Chiara Lubich e la passione per la Chiesa

L’approvazione ad experimentum. Il rapporto personale tra Paolo VI e Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. La comprensione dello stabat di Maria. I viaggi Oltrecortina. In occasione del Centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei Focolari, continuiamo la pubblicazione degli articoli sulla sua vita, apparsi sulla rivista Città Nuova nel 2019. Decima puntata.
Paolo VI in Terra santa

In occasione del Centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei Focolari, continuiamo la pubblicazione degli articoli sulla sua vita, apparsi sulla rivista Città Nuova nel 2019. Nona puntata.Il 23 marzo 1962 è la data di un evento di portata storica per il giovane Movimento: l’approvazione ad experimentum della Regola dei focolarini, prima convalida ufficiale da parte della Santa Sede, con padre Agatangelo da Langasco (OFM Cap.) assistente esterno con il compito di vigilare sull’attuazione degli Statuti nel periodo di prova. La gioia che accompagna la consapevolezza di “essere Chiesa”, che questo atto sancisce, non è disgiunta però dalla sospensione, perché l’approvazione riguarda solo la parte maschile.

In quel periodo l’esperienza di Chiara è permeata dalla realtà di Maria che ai piedi della Croce, nella totale spoliazione, partecipa con la sua offerta a quella del Figlio. Chiara guarda a lei per imparare a “perdere” anche quanto di più sacro. Una particolare comprensione matura durante l’estate: il 12 agosto di quell’anno, ad Einsiedeln, in Svizzera, la dimensione generativa della Desolata, che scaturisce dal dolore e dal distacco, si unisce alla contemplazione della bellezza interiore di Maria nel suo stabat.

Rivivere la Desolata, regina delle virtù, culmine di carità, diviene allora per Chiara proposito di vita: «Ho una sola madre sulla terra: Maria Desolata». Qualche anno dopo, scriverà nel suo diario: «Siamo alla “scuola” di Maria Desolata. […] Raccogliamo allora tutte le occasioni che dì per dì ci presenta, senza tradirla mai, ché sarebbe tradire la nostra santità. E che importerebbe poi conquistare il mondo, se trascurassimo la nostra anima?» (15 giugno 1964).

Il primo innesto ufficiale, seppur parziale, del Movimento nella Chiesa, avviene nella fase iniziale della stagione conciliare. Il 3 giugno 1963 si spegne Giovanni XXIII, al quale succede, il 21 giugno, Giovanni Battista Montini con il nome di Paolo VI. Pochi mesi dopo, nel novembre 1963 viene approvata, ad experimentum, la Regola della parte femminile dell’Opera.

Chiara Lubich ed Eli Folonari escono dalla prima udienza con Paolo VI
Chiara Lubich ed Eli Folonari escono dalla prima udienza con Paolo VI

Pur nella gratitudine a Dio e alla Chiesa per questo segno incoraggiante, però, l’Opera risulta composta di due tronconi separati, fisionomia non coincidente «con tutto ciò che Dio aveva edificato». Tale è la situazione quando Chiara viene ricevuta in udienza per la prima volta da papa Montini, il 31 ottobre 1964. Paolo VI, con sapienza e finezza, mette in evidenza il punto nodale della necessità di un trait-d’union tra parte maschile e femminile, un Consiglio che vede possibile sia presieduto da una persona laica. Egli si esprime con accenti di comprensione e di accoglienza senza limiti: «Non deve aver paura di niente – dice a Chiara –, nessuna forma per quanto strana sembri è impossibile, tutto è possibile».

Dopo il lungo periodo di studio – in cui più volte il Movimento dei Focolari si è trovato a un passo dallo scioglimento e si ventilava l’ipotesi che Chiara si ritirasse in convento –, l’apertura così largamente espressa da papa Montini è una svolta. Da questo momento in poi, su sollecitazione del papa, si succedono i provvedimenti di approvazione definitiva: Chiara è riconosciuta presidente dell’Opera di Maria nel novembre 1965, il Consiglio di coordinamento è approvato ad experimentum per 5 anni nel febbraio 1966. Alla prima udienza ne seguono altre, che permettono a Chiara di sperimentare la paternità di Dio attraverso la persona del papa, il quale, in ascolto dello Spirito, con fiducia incoraggia e indica prospettive di sviluppo. «Voi lavorate per la Chiesa», dirà il 6 settembre 1965 a Chiara. «Questa frase è scesa nell’anima come il balsamo più dolce – annota lei nelle pagine del Diario –, come la lode a Gesù fra noi più desiderata! La Chiesa! Poter lavorare, vivere, morire per essa. Ed il papa sa, più di tutti, se è vero che noi lavoriamo proprio per la Chiesa. Ora non ci resta che star fedeli ai nostri ideali».

La Chiesa del silenzio, o di Oltrecortina, e il dialogo ecumenico sono tra le principali direzioni di sviluppo nel diffondere lo spirito di unità e di comunione incoraggiate da Paolo VI. I primi viaggi di membri del Movimento in nazioni soggette al regime comunista risalgono al 1955. L’8 settembre di quell’anno, infatti, Guido Mirti partiva alla volta di Praga recando con sé una benedizione di Pio XII alla Chiesa che lì viveva in clandestinità. Il desiderio di Chiara di portare aiuto a quei cristiani, acuito dai fatti d’Ungheria del 1956, aveva preso corpo sul finire del 1959, quando Natalia Dallapiccola, la prima delle compagne di Chiara Lubich, era giunta a Berlino per creare un primo focolare, che divenne ben presto un punto di riferimento per molti che dalla Germania Est vi trovavano accoglienza, conforto, forza spirituale.

Nel luglio del 1960, presenti Chiara e don Foresi, si svolgeva nella città tedesca la prima Mariapoli, con persone provenienti dalla parte orientale. Nell’udienza del 31 ottobre 1964 Paolo VI si interessa alla diffusione del Movimento Oltrecortina, e suggerisce un’ulteriore prospettiva di sviluppo: la costituzione a Roma di centri turistici per accogliere persone provenienti dall’Est europeo, onde mantenere vivo il loro contatto con la cristianità, e per promuovere viaggi nell’Oltrecortina, onde portare aiuto e conforto.

Nel frattempo, anche l’incontro con cristiani di altre denominazioni, come sovente avviene nella storia del Movimento, non è programmato. Con il semplice passaparola, alcune suore evangeliche delle Sorelle di Maria, le Marieschwestern provenienti da Darmstad (Germania), avevano preso parte alla Mariapoli di Fiera di Primiero nel 1957: si rivela così un’attitudine al dialogo che negli anni, in sintonia con quanto espresso dai pontefici, si svilupperà ad ampio raggio a vari livelli e in diverse direzioni. Fiducia e incoraggiamento del resto erano stati manifestati esplicitamente nella storica udienza del 31 ottobre 1964, verso la persona di Chiara, alla domanda della quale: «È contenta la Santità Vostra che io lavori [per la Chiesa]?», Paolo VI aveva risposto: «Sì, figliola, con tutto il cuore».

Il papa del dialogo con tutto il mondo
Quando sono andata in udienza dal Santo Padre Paolo VI, specie la prima volta, ho avuto l’impressione netta di trovarmi di fronte ad una persona che amava in modo del tutto particolare. Il Papa diceva parole di quella sapienza che supera tutti gli ostacoli giuridici tuttora vigenti; comprendeva, accoglieva nella sua anima tutta la complessa Opera che gli presentavo. Il Papa stesso mi incoraggiò a dir tutto, perché, mi assicurò, «qui tutto è possibile». Ricordo che sentii una perfetta sintonia fra ciò che il Papa mi diceva e ciò che mi sembrava fosse venuto da Dio per l’edificazione di quest’Opera. E l’impressione fu così forte d’aver avuto quasi la sensazione che quello studio, dove il Papa riceve, fosse senza soffitto, e cielo e terra si congiungessero. […] È il Papa del dialogo con tutto il mondo, è il Papa che vede potenzialmente tutta l’umanità come una sola famiglia, una sola nazione.
(tratto da Uomini al servizio di tutti di Chiara Lubich, Città Nuova, 1978, pp. 105-107).

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