Pensieri ad un filo

Così li conservava il filosofo francese Blaise Pascal. Alcune sue celebri frasi, un classico della letteratura del XX secolo, dalla biblioteca di Città Nuova
Blaise Pascal

Erano pensieri in forma di pezzettini di carta tagliuzzati, appesi ad un filo e rimontati in un grande manoscritto solo nel XX secolo. Ma in essi c'era la pienezza del messaggio di Blaise Pascal: il teologo, filosofo e matematico francese vissuto nel XVIII secolo.

Pascal è stato un indagatore non solo delle verità, ma anche dei linguaggi, dei metodi e dei criteri di conocenza. Ed è questo che lo rende oggi un precursone del pensiero dell'epoca delle grandi scoperte che hanno sconvolto la visione dell'universo. Al secondo appuntamento con la rubrica I maestri del pensiero alcune suoe celebri riflessioni su Dio tratte dall'edizione curata da Philppe Sellier de i Pensieri editi da Città Nuova.


«Le grandezze e le miserie dell’uomo sono talmente visibili che necessariamente la religione vera ci deve insegnare che c’è nell’uomo un grande principio di miseria.
Bisogna inoltre che essa ci dia ragione di questi stupefacenti contrasti. Biisogna che, per rendere l’uomo felice, essa si dimostri che c’è un Dio, che siamo obbligati ad amarlo, che la nostra vera felicità è nell’essere con lui e il nostro unico male nell’essere separati da lui; dove riconoscere che siamo ricolmi di tenebre che ci impediscono di conoscerlo e amarlo, e così, tra i nostri doveri che ci obbligano ad amare Dio e le nostre concupiscenze che ce ne distolgono, siamo ricolmi d’ingiustizia.
 
«…IL dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei cristiani è un Dio di amore e consolazione; è un Dio che ricolma l’anima e il cuore di coloro che gli appartengono; è un Dio che dà loro il sentimento interiore della loro miseria e della sua misericordia infinita, che si unisce al fondo della loro anima, che la riempie di umiltà, di gioia, di fiducia, di amore; che li rende incapaci di altro fine se non lui stesso.
 
«E già per questo tale religione è per me degna di amore, e la trovo già abbastanza autorizzata da una morale così divina. Ma vi ritrovo ancora di più: trovo, concretamente, che da quando dura la memoria degli uomini, ecco un popolo che sussiste, più antico di ogni altro popolo. Agli uomini viene annunciato che si trovano in una corruzione universale, ma che verrà un Riparatore. Non è un uomo a dirlo, ma un’infinità di uomini e un popolo intero, che profetizza ed è costituito a questo scopo, per quattromila anni. I loro Libri dispersi per 400 anni. Infine, essi stessi senza idoli né re». 

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