Sicilia, Musumeci in testa

Bassissima affluenza alle urne. Si è votato col sistema proporzionale. Sembra in vantaggio Nello Musumeci (Centrodestra) su Giancarlo Cancelleri (Movimento5Stelle). Lo scrutinio iniziato alle 8 di stamattina. L’insoddisfazione dei siciliani verso la politica

Comunque vada, il futuro non sarà radioso. La Sicilia si muoverà ancora tra rose e spine. Tra poche ore conosceremo il nome del nuovo presidente della Regione siciliana. I dati degli exit poll ci consegnano il probabile successo del candidato del centrodestra, Nello Musumeci, che ha un vantaggio di qualche punto sul suo principale avversario, Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle.

L’analisi: il movimento 5 Stelle si conferma ben radicato nel territorio, raccoglie i voti di protesta. Se non riuscirà a governare l’isola, sfiorerà però il successo e diventerà il principale avversario. Crolla il Pd, che sconta le defaillance di un governo, quello retto da Rosario Crocetta, che ha ricevuto di certo più critiche che plausi. Il governatore uscente, che non si è ricandidato ma che avrebbe ottenuto un posto sicuro nelle liste bloccate per il Senato alle prossime elezioni, lascia senza rimpianti. Cinque anni fa vinse, complici anche le divisioni del centro destra.

Nello Musumeci correva anche allora, ma Gianfranco Miccichè, il referente di Berlusconi in Sicilia, si candidò autonomamente. A ranghi invertiti, ora il centrodestra unito raccoglie un maggior numero di consensi e riesce a ridare competitività ad un voto che, fino a due o tre mesi fa, sembrava dovesse premiare esclusivamente i grillini.

A sinistra, il rettore Fabrizio Micari sconta la pessima opinione che i siciliani hanno del governo Crocetta, mentre Claudio Fava guida dignitosamente la sinistra che fatica a trovare un’identità e che, ogni cinque anni, deve far ricorso al giornalista ed intellettuale ormai trapiantato a Roma per guidare la lista elettorale.

I 5 Stelle hanno giocato in Sicilia una partita importante in vista del voto della prossima primavera. Sono la novità, ma mostrano già, anche in altre città, le prime crepe. In Sicilia hanno raccolto consensi, ma anche perplessità, in chi non li ritiene ancora adeguati all’azione di governo.

Musumeci è uomo integerrimo e stimato, ha governato per nove anni, fino al 2003, la provincia regionale di Catania. Non è mai stato sfiorato da un’inchiesta o da un sospetto. Destino amaro il suo, costretto a convivere con le liste che lo sostengono dove, nonostante i suoi appelli, hanno trovato posto numerosi esponenti della vecchia politica, i cosiddetti “impresentabili”.

E pochi giorni dopo la presentazione delle liste, il sindaco di Priolo Antonello Rizza è stato arrestato. Si è dimesso, ma non ha lasciato la competizione: continuerà la campagna elettorale lontano da casa visto che, dopo la scarcerazione, è arrivato per lui anche il divieto di dimora. Musumeci, poiché i partiti non lo hanno ascoltato, si è rivolto direttamente agli elettori: ha chiesto di fare una selezione dei candidati, di non votare chi si ritiene non debba ricoprire quel ruolo. Strano destino! Accade anche questo! I risultati ci diranno come si sono comportati gli elettori siciliani!

Ha votato la metà dei siciliani. L’astensionismo, temuto alla vigilia, è stato confermato. Questo favorisce la destra perché resta a casa chi è sfiduciato: si astiene dal voto o protesta premiando la lista 5 Stelle. Le performance poco liete dei 5 Stelle in altre città hanno finito per far scegliere a tanti Musumeci. A proposito di sfiducia: un dato, di certo, non emerge dalla urne. È la disistima dei siciliani rispetto a coloro che hanno eletto. Tanti, troppi hanno atteso gli ultimi giorni prima di fare una scelta elettorale, sono entrati in cabina elettorale per esprimere un voto che non li avrebbe espressi pienamente.

Questo non sarà raccontato dai “numeri” la cui ferrea legge è quella di esprimere degli eletti, comunque vada. Ma l’insoddisfazione che ha attraversato, in questi mesi, le vite degli elettori siciliani, è un dato che non emerge dalle urne, ma che marca, fortemente, la realtà sociale dell’isola.

Il prossimo Parlamento (in Sicilia l’assemblea regionale assume il rango di Parlamento, sulla base dello Statuto autonomista) dovrà fare invertire la tendenza e riportare fiducia nella politica. Dovrà farlo soprattutto il governatore eletto.

In Sicilia si è votato con il sistema proporzionale e soprattutto con la possibilità di esprimere una preferenza. Non accadrà per le prossime elezioni nazionali che porteranno al voto gli italiani assegnando loro solo la possibilità di scegliere un partito ed una coalizione, bloccando persino il voto disgiunto.

Ma nell’Ars (dove al posto dei 90 eletti della precedente legislatura ci saranno solo 70 deputati) nessuno avrà una maggioranza netta: nessuno può ottenere la maggioranza assoluta. Questo porterà delle inevitabili difficoltà e la necessità di alleanze. Alleanze che, con la situazione attuale, non sembrano praticabili.

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