Papa Francesco in pellegrinaggio alle sorgenti della fraternità

Nuovo viaggio apostolico di papa Francesco a Cipro e in Grecia. Grande attenzione per la popolazione e per i migranti. Le sorgenti del vivere insieme, afferma Bergoglio, stanno nell’accoglienza reciproca. In questi anni e ancora oggi molte, troppe persone«non trovano ospitalità, ma ostilità... Quanti hanno perso la vita in mare! Oggi il “mare nostro”, il Mediterraneo, è un grande cimitero».

Un fratello nella fede che va incontro ad altri fratelli «nel nome del Signore della pace». Con questo spirito papa Francesco si rimette in viaggio per raggiungere le popolazioni di Cipro e della Grecia. Parte con gioia per il trentacinquesimo viaggio apostolico, «nel nome del Vangelo», «sulle orme dei primi grandi missionari» Paolo e Barnaba, come dice Bergoglio nel suo messaggio prima della partenza. «C’è “una grazia sinodale”, una fraternità apostolica che desidero tanto e con grande rispetto: è l’attesa di visitare le care Beatitudini Chrysostomos e Ieronymos, Capi delle Chiese Ortodosse locali». Parte anche come pastore per incontrare il piccolo gregge dei cattolici, cui vuole portare l’incoraggiamento di tutta la Chiesa Cattolica. Porta nel cuore il desiderio di unità, di comunione tra tutti: «Non vedo l’ora di incontrarvi tutti, tutti! Non solo i cattolici, tutti!», afferma.

Un pellegrinaggio alle sorgenti antiche dell’Europa: a Cipro, «propaggine della Terra Santa nel continente»; in Grecia, «patria della cultura classica». Anche oggi «l’Europa non può prescindere dal Mediterraneo, mare che ha visto il diffondersi del Vangelo e lo sviluppo di grandi civiltà», dice Francesco. «Il mare nostrum, che collega tante terre, invita a navigare insieme, non a dividerci andando ciascuno per conto proprio, specialmente in questo periodo nel quale la lotta alla pandemia chiede ancora molto impegno e la crisi climatica incombe pesantemente».

Il mare, che molti abbraccia popoli, «con i suoi porti aperti ricorda che le sorgenti del vivere insieme stanno nell’accoglienza reciproca». Purtroppo, in questi anni e ancora oggi molte, troppe persone – uomini, donne e anche bambini – costrette a fuggire a causa della povertà o della guerra, approdano sulle coste del continente dove «non trovano ospitalità, ma ostilità», ricorda con amarezza papa Francesco. «Quanti hanno perso la vita in mare! Oggi il “mare nostro”, il Mediterraneo, è un grande cimitero».

Per questo motivo il viaggio sarà anche un pellegrinaggio alle sorgenti dell’umanità: non c’è altra strada da percorrere se non quella della fraternità e nell’integrazione. Con questo spirito papa Francesco raggiungerà Lesbo, pellegrino di pace e fraternità. Anche nel corso dell’Udienza generale del mercoledì il papa ha chiesto preghiere per le «care popolazioni di quei Paesi ricchi di storia, di spiritualità e di civiltà» che sta andando a visitare. «Sarà un viaggio alle sorgenti della fede apostolica e della fraternità tra cristiani di varie confessioni. Avrò anche l’opportunità di avvicinare un’umanità ferita nella carne di tanti migranti in cerca di speranza».

E a Maria – invocata ancora una volta presso la basilica di S. Maria Maggiore prima di partire – affida il suo viaggio, i volti e le attese, le preoccupazioni e le speranze di tutti coloro che incontrerà. Tra i molti incontri che papa Francesco farà nei cinque giorni, nel pomeriggio del 3 dicembre celebrerà una preghiera ecumenica con i migranti a Cipro; il 5 dicembre, in Grecia, insieme a sua beatitudine Ieronymos II arcivescovo di Atene, visiterà l’isola di Lesbo nella quale era già stato nel 2016 sostando nel campo profughi, a significare che l’impegno a favore dei i migranti e dei rifugiati è una sfida ecumenica che occorre affrontare lavorando insieme.

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