Quella liquidazione da 40 milioni di euro

Compensi stellari ed esuberi annunciati. La complessa vicenda Unicredit e le domande inevase sull’ineguaglianza. 
Alessandro Profumo

Quaranta milioni di euro non è la maggiore buonuscita mai corrisposta ad un manager bancario in Italia. Anche se resta da vedere quanto percepirà davvero Alessandro Profumo con l’uscita da Unicredit. Ad esempio, nel 2007, un giovanissimo Matteo Arpe ricevette una liquidazione da 31,2 milioni di euro quando si dimise da Capitalia (poi confluita in Unicredit), che salirono a 51, sempre di milioni di euro lordi, considerando le plusvalenze delle azioni concesse sempre dalla stessa banca come stock option. Il manager si trova ora tra l’altro alla presidenza della Banca Profilo, istituto specializzato negli investimenti dei grandi patrimoni.

 

È bene ricordare che stiamo parlando dello stesso gruppo bancario che ha annunciato ad inizio agosto un esubero di 4 mila e cento dipendenti per ragioni di riorganizzazione, ridotto a 3 mila nelle ultime trattative sindacali. Se la fuoriuscita di così tanti impiegati e funzionari non si rivelerà traumatica, sarà comunque una perdita di professionalità.

 

La crescita della diseguaglianza tra i redditi spropositati di una certa categoria di persone e la maggioranza di tanti che stentano ad assicurare i bisogni elementari è sotto gli occhi di tutti. Sono dati che la stampa continua peraltro a documentare, riportando solo i valori messi in bilancio dalle società. Uno degli ultimi numeri del settimanale economico del Corriere della Sera, il Mondo, ha messo insieme i compensi percepiti dal 2000 al 2009 dai top manager: quasi 110 milioni di euro incassati da Marco Tronchetti Provera, 61 Luca Cordero di Montezemolo, 57 Carlo Puri Negri, manager della Pirelli immobiliare. E così via. Numeri che potrebbero far sorgere qualche domanda non moralistica ma di semplice equità.

 

Tempo fa ha suscitato sorpresa la destinazione, non pubblicizzata dall’interessato, di parte della liquidazione dell’amministratore delegato di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, a favore di opere di solidarietà. Ma non si tratta di affidarsi alla coscienza del singolo, quanto di definire alcune regole comuni e ragionevoli. Non sarà un caso che il prossimo festival del diritto sia dedicato alle diseguaglianze. 

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