la paura è radicata nella memoria, non nei fatti. Impegnati a riformulare i momenti critici. Invece di considerare il feedback come un attacco personale, consideralo un’opportunità per imparare e crescere. La ricerca suggerisce che l’esercizio fisico, in particolare se abbinato a esercizi di consapevolezza, può ridurre la catastrofizzazione del dolore e migliorare il benessere psicologico. Eventualmente cerca anche un supporto professionale. La terapia può aiutarti a scoprire e risolvere i fattori scatenanti che alimentano la catastrofizzazione. Puoi liberarti dalla loro presa affrontando le radici di questi sentimenti.
Catastrofizzare non significa essere eccessivamente drammatici o deboli. È un segno che la tua mente sta facendo del suo meglio per proteggerti, anche se sta sopravvalutando il pericolo che stai affrontando. Comprendendo la connessione tra passato e presente, puoi imparare a interrompere il ciclo e rispondere alla vita con maggiore chiarezza e calma. Durante la terapia puoi esplorare gli schemi che ti frenano e creare nuovi e stimolanti modi di pensare.
