Quando la sede della giustizia diventa luogo di strage

Alla vigilia dell'Expo, e in barba ai sistemi di sicurezza, un uomo ha sparato nel tribunale di Milano uccidendo tre persone. L'assassino era imputato per bancarotta. Il cordoglio di Mattarella
Un agente di polizia armato all'esterno del Palazzo di Giustizia di Milano

Nel giorno in cui il ministro degli Interni Angelino Alfano era a Milano per fare il punto sulla questione sicurezza, in vista dell'Expo 2015 che aprirà i battenti a maggio, in uno dei luoghi ritenuti sicuri per eccellenza c'è stata una strage. Un uomo, dopo il fallimento della sua azienda, si è recato in tribunale ed ha ucciso il suo ex socio, il suo ex avvocato, chiamato a testimoniare contro di lui, e il giudice che aveva emesso la sentenza di fallimento. In barba alle telecamere e ai metal detector.

In realtà, già da tempo coloro che lavorano nei tribunali, ma anche giornalisti ed avvocati, lamentano la grande facilità con cui non solo si può accedere nelle aule di giustizia, ma con cui è facile far sparire atti e documenti. Uno dei lati oscuri della giustizia su cui occorrerebbe far luce.

Tornando alla strage di Milano, ora si sta pensando a nuove e più efficaci misure di sicurezza. Restano però molti interrogativi sull'efficacia dei controlli, anche considerando le migliaia, se non milioni, di visitatori che accorreranno a Milano per l'Esposizione universale.

I ministri Alfano e Orlando, per la Giustizia, annunciano misure urgente. Per fare il punto della situazione, invece, Sergio Mattarella, ha riunito d'urgenza il Consiglio superiore della magistratura, di cui – in quanto capo dello Stato – è presidente. «Esprimo – ha affermato – la solidarietà alla magistratura, in particolare a quella milanese, esprimo nel contempo solidarietà ai feriti, ai familiari dell'avv. Lorenzo Claris Appiani – che stava svolgendo l'importante funzione di testimone – e a quelli dell'altra vittima, Giorgio Erba, prendendo parte al loro terribile dolore. Dolore tanto più lacerante in quanto gli assassinii si sono consumati in un luogo dedicato al rispetto della legge e all'affermazione della giustizia».

«Gli inquirenti che indagano sui gravi fatti di oggi – ha detto ieri Mattarella – faranno piena luce sulla dinamica dell'accaduto, accertando eventuali falle nel sistema di sicurezza e rispettive responsabilità. Spetterà, poi, ai vertici degli uffici giudiziari di Milano, al Ministero della Giustizia e in qualche modo anche a questo Consiglio, prendere i dovuti provvedimenti, perché simili fatti non possano ripetersi. Ai servitori dello Stato – come a tutti – va assicurato il massimo possibile di sicurezza».

In questi tempi caratterizzati da grandi difficoltà, ha aggiunto Mattarella, «alle minacce della criminalità e della mafia si sono unite quelle del terrorismo internazionale. La crisi economica, che si protrae da anni, ha fatto aumentare le tensioni sociali. I magistrati, come i responsabili di altre funzioni, sono sempre in prima linea: e ciò li rende particolarmente esposti. Anche per questo va respinta con chiarezza ogni forma di discredito nei loro confronti».

 

La società democratica, aperta e accogliente, è per sua natura vulnerabile. Alle insidie criminali lo Stato, il nostro Stato – ha assicurato il presidente -risponde con fermezza, sempre nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali e dei diritti dell'uomo».

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