Ripensiamo la scuola per un nuovo modello di sviluppo italiano

Bisogna investire nella scuola e nella formazione per rilanciare il Paese. Siamo fanalini di coda in Europa e non possiamo rimanere indietro. Una proposta per ripartire.

Sulla formazione si gioca il nostro sviluppo futuro. Investire sulla scuola significa allora andare oltre la pandemia verso un avvenire migliore per la prossima generazione. Tutto ciò rappresenta un modo concreto per uscire da individualismo e populismo che ci affliggono da decenni. Nella società dell’infosfera e della connessione continua avremo bisogno di nuovi talenti potenziati da creatività, capacità di lavorare in squadra, pensiero critico insieme all’attitudine a navigare in mari aperti con attitudine all’astrazione e alla sperimentazione.

Scuola, sviluppo e solidarietà sono strettamente connessi. Infatti, dal rapporto virtuoso tra autonomia scolastica e territorio si formano le condizioni per la crescita economica e per la riduzione delle disuguaglianze. Sono necessarie pertanto specifiche competenze per lo sviluppo nella trasformazione della società globale. La bassa crescita italiana si può spiegare con i ritardi nella Quarta Rivoluzione industriale, che esige nuove risorse umane. I risultati della scuola italiana sono evidenti, al netto di punte di eccellenza: povertà educativa, nuove disuguaglianze tra gruppi sociali e territori, ritardo melle competenze acquisite nei diversi livelli d’istruzione.

Che cosa fare allora, visto che stretto è il rapporto tra nazione, Stato e scuola? Occorre investire in educazione ed istruzione della comunità e della classe dirigente. La scuola ha compiti sociali ineludibili nell’educazione prima e nella formazione della persona per lo sviluppo economico. In questo senso possiamo prendere la Costituzione come bussola per la seconda Ricostruzione del Paese dopo il 1945. In questo quadro il patto di comunità tra scuola dell’autonomia e società delle autonomie è strategico e fondamentale. Se guardiamo la scuola oltre il virus, vediamo persone e comunità ben formate con classi dirigenti a tutti i livelli per garantire sviluppo e democrazia. Nella scuola l’Italia si gioca allora la crescita nei prossimi decenni.

Una fase costituente per la scuola
Occorre comprendere i motivi per cui il nostro Paese registra bassi livelli di istruzione in Europa, con la minore percentuale di laureati, con il più alto tasso di dispersione scolastica. È urgente ormai una fase di ripensamento epocale per la scuola, come 100 anni fa con la Riforma Gentile, per fare della stessa il motore della crescita del Paese da troppo tempo bloccato. Il ministro Patrizio Bianchi ha colto la contraddizione: mentre a livello internazionale avveniva un cambiamento strutturale con la nuova economia fondata sulla digitalizzazione della produzione e degli scambi, l’Italia sprofondava nella crisi fiscale dello Stato, che la obbligava a tagliare investimenti su scuola e sanità.

Ecco la mancata innovazione del sistema. Ecco il più alto numero di Neet. Ciò spiega perché il nostro Paese è cresciuto meno negli ultimi 20 anni, con il tasso di crescita annuale di appena 0,3%. In questa fase emerge la fame di nuove competenze, capacità critiche, abilità per riorganizzare i processi produttivi, a partire da un rinnovato sistema educativo per il Terzo Millennio. La scuola ripensata strutturalmente deve educare e formare ad affrontare realtà complesse ed un cambiamento continuo.

La pandemia non può diventare la coperta sotto la quale nascondere le inefficienze che non ci hanno fatto cogliere i vantaggi delle nuove tecnologie. Per l’UE la società della conoscenza è tale a partire dal 40 per cento di laureati tra 30 e 34 anni. In Italia siamo bloccati al 27,6 per cento. Dopo di noi solo la Romania. A questo aggiungiamo che il tasso di emigrazione è doppio tra i laureati e diplomati. Uno spreco di talenti per lo sviluppo. L’Italia è ultima in Europa per competenze digitali e capitale umano in questo campo. Tutto ciò spiega la bassa crescita italiana negli ultimi 20 anni di economia della conoscenza. Occorre ripensare, ridisegnare la scuola come fattore di educazione e di sviluppo dopo la pandemia.

Bianchi parla di Campus come acronimo di Computer/coding, Arte, Musica, Polis, Sport per immaginare una scuola in cui allenarsi per una vita spesa a costruire comunità solidali e coese. Centrale in questa trasformazione epocale diventa il Patto di comunità, strumento per aprire la scuola a reali spazi di arricchimento formativo, rendendo la comunità locale corresponsabile dell’educazione dei giovani, dando finalmente attuazione all’autonomia scolastica. Fondamentale è anche la sinergia scuola- Università- centri di ricerca- imprese innovative. Per questo bisogna puntare su discipline Stem: Scienze, Tecnologia, Engineering, Matematica.

Occorre superare la vecchia Alternanza scuola/lavoro con vere forme di integrazione tra scuole, imprese e centri di ricerca sul modello tedesco.  Bisogna diffondere la “scuola fuori dalla scuola “. Va rivalutato il docente come adulto di riferimento, centrale nell’educazione e formazione dei nostri giovani. Va adeguato e stabilizzato il numero di docenti e di personale tecnico. Bisogna avere una visione di insieme per una trasformazione storica del sistema nazionale di istruzione.

Il Covid 19 detta un’agenda radicale. È necessario intervenire subito perché nessuno resti indietro. È ora di ridurre le gravi disuguaglianze per un futuro più giusto. La scuola è lo strumento principale per attivare l’ascensore sociale premiando i meritevoli e capaci lottando contro le povertà educative, compreso il digital divide. Diffusione della conoscenza e buoni lavori sono la via maestra. Insomma, dobbiamo cambiare rotta.

Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, ci ha fornito la bussola. Si supera l’emergenza educativa mettendo in relazione tutte le componenti del mondo dell’educazione e formazione, valorizzando il ruolo della persona, mettendola al centro del processo di insegnamento-apprendimento. Questo paradigma pedagogico ha come obiettivo ricomporre le fratture tra giovani e adulti, famiglia, scuola, Università, imprese, comunità, tra persone di diversa provenienza ed istituzioni per una vera unità culturale e sociale. Su questi temi è urgente un dialogo largo e profondo tra Ministro, reti di docenti, Dirigenti scolastici, studenti, famiglie, mondo delle imprese. Città Nuova e Mppu possono promuovere un webinar approfondito in materia per Ripensare finalmente la scuola nonostante l’emergenza per la pandemia. Se non ora quando?

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