Ridatemi mia moglie

Miniserie in onda su Sky per raccontare in maniera attenta e mai volgare una storia d'amore dei nostri giorni con i pericoli ai quali è sottoposto un matrimonio nella società odierna. Regia di Alessandro Genovesi
Ridatemi mia moglie

La complessità della vita di coppia ai giorni nostri; le difficoltà insite in una storia d’amore oggi; i pericoli ai quali è sottoposto un matrimonio nel nostro confuso presente.

Di questo parla, con leggerezza, una miniserie in onda su Sky serie (nuovo canale di Sky che esiste dalla scorsa estate) in due puntate in questi giorni: la prima lunedì scorso, 13 settembre, e la seconda – e ultima – il prossimo lunedì, 20 settembre. Entrambe sono disponibili on demand su Now e in streaming su Skygo.

Si intitola Ridatemi mia moglie, l’ha diretta Alessandro Genovesi – quello di 10 giorni senza mamma – ed è una commedia che si distingue da altra serialità – e cinema – sul tema perchè, nonostante l’argomento trattato, lascia che a lei venga associato l’aggettivo romantica. Bizzarro, insolito, interessante.

È la storia di Giovanni (un sempre bravo Fabio De Luigi) e Chiara (brava anche Anita Caprioli che la interpreta), che si sono trovati anni prima, un po’ come due numeri primi, soprattutto lui. Si sono innamorati e sposati. Sono due anime belle, tenere, non si sono abbrutite strada facendo: hanno tenuto fede ai loro valori, alla loro bellezza, all’onestà interiore e nelle relazioni, ma qualcosa, nel loro rapporto, si è deteriorato lentamente.

Il loro matrimonio cammina da sei anni, ma proprio alla vigilia del settimo, Chiara avverte un disagio e inizia a scrivere una lettera a Giovanni, nella quale, tra l’altro, scrive di lui anche cose bellissime: “Ho imparato, per merito della tua tranquillità, a non aver paura della vita”. Solo che da un anno, continua Chiara, le cose vanno male, e allora, nel giorno in cui lui le ha organizzato una festa di compleanno a sorpresa, lei ha preso carta e penna con coraggio misto a indecisione e ha iniziato a esprimere il maltempo che l’attraversa. Salvo poi gettare la lettera stracciata nel cestino. Giovanni, però le trova lo stesso e da lì inizia un viaggio che forse è verso la fine, ma forse, se non probabilmente, è anche verso un nuovo inizio: un viaggio dentro l’evoluzione di un rapporto che necessita di rinnovamento, di sana ristrutturazione, di essere guardato dentro a fondo per capire meglio quel che c’è da fare.

Nel raccontarlo, questa miniserie che vede tra i protagonisti anche Diego Abatantuono e Carla Signoris nel ruolo dei genitori di Chiara – e Diana del Bufalo in quelli di sua sorella – procede per salti temporali, indietro e avanti nel tempo: l’incontro (buffo) tra i due, gli anni dolci e quelli delle difficoltà, fino ai giorni di una crisi non violenta, fatta di dialogo, persino di tanta dolcezza, di reciproca rispettosa, autoriflessione.

Dice Giovanni a un certo punto: “Mi sono seduto sulla mia relazione schiacciandola“. Non c’è contesto spaziale preciso – potremmo essere ovunque – e si lavora per sottrazione, con spazi colorati, riempiti, in mezzo ad altri lasciati bianchi – forse troppi – che lo spettatore deve colmare. Sufficienti, in ogni caso, a farci concludere che Giovanni e Chiara tengono a questo rapporto e sono consapevoli di quanta bellezza esista nell’altro.

Non si fanno le corna, non si dicono nulla di orrendo, solo guardano – in realtà lo fa lei per prima, per lui tutto andava bene – l’aspro della loro storia per portarlo in superficie. Ed è questa normalità, in un racconto che provoca molti sorrisi e qualche risata – normale che avvenga con tanti comici navigati – che rende familiare e credibile questa vicenda un po’ sospesa, questa miniserie che nasce come adattamento dell’inglese I Want My Life Back.

Si avverte una sottile, piacevole mancanza di cattiveria verso il matrimonio in sè, la resistenza della sua bellezza nel racconto della sua complessità, quando spesso, questo viene maltrattato dai racconti per immagini, dando la sensazione che sia qualcosa di desueto, illusorio, fasullo. Impossibile.

Una scelta interessante, insomma, quella di Ridatemi mia moglie, al di là di un risultato espressivo a tratti convincente e a tratti meno, ma in generale costruito senza volgarità eccessiva e con personaggi – anche di contorno – spiazzanti, vivaci, tendenti al moderato surreale. Una scelta che sa di diverso rispetto alle ricerca del dark side of the wedding di tante altre serie, compresa quella in arrivo, sempre su Sky, dal prossimo 20 settembre in 5 puntate con il titolo Scene da un matrimonio. È il remake, aggiornato al nostro tempo, del lavoro di Ingmar Bergman del 1973, ed ha come protagonisti Jessica Chastain e Oscar Isaac. Il regista è Hagai Levi.

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