Presidio contro i cargo della guerra

È iniziata la mobilitazione dei lavoratori contro l’arrivo in Porto, la prossima settimana dell’ennesima nave saudita carica di armi e morte, che fa la spola tra Europa e Medio Oriente.

Questa mattina venerdì 14 febbraio si è tenuto un presidio composto dai lavoratori della Cgil, da Anpi, Arci, Acli, Agesci, Udi, Libera, Auser, Music for Peace e Amnesty International. E i lavoratori del Calp, il Collettivo autonomo lavoratori portuali, che, nonostante la Cgil abbia escluso di indire lo sciopero cittadino, ribadiscono la mobilitazione che si terrà in contemporanea con l’arrivo del cargo previsto nei giorni di lunedì 17 o martedì 18 prossimi. Si tratta di un cargo saudita che a quanto pare potrebbe trasportare armi destinate alla guerra in Yemen. In mattinata il Prefetto ha ricevuto una delegazione di manifestanti che hanno consegnato una lettera in cui si chiede al Governo di dare concretezza politica all’art. 11 della Costituzione e ad altre leggi che vietano il traffico d’armi verso i Paesi in guerra che violano i diritti umani. «In particolare – ha detto il segretario della Camera del lavoro Igor Magni al termine dell’incontro – un articolo della legge 185/90 vieta anche il transito delle armi destinate ai Paesi in guerra che violano i diritti umani e crediamo che la situazione della Bahri Yanbu rientri esattamente in questo quadro». In dettaglio, l’articolo 1 punto 6 della legge 185/90 recita testualmente: «L’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere».

«Il Prefetto – spiega ancora Magni – si è impegnato, dopo la nostra richiesta, a rendere anche più chiara e trasparente la situazione di questi traffici che passano dal nostro porto, visto anche quello che sta accadendo con l’indagine sul cargo Bana». Il riferimento riguarda l’indagine in corso da parte della direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo sulla nave libanese Bana. Il cargo è fermo a Genova sospettato di avere trasportato armi dalla Turchia alla Libia. Il sostituto procuratore Marco Zocco ha aperto un fascicolo per traffico di armi. Sulla vicenda indagano Digos, Capitaneria di porto, polizia di frontiera. A insospettire il fatto che in alcuni casi sarebbe stato spento l’Ais (il sistema di identificazione automatica), rendendosi non tracciabile. La nave già nel 2017 avrebbe trasportato pick up blindati a Tobruch, mezzi comprati dalle milizie. Nei giorni scorsi la Marina francese aveva confermato che una fregata turca aveva scortato il 29 gennaio una nave che trasportava blindati per il trasporto truppe a Tripoli.

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