Si alzano i toni tra Israele e Iran

Gerusalemme mette in guardia Teheran dall’osare «attaccare i suoi soldati», e il regime degli ayatollah minaccia di «distruggere lo Stato sionista». Solo parole o qualcosa di più?
SANA via AP

Da 8 anni ormai si parla di “guerra di Siria”. L’espressione è altamente erronea, perché in realtà il conflitto siriano è composto da un “grappolo di guerre” di diversa natura, almeno 6: primo scontro, c’è la guerra civile (qualcuno l’ha definita “guerra incivile” o “guerra contro i civili”) tra Assad e i suoi nemici giurati, e c’è quella contro il Daesh, secondo conflitto, che ha di facciata unito quasi tutti i contendenti, ma non nei fatti, visto che non pochi attori sul campo hanno fatto affari di vario genere con al Baghdadi o chi per lui, e fin qui tutti d‘accordo.

Ma c’è anche una guerra che oppone Arabia Saudita ed Iran (terza guerra) per il controllo della regione, con Teheran alla ricerca di un “corridoi sciita” che unisca l’Iran e il Mediterraneo, attraverso Iraq, Siria, i due Kurdistan e il Libano, e Riad alla disperata ricerca di un cuneo, che era stato assicurato per un certo tempo dal Daesh, ma che ora ha qualche difficoltà a essere mantenuto.

Senza dimenticare il quarto conflitto, quello tra Gerusalemme e Teheran, che da un paio d’anni si sta giocando sui cieli di Siria, con uno stranissimo “silenzio-assenso” di Damasco e Mosca, che gli aerei con la Stella di Davide li vedono pur passare sugli schermi dei loro radar, con qualche incidente di percorso dovuto al fatto che certi aerei seguono le scie delle aeromobili che viaggiano sulle rotte commerciali per confondere il nemico.

C’è poi un quinto conflitto, assai strano ed asimmetrico, tra turchi e curdi, con un’infinità di attori in campo (non ultimi i jihadisti che hanno rioccupato recentemente Idlib e la sua enclave), un conflitto rianimato dalla dichiarazione forse avventata di Trump di abbandonare lo scacchiere siriano: minacce in realtà non ancora eseguite, e forse parte di un molto più machiavellico piano di scardinamento degli equilibri mediorientali sull’asse Riad-Gerusalemme-Washington.

Infine, un sesto conflitto, potenzialmente devastante, oppone in modo molto sotterraneo Usa e Russia, che un paio di volte sono comunque venuti direttamente alle mani, per errori militari è vero, ma pur sempre con morti e feriti.

Se si vuole, poi, ci sono un’altra dozzina di micro-conflitti che riguardano singole milizie in campo, dagli Hezbollah ad al-Nusra, dai vari eserciti curdi a quelli dei ribelli siriani. Mentre la Cina gioca la sua personalissima guerra senza pallottole, tutta commerciale.

Mai visto un conflitto così complesso, una guerra mondiale – se così si può dire – in miniatura, un Risiko planetario giocato su un fazzoletto di terra che una volta si chiamava Siria. Gli strateghi militari e gli esperti di geopolitica vanno a nozze con questa complicatissima tenzone, cercando di leggere la sfera di cristallo del futuro il più delle volte sostenendo tesi che, alla prova dei fatti, risultano caduche o francamente errate.

In questo contesto ecco che Israele e Iran alzano il tono delle minacce: il primo afferma che Teheran non deve azzardarsi ad attaccare Israele coi suoi razzi sempre più potenti, apparentemente, piazzati sia all’interno della Siria che, cosa che risulterebbe molto più grave e destabilizzante, nel Libano meridionale, grazie alle milizie di Nasrallah, gli Hezbollah; il secondo risponde minacciando addirittura l’improbabile o impossibile distruzione dello Stato ebraico.

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