Quelle medaglie olimpiche che insegnano a non mollare mai

Un oro, un argento e due bronzi per l’Italia nella sesta giornata dei Giochi di Tokyo. Dove i nostri rappresentanti ci stanno dimostrando che gli imprevisti possono anche capitare, ma con lo spirito giusto si può sempre ricominciare. E magari anche vincere.
Foto: LaPresse

Probabilmente almeno una volta nella vita avete ricevuto da qualcuno che tiene a voi un messaggio contenente una frase “motivazionale”. Uno di quegli slogan che, almeno sulla carta, dovrebbero aiutarci a guardare da una diversa prospettiva un eventuale imprevisto capitato sul nostro cammino. «Nessuno può tornare indietro e ricominciare da capo, ma chiunque può andare avanti e decidere il finale». Oppure: «Non conta se finisci per terra, conta se ti rialzi». O ancora: «Qualche volta le cose vanno in frantumi affinché cose migliori possano arrivare». Vi piacciono? Sicuramente nelle intenzioni di chi condivide questi messaggi c’è quello di dare un sostegno ed un incoraggiamento a chi li riceve, ma poi tra il dire ed il fare ce ne passa! Anche se alla fine, a pensarci bene, spesso dipende davvero tutto da ciascuno di noi.

Pensate ad esempio alle ultime “incredibili” ore vissute dalla nazionale italiana di canottaggio, che si è presentata ai Giochi olimpici in corso di svolgimento a Tokyo con un gruppo di ragazzi e ragazze davvero ben preparato. E con grandi ambizioni. E partiamo da quanto accaduto loro mercoledì 28 luglio, una di quelle giornate segnate con il circoletto rosso sull’agenda olimpica azzurra degli appassionati di questo sport. In programma, tra le altre, c’erano anche le finali del quattro senza e del quattro di coppia maschile, gare su cui l’Italia del remo puntava in modo particolare. I nostri nelle qualificazioni avevano dato tutto il loro meglio, conquistando il diritto a partecipare all’atto conclusivo di queste due specialità e confermandosi quindi nell’élite mondiale delle rispettive discipline. Adesso rimaneva da fare solo l’ultimo sforzo: trovare tutte le energie per concretizzare al meglio cinque anni di duri allenamenti.

Foto: LaPresse

Si, tutto era pronto, ma i nostri ragazzi non avevano fatto i conti con quello che stava per succedere. Al loro risveglio, infatti, arriva innanzitutto una notizia che in un attimo mette in crisi tutto il gruppo azzurro, tutte le loro certezze. Uno di loro, Bruno Rosetti, componente del quattro senza, risulta positivo all’ultimo controllo effettuato per il Covid. Una vera “mazzata”, sportivamente parlando. Mancano solo quattro ore al via delle gare, ed in fretta e furia si cerca di trovare una soluzione. Il protocollo prevede che tutti gli stretti contatti dell’atleta vengano nuovamente testati, altrimenti non potranno gareggiare. Così, i nostri si sottopongono subito ai controlli del caso: i risultati delle analisi confermano la positività di Rosetti (anche se il canottiere di Ravenna è asintomatico), mentre per gli altri fortunatamente il test è negativo.

Mentre Bruno viene subito “isolato” in un Covid hotel, i suoi compagni, cui nel frattempo si è aggiunto Maurizio Di Costanzo tolto da un’altra imbarcazione pur di non dover ritirare dalla finale il quattro senza azzurro, in fretta e furia si traferiscono al campo di regata, dove arrivano “last-minute” solo un’ora prima del via. Alla fine riescono a partire, ma la partenza non è delle migliori. Ai 500 metri l’equipaggio italiano transita in ultima posizione, poi via via l’Italia inizia a recuperare (una gara di canottaggio dura 2.000 metri). Quinti, quarti, terzi, addirittura secondi… con il primo posto che ad un certo punto sembra davvero raggiungibile. Invece, come se non bastasse quanto già accaduto, ecco un altro imprevisto. L’equipaggio inglese, che ci sta regatando affianco, va a invadere la nostra corsia, toccando anche un remo azzurro. Una cosa che avviene una volta su mille.

Foto: LaPresse

Con grande maestria il quartetto tricolore riesce comunque a spostarsi di qualche metro per evitare di incastrarsi con le pale dei canottieri britannici, ma deve inevitabilmente rallentare. Alla fine Matteo Castaldo, Matteo Lodo, Giuseppe Vicino e il già citato Maurizio Di Costanzo portano a casa una bellissima medaglia di bronzo che, senza tutti questi “ostacoli” da superare, sarebbe potuta anche essere di un metallo più pregiato. Ma che, proprio per tutti questi ostacoli superati, è forse ancor più “bella”, ancor più meritata. Passano pochi minuti e scende poi in acqua il quattro di coppia maschile, che dopo aver vinto i mondiali del 2018 ed aver conquistato un bronzo nella rassegna iridata del 2019, è accreditato dagli addetti ai lavori di un “quasi certo” posto sul podio. L’equipaggio, formato da Andrea Panizza, Luca Rambaldi, Giacomo Gentili e Simone Venier, è leggermente diverso però da quello che ha vinto le medaglie ai campionati del mondo.

Simone, infatti, è salito in barca per sostituire Filippo Mondelli, tragicamente scomparso nell’aprile scorso dopo una battaglia persa contro un tumore osseo. I ragazzi italiani, proprio per dedicare qualcosa di importante al loro amico che non c’è più, e il cui nome è inciso sulla barca con la quale prendono parte a questi Giochi, partono molto bene. Ai 750 metri sono in testa, ma ecco che, a causa di un vento “traditore” succede qualcosa che nel canottaggio avviene davvero raramente. In gergo tecnico si chiama un “filaremo”, per dirla in termini più semplici è quello che avviene quando il remo rimane sott’acqua facendo inclinare l’imbarcazione e rallentandone così la velocità. I nostri si disuniscono, accusano il colpo, non riescono più a trovare fluidità e chiudono la finale al quinto posto. Una vera delusione per una formazione così forte, che chiude una giornata davvero sfortunata per i nostri canottieri.

Foto: LaPresse

E veniamo ora a giovedì 29 luglio. L’italremo, ancora scosso dalle sventure della giornata precedente, non ha tempo per fermarsi e piangersi addosso. Devono gareggiare due equipaggi che magari non sono indicati come i favoriti per vincere, ma che sicuramente possono fare molto bene. Si tratta dei doppi pesi leggeri maschile e femminile. Iniziano gli uomini, ed il duo formato da Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta non tradisce le attese regalandosi e regalandoci un bellissimo bronzo in una gara vinta dagli “imbattibili” irlandesi, già vincitori degli ultimi due titoli mondiali. Poi è la volta delle donne. Valentina Rodini e Federica Cesarini nelle batterie hanno fatto molto bene, ma confermarsi in finale è tutto un’altro discorso. La regata è equilibratissima, con sei imbarcazioni che viaggiano praticamente tutte sulla stessa linea. Poi, proprio sul finale, a spuntarla sono le nostre atlete. É oro! La terza medaglia conquistata dai nostri rappresentanti del canottaggio che, nonostante tutto quello capitato loro, hanno saputo reagire alla grande.

E alla grande hanno saputo reagire anche i protagonisti delle altre due medaglie italiane arrivate al termine di questa nuova giornata olimpica. Parliamo di atleti su cui l’Italia sportiva contava tantissimo alla vigilia di questi Giochi, andati incontro anche loro ad alcune “disavventure”, seppur di tipo profondamente diverso tra loro. Il primo non ha bisogno di presentazioni. Parliamo di Gregorio Paltrinieri, stella del nuoto azzurro, sceso in vasca nella notte italiana per la finale degli 800 metri stile libero a solo un mese dalla mononucleosi, che tanto ha minato nelle ultime settimane fisico e mente del nostro campione. La qualificazione alla finale, conquistata per pochi decimi, non faceva sperare in nulla di buono. Greg però non è uno che si arrende facilmente, e con una tattica spregiudicata, con una gara «fatta di cuore e non di testa», come da lui stesso dichiarato alla fine, partendo a tutta per poi andare a vedere quante energie il suo fisico aveva ancora da spendere, si è andato a prendere un argento davvero splendente. Ora lo rivedremo in gara nei prossimi giorni per i suoi amati 1500 stile libero (specialità di cui è il campione olimpico uscente) e nella prova in acque libere sui 10 chilometri, dopo aver dato una bella dimostrazione di forza, coraggio e determinazione.

Ostacoli di altro tipo, invece, hanno dovuto superare invece le nostre ragazze del fioretto femminile. Ostacoli che, in questo caso, sono state in gran parte le nostre stesse atlete a mettersi davanti. Parliamo di un’arma della scherma, è bene specificarlo, che in passato ci ha abituato troppo bene. Le nostre ragazze, dopo aver battuto l’Ungheria nei quarti di finale della prova a squadre, conducevano anche la semifinale con un ampio distacco (ad un certo punto sono arrivate ad avere undici stoccate di vantaggio). Poi improvvisamente la luce si è spenta, i fantasmi del “flop” della gara individuale dei giorni scorsi sono riemersi (pensate che era dall’edizione di Seoul 1988 che non vincevamo nessuna medaglia in quella prova), ed il nostro avversario di turno, la Francia, ci ha superato conquistando il diritto di disputare la finalissima (poi persa) contro le fortissime schermitrici russe.

Foto Alfredo Falcone – LaPresse
29/07/2021 Tokyo ( Giappone)

Il match per il terzo e quarto posto ci vede quindi opposti agli Stati Uniti, nelle cui file c’è anche Lee Kiefer, la fresca campionessa olimpica proprio della prova individuale. Dopo la fortissima delusione della semifinale, però, sono in pochi a credere che il “Dream team” azzurro possa reagire. Loro, chiamate a vincere a tutti i costi. Loro, sottoposte ad una pressione mediatica che proprio in questi giorni abbiamo visto quali conseguenze possa avere sugli atleti (ci riferiamo in particolare a quanto capitato alla ginnasta statunitense Simone Biles, vittima in gara di incertezze tali da “destabilizzarla emotivamente”, portandola ad andare incontro ad una sorta di “blocco mentale”). Loro che in pochi minuti, dopo l’improvviso “scivolone” con la Francia, vengono prese di mira sui social. C’è già chi parla di clamoroso flop, non facendo i conti con Alice Volpi, Erianna Errigo, Martina Batini e Erica Cipressa che invece tirano fuori l’orgoglio e, anche se obiettivamente da loro ci si aspettava qualcosa di più, riescono a sconfiggere le statunitensi vincendo un bronzo che rappresenta la diciannovesima medaglia italiana di Tokyo 2020.

Metabolizzare qualcosa che è andato storto. Rimettersi subito in gioco. Come suggeriscono di fare tante frasi motivazionali. Belle, ma più facili a dirsi che da mettere in pratica. Eppure, si può farlo davvero. Come hanno fatto oggi gli azzurri che dal Giappone ci hanno regalato altre quattro medaglie olimpiche. E le emozioni a cinque cerchi continuano…

I più letti della settimana

11 settembre

L’11 settembre di Chiara Lubich

Lo dice la sharia?

La terza dose di vaccino

Simple Share Buttons