Se i ricchi cominciano a dire: “Tassateci di più!”

Inizia l’esame della manovra finanziaria. Cresce il dibattito sulla tenuta del sistema economico e l’attacco ai redditi familiari dei ceti medi e popolari
euro

Sedici super ricchi francesi hanno sentito l’obbligo di scrivere una lettera aperta al presidente Sarkozy chiedendo di essere tassati di più per contribuire al bilancio dello stato d’Oltralpe. Decisone che, possiamo immaginare, avrà avuto i suoi tempi di elaborazione per stilare un testo che ha visto assieme l’ereditiera del gruppo L’Oreal, i vertici della Total, così come il presidente di Air France. Sembra che abbiano seguito un ragionamento elementare che ultimamente l’economista Leonardo Becchetti ha espresso con parole molto chiare e comprensibili: «Le economie funzionano grazie agli acquisti del ceto medio e la domanda di caviale dei top manager non basta a sostenerle», perché «chiedendo sacrifici solo ai più deboli ed esentando i ricchi le diseguaglianze aumentano, il numero dei partecipanti “effettivi” all’economia di mercato si riduce e si finisce per minare le fondamenta del funzionamento del sistema economico». E ancora, in maniera più esplicita, Becchetti invita a riconoscere che «ci sono momenti nella storia in cui i super ricchi diventano talmente poco lungimiranti da non capire che è meglio mollare un pezzo dell’osso piuttosto che rischiare di far crollare tutto e vedere fuochi di rivolta lambire le loro porte».

 

Deve aver ragionato nello stesso modo, rimanendo sembra isolato, il multimiliardario Warren Buffet che, in piena estate, ha pubblicato un appello sul New York Times chiedendo un maggiore peso fiscale sulle classi più agiate partendo da una semplice osservazione: «Mentre la middle class stenta ad arrivare a fine mese, noi continuiamo a goderci i nostri sgravi fiscali straordinari». Non ci sarebbe bisogno di queste prese di posizione se, come riporta sempre l’economista dell’università Tor Vergata di Roma, la tassazione negli Usa fosse rimasta quella della presidenza Clinton. Secondo Robert Rubin, consigliere economico dell’allora inquilino della Casa Bianca, quelle aliquote (ridotte dalle successive presidenze) applicate «al 2 per cento più ricco degli americani sarebbero in grado di raccogliere 750 miliardi di dollari in dieci anni».

 

Nel campo dei “paperoni” italiani è nota, finora, la presa di posizione di Luca Cordero di Montezemolo a favore di una imposta che vada ad attingere non tanto ai redditi dichiarati quanto ai patrimoni superiori ai 10 milioni di euro. Misura che deve accompagnarsi ad un vasto piano di interventi elaborati dalla sua fondazione, Italia Futura, che chiede, innanzitutto, la dismissione dei patrimoni dello Stato e degli enti locali.

 

Un forte richiamo alla giustizia e all’equità è arrivato da Andrea Olivero, presidente delle Acli, che invita i cattolici a non piegarsi a «moderatismi incomprensibili» e dichiara ormai giunto «il momento in cui i nuovi sacrifici richiesti all’Italia dalle congiunture internazionali siano caricati responsabilmente sulla parte di Paese più ricca, sulle grandi rendite, i grandi patrimoni non produttivi».

 

Affermazioni che hanno un peso significativo nel momento in cui comincia la discussione sull’insieme dei provvedimenti che costituiscono la manovra finanziaria di un’estate che sta cominciando a diventare bollente. I numeri sono sempre più preoccupanti per i bilanci familiari: secondo Massimo Baldini, del Centro di analisi delle politiche pubbliche dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il taglio delle agevolazioni fiscali peserà in maniera maggiore sui nuclei familiari con reddito medio e basso.

 

Un’evidenza che non si può nascondere in alcun modo, mentre il Forum delle associazioni familiari invita a non presentare scuse: «Non ci si venga a dire che in tempo di crisi non ci si può preoccupare dell’equità familiare. Ma chi paga la crisi, se non le famiglie, soprattutto di fronte a questa manovra? E soprattutto in un Paese che ha una delle percentuali più alte di minori che vivono sotto la soglia di povertà, per il solo fatto di vivere in famiglie con tre o più figli». Come a dire che i soldi per il caviale possono venire dopo, molto dopo, quelli per il latte e il pane.

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