Oney, Sandra, Bebe, Alex, Assunta e gli altri grandi campioni italiani

Quando lo sport ti entra nel sangue e non puoi più farne a meno. Riviviamo con la seconda parte del nostro diario paralimpico, alcuni dei momenti più significativi vissuti ai Giochi di Rio 2016, da lunedì 12 a mercoledì 14 settembre
Bebe Vio

Giorno 5 – Lunedì 12 settembre – La medaglia di Oney, l'azzurro col sorriso venuto da L'Avana

L'amore per lo sport (e per la vita) è il vero comune denominatore di tante storie che le Paralimpiadi di Rio 2016 stanno portando alla luce. Un amore così forte da diventare uno stimolo per superare le circostanze, spesso drammatiche, che hanno caratterizzato la vita di questi atleti. Un amore così forte da diventare uno stimolo per riuscire ad andare oltre ogni limite, per abbattere i pregiudizi, per far sentire questi uomini e queste donne un po' meno diversi dagli "altri". E lo sport, alla fine, ha ripagato tanti di loro, offrendo appunto, una volta usciti dal buio, una nuova, coinvolgente, opportunità. Oney Tapia, cubano di nascita che vive in Italia dal 2003, al buio, nel vero senso della parola, vi è rimasto dal 2011. Lui, giardiniere, stava tagliando un albero quando gli è caduto un tronco in testa facendogli perdere la vista. Oney, che in precedenza aveva praticato boxe e baseball, è un ragazzo che ama profondamente lo sport e allo sport non poteva proprio rinunciare. Così, già pochi giorni dopo l'incidente, è entrato a far parte di una società leader dello sport per non vedenti (la Omero Runners di Bergamo), e dopo aver praticato diverse discipline ha scoperto l'atletica leggera, in particolare il lancio del disco, specialità in cui a Rio ha vinto uno splendido argento (la quattordicesima medaglia della spedizione paralimpica azzurra in terra verdeoro). Amante della musica (suona il pianoforte), e delle passeggiate in montagna, il nostro atleta fa dell'allegria e del sorriso il suo vero e proprio "marchio di fabbrica". Lo avete visto mentre cantava in modo coinvolgente durante l'intervista post gara ai microfoni Rai? Un vero spettacolo!

 

Giorno 6 – Martedì 13 settembre – La "seconda carriera" di Sandra e il "secondo oro" azzurro

Un'altra ragazza che ama profondamente lo sport è Sandra Paovic. Nel 2008, Sandra era posizionata tra le prime cinquanta giocatrici di ping pong del ranking mondiale. Atleta di punta della nazionale croata, dopo diverse partecipazioni ai campionati del mondo la Paovic riuscì a qualificarsi anche per le Olimpiadi, dove prese parte sia alla prova individuale che a quella a squadre. L'anno dopo, però, sulla strada che la portava all'aeroporto di Parigi al termine di una gara, fu vittima di un terribile incidente stradale in cui subì una grave lesione spinale-cervicale. Una lunga riabilitazione, il pensiero che ormai lo sport non potesse più far parte della sua vita … Poi, invece, la voglia di tornare a spingere la pallina al di là della rete è riapparsa più forte di prima. Così, anche se nel frattempo quei gesti che prima per lei erano "normali" sono diventati molto più complicati, Sandra nel 2013 è tornata a gareggiare. E a vincere. Con una grinta e una tecnica che ne fanno attualmente una delle star più celebrate dello sport paralimpico. Pensate, tre anni senza mai perdere un incontro. Come accaduto agli europei del 2013, il primo importante successo della sua "seconda carriera". Come accaduto poi ai mondiali del 2014, e anche alle Paralimpiadi di Rio 2016, dove ha vinto la medaglia d'oro proprio pochi minuti prima del trionfo di un atleta azzurro, colui che ci ha regalato il secondo oro italiano di questi Giochi. Parliamo di Francesco Bocciardo, ventiduenne genovese che conquista chiunque entri in contatto con lui per i modi particolarmente garbati e gentili, quasi d'altri tempi, che lo contraddistinguono. Francesco, nato con una diplegia spastica (una forma di paralisi cerebrale infantile che colpisce entrambe le gambe), ha conquistato il titolo paralimpico nei 400 metri stile libero categoria S6. E il medagliere italiano continua a crescere …

 

Giorno 7 – Mercoledì 14 settembre – Italia dieci e lode. Una giornata memorabile, a chiare tinte azzurre

Dieci medaglie in un solo giorno. Cinque d'oro, due d'argento e tre di bronzo. Tutte insieme, in una giornata davvero "trionfale" per i colori azzurri. Indimenticabile. Sì, questo mercoledì 14 settembre sarà davvero impossibile da dimenticare per tutto il movimento paralimpico italiano. Momentaneamente, ci ritroviamo a ridosso della top ten del medagliere di questi Giochi. Un risultato straordinario, difficile da pronosticare alla vigilia. Il merito è del solito Federico Morlacchi, nuotatore arrivato alla terza medaglia a Rio (questa volta un argento nei 100 rana), del suo collega Efrem Morelli, bronzo nei 50 rana, e di Alberto Luigi Simonelli, argento nel tiro con l'arco (come a Pechino nel 2008). Il merito è di un atleta all'esordio in una Paralimpiade, come Giancarlo Masini, e di una che di Paralimpiadi è invece una vera e propria veterana (c'era già a Seoul nel 1988), come Francesca Porcellato (entrambi hanno vinto il bronzo nella cronometro di handbike). Il merito è di due ragazzi già capaci in passato di laurearsi più volte campioni del mondo, come Vittorio Podestà e Luca Mazzone (tutti e due vincitori della medaglia d'oro sempre nelle cronometro delle rispettive categorie). Il merito è anche di un vero e proprio asso della scherma, quella Bebe Vio che ha iniziato a praticare questo sport sin da bambina, innamorandosene perdutamente, per poi lasciarlo (solo momentaneamente) a causa di una meningite fulminante che nel 2008, a soli 11 anni, l'ha costretta all'amputazione di parte di entrambe le gambe e di entrambe le braccia. Bebe, però, dopo una lunghissima degenza ospedaliera, non ha potuto proprio fare a meno di provare nuovamente a tirare di scherma. Sembrava quasi impossibile, considerato che nessuna donna al mondo fa scherma con quattro arti amputati. Invece, questa "ragazzina terribile" la cui storia meriterebbe davvero di essere conosciuta da tutti (vi consigliamo vivamente la sua autobiografia dall'eloquente titolo "Mi hanno regalato un sogno" edita da Rizzoli), ce l'ha fatta! Diventando, peraltro, quasi imbattibile nella sua categoria di fioretto. Pensate che nel vittorioso torneo di Rio 2016 ha messo a segno, tra turni preliminari e quelli ad eliminazione diretta, un parziale complessivo di 70 stoccate a 14! Un vero fenomeno!

 

Infine, last but not least, le altre due medaglie di questa giornata a forti tinte tricolore sono arrivate per merito di due ex campioni dello sport azzurro per "normodotati". Parliamo di Alex Zanardi e Assunta Legnante. Alex, prima di subire l'amputazione di entrambe le gambe a seguito di un drammatico incidente in gara avvenuto nel settembre del 2001, era un pilota di Cart e Formula 1. Assunta, invece, prima di perdere definitivamente la vista nel novembre del 2011, era stata un'ottima lanciatrice di peso, vincitrice tra l'altro della medaglia d'oro ai campionati europei indoor (era il 2007). Alex, alle Paralimpiadi di Rio, ha fatto il suo esordio vincendo la prova a cronometro di handbike, ma lo vedremo ancora in gara nei prossimi giorni. Assunta, dal canto suo, si è aggiudicata la medaglia d'oro del lancio del peso nella gara riservata alle atlete non vedenti. I nostri due atleti, che hanno bissato in questo modo le vittorie conquistate quattro anni fa a Londra, non hanno permesso che quanto loro accaduto interrompesse per sempre la loro voglia di fare dello sport. Come Oney, Sandra, Bebe e tanti altri, Alex e Assunta hanno reagito, sapendosi reinventare. Come sportivi, e soprattutto come persone.

 

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