Sinodo 2021, il coraggio della novità

Comunione, partecipazione, missione. Tre parole destinate a guidare il cammino della Chiesa nei prossimi anni e che dovranno rimanere sempre lo stile della Chiesa. Con questo auspicio si apre il Sinodo 2021, preparato da un momento di riflessione nell’Aula nuova del Sinodo e dalla S. Messa, presieduta da papa Francesco, nella Basilica di S. Pietro.
Foto: La Presse

Il protagonista dei lavori è lo Spirito Santo che sempre crea novità, che ci sorprende con le sue ispirazioni, che preserva la comunità ecclesiale dall’immobilismo, dal dire “si è sempre fatto così”, dall’intellettualismo, dalla tentazione di “parlarsi addosso”, dal formalismo, dal rischio di fare del Sinodo soltanto un evento anziché un’opportunità di rinnovamento per tutta la Chiesa. Lo Spirito Santo, dice papa Francesco, è il «respiro sempre nuovo di Dio, che libera da ogni chiusura, rianima ciò che è morto, scioglie le catene, diffonde la gioia. Lo Spirito Santo è Colui che ci guida dove Dio vuole e non dove ci porterebbero le nostre idee e i nostri gusti personali».

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La riflessione del papa parte dal brano evangelico del giovane ricco, che Gesù incontra sulla strada. Molte volte Gesù si trova sulla strada, «mentre si affianca al cammino dell’uomo e si pone in ascolto delle domande che abitano e agitano il suo cuore». Spiega papa Francesco: «Fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme. Guardiamo a Gesù, che sulla strada dapprima incontra l’uomo ricco, poi ascolta le sue domande e infine lo aiuta a discernere che cosa fare per avere la vita eterna». Incontrare, ascoltare, discernere sono i verbi che illuminano e tracciano il percorso sinodale.

Incontrare. È essenziale incontrare i volti, incrociare gli sguardi, condividere la storia di ciascuno, non essere frettolosi, non guardare l’orologio, non mostrarsi infastiditi dall’incontro con l’altro. Nel cammino sinodale ciascuno è chiamato a diventare esperto nell’arte dell’incontro, non «nell’organizzare eventi o nel fare una riflessione teorica sui problemi, ma anzitutto nel prenderci un tempo per incontrare il Signore e favorire l’incontro tra di noi», sottolinea il papa. Per questo, bisogna dare molto spazio alla preghiera, all’adorazione, imparare ad ascoltare con coraggio e disponibilità a lasciarsi interpellare dalla storia dell’altro.

Ascoltare, porsi in ascolto «delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti», osserva Francesco. Ascoltare vuol dire anche non «insonorizzare il cuore», non fornire «risposte artificiali e superficiali» o «risposte prêt-à-porter».

Foto: La Presse

Discernere. L’incontro e l’ascolto non sono di fine a sé stessi, ci mettono in discussione, in cammino, e cambiano il cuore. «Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio», avverte il papa. La Parola apre al discernimento, lo illumina e orienta i lavori del Sinodo affinché non sia una “convention” ecclesiale, ma «un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito». È l’invito a liberarsi dalla mondanità, da ogni forma di chiusura, da modelli pastorali ripetitivi e non più efficaci, a cercare di comprendere in che direzione il Signore vuole orientare la Chiesa.

«Non perdiamo le occasioni di grazia dell’incontro, dell’ascolto reciproco, del discernimento – conclude papa Francesco -. Con la gioia di sapere che, mentre cerchiamo il Signore, è Lui per primo a venirci incontro con il suo amore».

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