Religiosa in religione

Una religiosa ci scrive dalle Filippine, dopo aver letto l'ultimo numero di Unità e Carismi
Germogli

Da qualche giorno ho terminato la lettura meditata dell’ultimo numero di Unità e Carismi (5/2011): «Religiosi e religioni». Bello, interessante, stimolante, pieno di bellissime esperienze, talvolta anche eroiche. Mi son chiesta: in tutti questi anni come religiosa qual è stato il mio annuncio, la mia testimonianza?

Ho voluto ripercorrere alcune tappe della mia vita, dare un volto e un nome ad avvenimenti e situazioni. Per fare luce e rendere onore a quanto il Signore va edificando giorno dopo giorno, attraverso l’incontro con il carisma dell’unità e come, grazie ad esso, ho potuto ricomporre la mia identità di religiosa nel carisma dell’Ospitalità.

Una volta intrapresa la strada dell’unità mi sono imbattuta quasi subito nell’«arte di amare»: amare tutti, amare per primi, amare l’altro come se stessi, farsi uno ecc. Un vero programma di vita, che si è fatto sempre più chiaro ed esigente, che mi ha portato subito alla concretezza dell’amore e alla verifica della mia donazione a Dio.

Da questo impegno di amore nella vita quotidiana della mia comunità, Dio mi ha fatta passare a una nuova tappa: «Dio mi ama immensamente» perché Egli è amore. Con lacrime di dolcezza, contemplazione e unità interiore, in un mare profondo di pace, gioia, ho assaporato Dio nella Parola, nell’Eucaristia, in me, negli altri.

Ed è arrivata quasi subito la croce, il momento della prova e della tentazione, della lotta anche contro Dio. È scesa la notte insieme al silenzio di un mare oscuro, di un fiume limaccioso da attraversare. Vivere è diventato insopportabile, incomprensione, incertezza del futuro, perdita di amici e degli ideali di una vita, il dolore pane quotidiano da mangiare. La gloria e le gioie di un tempo sono diventate spazzatura.

Ma l’amore mi ha chiamato a compiere la sua volontà: l’unico, piccolo raggio di sole, capace prima del naufragio di far ancorare la barca della mia vita.

In questa nuova tappa, disarmata e nuda, Dio mi ha rivestito della sua Parola che è diventata lampada ai miei passi, soprattutto con il «Passa Parola», una frase che sintetizza il brano del Vangelo della messa. «La Parola vissuta dà senso alla vita», «Nella Sua volontà troviamo Dio», «Ciò che conta è fare la volontà di Dio nell’attimo presente», «Vivere con umiltà lì dove Dio ci mette», «Realizzare momento per momento il progetto di Dio», «Camminare nel raggio della volontà di Dio», «Non avere paura di quanto Dio ci chiede oggi», «Tendere sempre alla santità» ecc. sono diventate tante piccole pietre con le quali ho potuto riannodare ciò che era disperso, dando una nuova consistenza a tutta la mia vita.

È giunto poi il momento di condividere i piccoli doni ricevuti. Un nuovo circuito si è messo in moto, quello della reciprocità, della donazione, che ha portato con sé con una nuova realtà: la presenza di Gesù sperimentata insieme con l’altro.

Con la presenza di Gesù ogni rapporto s’illumina ed è la piccola nuova rivoluzione della vita. Non parto più da me, dalle mie opinioni o dal mio fare, dal noi o dal vicino. È Lui, Gesù fra noi, il punto di partenza e il punto più alto dove arrivare. Gli affetti vengono purificati e illuminati; nascono nuove amicizie nelle quali Gesù, esplicitamente o no, diventa l’ospite principale.

Ho rivisto la mia congregazione più bella e più attraente, con un carisma speciale, ancora tutto da vivere e da far fruttificare dentro di me e intorno a me. Mi sono resa conto che ci sono belle esperienze carismatiche anche in altre congregazioni. Dio mi ha regalato nuove sorelle da conoscere, amare e apprezzare, con le quali camminare insieme verso nuove frontiere.

I collaboratori laici del mio istituto, non più estranei, sono diventati fratelli e sorelle con cui condividere il carisma e realizzare nuovi progetti. Dio mi ha donato una nuova famiglia e il mio cuore si è dilatato, perché il carisma dell’ospitalità e il carisma dell’unità, insieme, sono diventati un nuova forza, una dinamite.

E l’amore mi chiama ora a sostenere e accompagnare, come formatrice, le religiose in prima formazione del mio istituto con l’ascolto quotidiano e il dialogo reciproco. È una fase delicata, affascinante e coinvolgente. Fare spazio in me alla sorella più giovane mi chiede una spogliazione completa, un silenzio totale.

Solo a questo livello, quando cioè accolgo la sua vita in un rapporto da cuore a cuore, quando divento grembo per ogni sofferenza passata e presente, è possibile anche fare un discorso educativo. In quel momento sento che posso esercitare il grande dono, che viene solo da Dio, della maternità: partorire l’altra alla luce della fede e dell’amore reciproco.

Vivere così mi fa superare ogni barriera di lingua e di cultura, generazionale e di razza. E non sento il pericolo di «perdere autorità», perché ho potuto sperimentare e verificare come, da questa esperienza, scaturisce il dono dello Spirito che rende il rapporto con la sorella tutto divino, una nuova relazione trinitaria.

Il dono dell’Eucaristia, come celebrazione ed espressione quotidiana di un Dio che muore continuamente e risorge tra noi, diventa esercizio quotidiano di morte e risurrezione.

E l’amore chiama ancora… un’esperienza personale e comunitaria, che possiamo chiamare «spiritualità di comunione»? Forse sì, in attesa di poter pronunciare con tutta la mia vita una sola parola su questa terra: Grazie!

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