Rosato (Pd): «Nessuna forzatura sulla legge elettorale»

Intervista al capogruppo alla Camera del Pd, dal quale prende il nome la legge elettorale votata a Montecitorio e in arrivo al Senato per la conferma. «Non c’è stata alcuna forzatura in un testo scritto assieme tra maggioranza e opposizione» e, poi, «la fiducia sulla legge elettorale la pose già Nilde Iotti nel 1990»

Con 375 voti a favore e 215 contrari la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge elettorale. Nelle precedenti votazioni che hanno preceduto il voto finale il Governo ha posto per tre volte la questione di fiducia. All’esito del voto complessivo a scrutinio segreto è emersa l’esistenza di circa 60 cosiddetti franchi tiratori. All’indomani del voto Città Nuova ha intervistato Ettore Rosato, il capogruppo del Partito democratico alla Camera, dal quale prende il nome il cosiddetto Rosatellum-bis.

Legge elettorale approvata

On. Rosato, quali sono i punti di forza della legge elettorale e le ragioni che hanno portato all’adozione di un sistema elettorale misto proporzionale e maggioritario? Un nuovo ricostruito rapporto tra cittadini ed eletto. La scelta dei collegi uninominali e plurinominali consentirà agli elettori di scegliere il deputato o il senatore e agli eletti di mantenere una relazione stretta con il territorio. L’introduzione di una quota importante di maggioritario con un sistema coalizionale consente all’elettore di capire prima del voto quali sono le alleanze e quali sono gli schemi con cui ci si avvicina al prossimo governo. C’è poi un elemento che credo molto importante: questa legge elettorale è stata scritta insieme tra maggioranza e opposizione. Anche con un voto segreto c’è stata una maggioranza molto ampia che oltre alle forze che sostengono il governo ha compreso anche la Lega e Forza Italia.

Per quanto riguarda la previsione delle liste bloccate, cosa risponde a chi paventa la possibilità di una cooptazione dei parlamentari e il rischio di deriva partitocratica? Con la previsione dei collegi uninominali l’elettore decide se sostenere un partito o l’altro, in tal caso l’elettore stesso deve sapere qual è la proposta che quel partito avanza. È lo stesso meccanismo che c’era nel Mattarellum. Aggiungo che in Paesi come il Regno Unito, la Spagna, la Francia o la Germania, che sono democrazie mature e forti, non ci sono le preferenze.

Passando all’iter parlamentare di approvazione della nuova legge elettorale, emergono alcune domande. Per quale ragione si è scelto di porre la questione di fiducia? Non è stato ridotto eccessivamente il dibattito? La forzatura non è stata la fiducia, ma i 120 voti segreti che erano stati imposti nella discussione della legge elettorale. Il voto segreto deve servire per questioni di coscienza. Decidere se lo sbarramento è al 3% o al 5% o se ci può essere o meno la coalizione non è una questione di coscienza ma di natura politica. Voler affossare con un meccanismo di voti segreti la legge elettorale è una forzatura. La fiducia è servita solo per evitare i voti segreti sui 120 piccoli dettagli che però in una legge elettorale sono tutti importanti. Trattandosi di un accordo tra 8 forze politiche, non potevamo rischiare per l’ennesima volta di affossare un tentativo di dare al Paese una nuova legge elettorale. Peraltro la fiducia sulla legge elettorale non è una novità: la mise già Nilde Iotti nel 1990. Chi grida al complotto sa che invece la forzatura l’ha fatta lui quando voleva imporci i voti segreti su tutta la legge elettorale.

Con questa legge elettorale secondo lei quale scenario si presenterà dopo le prossime elezioni? Mi auguro che assisteremo ad uno scenario in cui una coalizione di centro sinistra costruita anche intorno al ruolo del partito democratico, abbia la forza per continuare a governare questo Paese con un atteggiamento inclusivo e coinvolgendo le forze politiche e sociali che in Italia si oppongono alla destra e ai populismi.

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