Riscoperta della lettura durante la pandemia

Durante la pandemia sono cresciute molto le letture di libri umanistici. Tra i primi 50 libri venduti da Amazon c'è L’uomo in cerca di senso, di Viktor Frankl, un libro famoso pubblicato dallo psichiatra e filosofo austriaco nel 1967.
Viktor Frankl

«Agiamo mossi dalle emozioni e queste sono legate alle discipline umanistiche». L’affermazione è di Naín Nómez, professore di Filosofia all’Università di Santiago (Cile), autore anche di libri di poesia e critica letteraria, appassionato di cultura e comunicazione sociale. «La scienza applicata – aggiunge – ci da i vaccini, ma le scienze umane ci fanno conoscere le realtà sociali degli esseri umani che si ammalano».

Non è Nómez il solo umanista che in questo tempo di pandemia ha riacceso il vecchio dibattito tra discipline scientifiche e umanistiche, anzi, sembra quasi che i difensori dell’arte, della cultura e del pensiero… e dello sport si siano messi d’accordo per dire la propria mentre la scienza fa di tutto per combattere il virus.

Il fatto è che alcuni dati statistici (scientifici) confermano che durante i lunghi mesi di confinamento molti comuni mortali hanno cercato risposte all’inaspettata situazione rivolgendosi più al lato umanistico che a quello scientifico. Un esempio: tra i libri più venduti su Amazon in Spagna, insieme a quelli di narrativa e fiction, c’è stato L’uomo in cerca di senso, dello psichiatra e filosofo austriaco Viktor Frankl, tanto che in un anno è arrivato a posizionarsi tra i cinquanta più richiesti in assoluto. Al riguardo commenta il giornalista Gonzalo Toca: «Non è difficile immaginare l’utilità di questo saggio durante il periodo peggiore della pandemia […] Non vedevano colui che aveva mostrato loro che la vita era assurda, ma colui che riconosceva il potere di riempirla di significato dopo sofferenze indicibili e caotiche».

Per approfondire ancora il tema del protagonismo che le discipline umanistiche hanno raggiunto nell’ultimo anno, ed hanno tuttora, Adela Cortina, docente di Etica all’Università di Valencia, si domanda riferendosi alla pandemia: «Che tipo di professionisti potrebbero aiutarci a uscire dal disastro?». Saranno «buoni conoscitori delle tecniche», dice, ma che avranno pure «un senso della storia, dei valori, degli obiettivi; cittadini coinvolti nel progresso della loro società, preoccupati di capire cosa ci sta succedendo e di progettare il futuro». E per formare persone così «sarà necessario coltivare una cultura umanistica».

 

 

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