Il Patto di reciprocità a fondamento della famiglia

Il seminario di studi internazionali tenutosi a Loppiano per raccogliere la vita e la riflessione scaturite da 50 anni di impegno del Movimento Famiglie Nuove, apre prospettive nuove. Il Centro studi sulla famiglia

Una prospettiva internazionale è emersa tra i partecipanti al Seminario di Studi su “Il patto di reciprocità nella vita familiare” tenutosi a Loppiano dal 9 all’11 marzo scorso, che ha visto radunati un centinaio di persone appassionate di famiglia e rappresentanti categorie diverse: giovani, famiglie, esperti, docenti universitari, professionisti di diverse discipline.

Due giorni di lavoro per comprendere più profondamente il contributo che l’ideale nato dal carisma di Chiara Lubich ha dato e può continuare a dare alla vita della famiglia, la struttura sociale che fonda la società ma che è messa fortemente in crisi da molti pensatori moderni e dalle spinte disgregatrici che ne hanno decretato più volte la morte.

Il programma si è snodato a partire da alcuni approfondimenti teorici sul “Patto di reciprocità”, fondamento del legame coniugale, alleanza tra un uomo e una donna che si donano reciprocamente un Sì che cambia le loro vite e, quando è fecondo e generativo, l’intera società. Questi hanno fatto da orizzonte comune al lavoro di 10 laboratori che hanno sviscerato la realtà di questo patto, analizzandone gli aspetti relazionali intra-familiari (tra i coniugi, e tra le diverse generazioni) e tra la famiglia e le realtà esterne come la scuola e l’intera società, con una attenzione particolare alle differenze interculturali ed interetniche e agli effetti dei social media che caratterizzano la società globalizzata e interconnessa.

Non è mancata una riflessione particolare sul dramma, che è anche una domanda e una sfida, del Patto che si spezza, facendo infrangere i sogni di un progetto comune e lasciando dietro di sé dolore, lacerazioni, frustrazioni e rabbia che si configurano come un vero lutto, difficile da elaborare per gli sposi stessi, ma soprattutto per i figli che perdono punti di riferimento con gravi conseguenze sul loro presente e, soprattutto sul loro sviluppo futuro.

La prof.ssa De Nicola e il professor Antonio Maria Baggio hanno aperto i lavori, la prima, entrando nella realtà delle legame coniugale che richiede fiducia a partire dalla consapevolezza della propria fragilità, nell’orizzonte dell’antropologia uni-duale che riconosce la pari dignità umana a partire dalla differenza sessuale dell’uomo e della donna i quali, proprio a partire da questa diversità, possono vivere la reciprocità. Il secondo, narrando e interpretando un testo di Chiara Lubich nella quale lei stessa narra di un Patto effettuato nel luglio del ’49 tra lei e Igino Giordani, co-fondatore del Movimento dei Focolari, che le aveva chiesto di legarsi con un voto di obbedienza. Per Chiara non aveva senso un legame asimmetrico che la metteva in posizione di supremazia: “io non sono niente” gli rispose. Ma, attenta all’esigenza del Giordani riformulò il Patto, in un legame che li unisse a partire dal riconoscimento di una uguaglianza e di una donazione che solo Gesù avrebbe potuto legare.

Una volta formulato, quel patto divenne punto di inizio di un’esperienza mistica fortissima per Chiara, con delle comprensioni profonde e misteriose sull’amore di Dio, un Dio- relazione, un Dio abitato dal figlio e, in lui, da tutti noi. Un Patto tra uguali in dignità che decidono di mettersi in donazione svuotando sé stessi per amore dell’altro; un Patto generativo. Ogni persona umana è chiamata all’amore, diceva Giovanni Paolo II, e solo rispondendo a questo amore realizza sé stessa. I consacrati e gli sposati con la loro fedeltà vivono questa chiamata all’amore e se “quello dei consacrati è il Vero amore, quello degli sposati è l’Amore vero” (Chiara Lubich).

Hanno fatto eco a questa realtà le parole del prof. Michele De Beni, che parlando di reciprocità ha parlato di una “forma di mutua promozione, di dono”, una parola ormai quasi sconosciuta nel panorama culturale e che invece darebbe “senso al benessere sociale del convivere”. In famiglia si impara la “grammatica originale in cui è inscritto l’umano stesso” (Piero Coda), una dinamica che dall’io si apre all’altro riversandosi generativamente sulla società, trasformandola.

Parlare di amore, di famiglia e del suo fondamento non può prescindere, però, da uno sguardo capace di guardare la realtà, uno sguardo attento alle situazioni difficili, in cui il patto si allenta. La fragilità fa parte della vita dell’uomo che per definizione è limitata, per questo si è dato spazio alla presentazione di ricerche scientifiche (prof.ssa Bertone dell’Università cattolica) che, attraverso l’osservazione della vita di molte famiglie e l’ascolto dei desideri dei loro membri, hanno evidenziato alcuni concetti base che mettono in evidenza ad esempio che, se è vero che la soddisfazione riguardo alla vita intima e la passione sono più presenti nei primi anni della vita matrimoniale presentando una diminuzione nel corso del tempo, altrettanto vero è il fatto che una coppia impegnata all’esterno della famiglia con interessi intellettuali, artistici, politico-sociali comuni tra i coniugi presenta una tenuta del legame e un indice di soddisfazione che tendono ad aumentare con il passare degli anni, consolidando il legame che non ristagna, ma diventa veramente “generativo”.

Questa della generatività è una categoria che sempre più è associata alla vita della coppia e che non è legata semplicemente alla fertilità e alla presenza o meno dei figli, quanto piuttosto alla capacità che una coppia ha di costruire relazioni interne ed esterne alla famiglia, relazioni che mettono in moto energie positive con ricadute generative, appunto, sull’intera società.

Si è proseguito presentando l’esperienza di un gruppo di studio tedesco che, vedendo i costi sociali delle separazioni e dei divorzi e i loro effetti devastanti sulla vita dei figli, dopo oltre 10 anni di osservazioni e lavoro sul campo, ha elaborato un progetto di prevenzione: il Relationship Training Program (EPL in tedesco) che ri-insegna alle coppie in crisi a ri-guardarsi con rispetto accogliendo i desideri dell’ altro, mettendosi nei suoi panni, cercando di vivere le sue emozioni per riscoprire il legame e l’amore che li aveva portati a scegliersi.

Non è mancato lo sguardo inter-religioso con il contributo della dott.ssa Vinu Aram, che ha portato la sua esperienza di lavoro e sostegno alle famiglie attraverso un’opera educativa che coinvolge migliaia di bambini in India.

Gli ultimi due contributi, del vice presidente del Movimento dei Focolari Jesus Moran e di don Paolo Gentili responsabile dell’Ufficio famiglia della Conferenza episcopale italiana, hanno avuto un taglio eminentemente teologico e pastorale e si sono confrontati con la Lettera Apostolica di papa Francesco, l’Amoris Laetitia, che entra profondamente nella vita di famiglia mettendo in evidenza luci ed ombre. Nell’orizzonte dell’antropologia trinitaria il papa guarda alla famiglia nel piano di Dio come scrigno del Suo Amore, ma senza allontanarsi dalla realtà, dall’esperienza di fragilità e di inadeguatezza che ogni uomo sperimenta. Non è la famiglia perfetta che si è cercato di presentare in questi giorni, quanto piuttosto la famiglia nel suo già e non ancora, che è poi la condizione di ogni uomo che vive la sua creaturalità su questa terra con nel cuore l’anelito all’amore ricevuto e dato.

Saranno gli atti del Seminario a raccogliere tutti i contributi, veramente preziosi, che hanno messo in evidenza la passione e l’amore di tutti i protagonisti di questi giorni, e che hanno suscitato il desiderio, rilanciato dalla presidente del Movimento dei Focolari Maria Voce, della nascita di un Centro Studi sulla famiglia che raccolga l’esperienza di questi 50 di vita per offrirla agli uomini e alle donne di oggi che, senza famiglia, è proprio il caso di dirlo, sono orfani e decisamente più soli.

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