Responsabili della casa comune

Una riflessione a 4 anni dalla “Laudato sì” di papa Francesco. Moltiplicare nel mondo nuove abitudini eco-compatibili

Nel 2015 papa Francesco lanciò con la sua enciclica Laudato Sì un’esortazione dirompente, quella di sentirsi responsabili della cura della casa comune. L’eco di quell’esortazione ancora oggi rappresenta un motivo di “profonda preoccupazione e preziosa riflessione” per tutti gli uomini di buona volontà. Si è trattato per molti, credenti e non credenti, di scoprire un pastore attento alle sorti del nostro pianeta capace di richiamare al compito di ogni uomo di “coltivare e custodire” il Creato.

Pur non essendo il primo pontefice o autorità di altra confessione, a parlare di questo, Francesco lo ha fatto in modo che nessuno si sentisse escluso o addirittura reagisse a quel comportamento suicida che l’uomo oggi continua a perseguire. Quel “sentirsi uniti da una stessa preoccupazione” ha sviluppato così in molti una reazione positiva di fronte a quello che sta accadendo alla nostra casa. Inoltre, l’aver utilizzato nell’enciclica informazioni sullo stato di salute del pianeta derivanti da autorevoli pubblicazioni scientifiche assicurava una buona base per non lasciar dubbi sul da farsi, eppure non sono mancate iniziative per delegittimare la fondatezza delle analisi.

Purtroppo il non riconoscere quello che accade al mondo, significa non solo ignorare l’autore del Creato, ma non offrire “il contributo che ciascuno può portare”. La comprensione di ciò rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione, ma oggi tarda ad accadere! Così mentre i segnali della necessità di un cambiamento del nostro stile di vita diventano sempre più forti di fronte al deterioramento sempre più eclatante, si continua a perseguire interessi che vanno nella direzione opposta. Ad esempio, si superano i livelli di emissioni di inquinanti, che non solo provocano il riscaldamento globale, ma minacciano seriamente la salute dell’uomo e di ogni altro essere vivente; si perpetua la legittimità dell’attuale sistema di sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, che non solo minaccia l’esistenza delle diversità della vita umana e naturale, ma distrugge letteralmente luoghi del mondo da preservare per la loro unicità; e, ancora, si impongono strategie di sviluppo economico non sostenibili in paesi “con perduranti situazioni di miseria disumanizzante”, solo in funzione del profitto e senza prestare attenzioni ad eventuali conseguenze negative per l’essere umano, già di per sé allo stremo delle forze. Tutto ciò è continuato ad accadere così non solo è aumentato il degrado ambientale, ma si è deteriorata la convivenza sociale, innescando a cascata conflitti di ogni genere e determinando condizioni di diseguaglianza catalogabili come “scarti di questo mondo”.

Comunque, in questi quattro anni all’esortazione di Papa Francesco, che ha aperto squarci di speranza in tempi e luoghi diversi, si è unita la voce autorevole dell’Onu. L’organizzazione internazionale ha ribadito attraverso documenti importanti e conferenze internazionali la necessità che lo sviluppo sostenibile debba passare attraverso degli obiettivi da perseguire in tempi rapidi non solo da parte degli stati, ma anche dei singoli. Tra gli obiettivi vi sono gli stessi che la Laudato Sì auspica per garantire un futuro “ai bambini che stanno crescendo”, ovvero “liberare la razza umana dalla tirannia della povertà e guarire e rendere sicuro il nostro pianeta”. Tuttavia, la faziosità e l’irresponsabilità di chi pretende di dominare sugli altri Stati, così come la lentezza delle organizzazioni internazionale ad adoperarsi per interventi risolutivi continua a lasciare perplessi.

C’è voluto la presa di coscienza della sedicenne svedese Greta Thunberg ad attirare l’attenzione sulla nostra “casa in fiamme”. Ella, più di tanti altri adulti ed autorevoli personaggi, è riuscita a parlare ai grandi del mondo e a coinvolgere milioni di ragazzi intorno ad un messaggio: “nessuno è troppo piccolo per fare la differenza”. Quindi raccogliendo questo messaggio, e ricordando le parole del papa, possiamo incidere da subito anche nel nostro quotidiano e nelle nostre “piccole vite” per una via d’uscita. Impegnarsi per un nuovo stile di vita, che possa rendere evidente come l’ambiente, che ci circonda, sia curato, custodito ed utilizzato in modo sostenibile senza sprechi e senza prevaricazioni. Questo impegno non solo “riesce a dare senso e gioia al cuore umano”, ma ha delle rilevanze educative ed economico-sociali sull’intera famiglia umana.

Moltiplicare queste nuove abitudini nel mondo – con l’aiuto della migliore scienza disponibile – potrà far cambiare il sistema tecno-economico dominante e quello politico che ne è succube. Ma non si ha più tempo, si deve agire subito in modo responsabile! Concludendo, in questi quattro anni da quando papa Francesco ci ha esortato a farci carico della casa che ci è stata affidata, è mancato il coraggio di offrire il nostro contributo di fronte ad una problematica che può rendere vana ogni speranza, tuttavia egli stesso ci ha ricordato che “non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua a incoraggiare dal profondo dei nostri cuori”.

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