Chiara Lubich: una nuova famiglia per il mondo

I viaggi in nord e sud America e in Africa. Le prime Mariapoli permanenti. In occasione del Centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei Focolari, continuiamo la pubblicazione degli articoli sulla sua vita, apparsi sulla rivista Città Nuova nel 2019. Undicesima puntata.
1968. Chiara Lubich a New York

Gli anni 1964-1965 sono caratterizzati da molti viaggi, che il Diario di Chiara fedelmente descrive. Si reca, infatti, in continenti dove il Movimento è nato da poco: Nord America, America Latina, Africa. Il sogno che ha nel cuore è l’unità del mondo, affinché si realizzi la preghiera di Gesù al Padre: «Che tutti siano uno».

Nord America
Scriverà Silvio Daneo, giovane focolarino che si trova a New York nel 1964: «Dopo il freddo inverno di quest’anno nella nostra città, abbiamo ricevuto la notizia che Chiara avrebbe visitato sia il Nord che il Sud America nel prossimo mese di marzo e si sarebbe fermata alcuni giorni a New York».
Chi ha ricevuto questa strabiliante notizia? Un piccolo gruppo di 4 focolarini e 4 focolarine stabilitisi in quella città alla fine del ’61 in due focolari. Chiara scriverà nel suo Diario: «All’arrivo focolarini e focolarine che salutano… Sono venuta per loro, perché siano meno soli in questo sterminato Paese».

In macchina con le focolarine Chiara chiede di passare davanti agli edifici dove esse lavorano. Dice loro: «Guardo i grattacieli, ma mi costa fatica convincermi d’essere in America: l’unità è così forte che annulla letteralmente le distanze, siamo uno». Con i focolarini salirà sull’Empire State Building. Guardando la città, le viene indicato dove alcuni di essi lavorano. «Pochi – scriverà –, tra milioni di abitanti, affidati al Cuore di Gesù perché la città si presta ad un incendio d’amore divino». «La città d’oro», chiamerà New York, memore della meditazione dove diceva: «L’oro della mia città è Dio».

Nel 1965 Chiara ritornerà insieme a don Pasquale Foresi. «Dio non si ripete – scriverà –. Ogni anno ha la sua bellezza. L’altro anno eccelleva in contemplazione; quest’anno in azione». Incoraggia i progetti da realizzare: il Centro Mariapoli, la casa editrice New City Press, il giornale Living City, l’apertura di nuovi focolari. Afferma che ogni progetto finisce bene solo se non perde mai di vista la meta, che è contribuire al compimento della preghiera di Gesù al Padre: «Che tutti siano uno». Viaggiando per la città, Chiara ama fermarsi nell’«isoletta spirituale di New York», che custodisce la tomba di santa Francesca Cabrini, “un’amica”, sotto la cui protezione mette l’Opera di Maria americana.

Fa anche una breve visita al Palazzo dell’Onu. Chi poteva immaginare allora che nel 1997 avrebbe parlato proprio in quella sede? Nella vicina chiesa cattolica comprende che per perseguire la pace, auspicata da papa Paolo VI, il modo migliore è «portare Gesù nel mondo». Nel tragitto verso l’aeroporto, Chiara mette in luce il contributo di Enzo Maria Fondi e Graziella De Luca, fra i primi ad accogliere il suo Ideale, ora nuovi incaricati della zona. «C’è chi semina e c’è chi miete – conclude – e la gioia è di tutti».

Sud America
Nel 1964, ripartendo da Buenos Aires dopo la visita in Argentina, Chiara scriverà: «L’anima è stata presa unicamente da Dio, che ordina con la sapienza le sue opere». Spiega il principio del muoversi come una semiretta che parte dal nostro cuore e va sempre solo fino a Dio. Se l’Infinito poi si dona, allora, e solo allora, riceviamo da Lui, qualunque sia il tramite che Egli usa. Per il Movimento in Argentina (e poi anche in Brasile) si prospetta la costruzione del Centro Mariapoli «in un posto incantevole», arrivato in dono.
Anche in Brasile Chiara troverà tanta vita. Descrive l’impressione che le rimane dopo aver letto quello che focolarini e focolarine le hanno scritto: «Come sono i tuoi figli, Maria, madre nostra, come li lavori, come ognuno è diversissimo dell’altro. Sono felice di aver detto il mio sì perché tu, Maria, e la Chiesa, avete una nuova famiglia con un nuovo sangue spirituale che potrà formare dei santi». Nel 1965, in partenza da Recife scrive: «Addio, Brasile! Lì, nella tua terra lascio anche il mio povero cuore. Ma ciò di cui son certa è che qui Maria è venuta e t’ha guardato con immenso amore».

Loppiano
«Perché non trasformare le Mariapoli da temporanee in permanenti?»: l’idea spunta già negli anni ’50. Ma è nel 1962, in Svizzera, ammirando da una collina l’abbazia benedettina di Einsiedeln, che Chiara immagina una cittadella dove l’unica legge sia quella evangelica dell’amore reciproco. Per il resto sarà una città normale, con case, chiese, negozi, campi sportivi, aziende, scuole. La prima cittadella permanente nasce a Loppiano, vicino a Firenze, nel terreno donato da Vincenzo Folonari (Eletto), focolarino morto in un incidente il 12 luglio 1964. Già nell’ottobre di quello stesso anno giungono i primi focolarini, poi le famiglie e si iniziano varie attività lavorative.

Chiara a Fontem con Piero Pasolini
Chiara a Fontem con Piero Pasolini

Fontem
Nel 1965, durante il suo primo viaggio nel continente africano, Chiara vede i focolarini e le focolarine, medici e infermiere, come “piccoli eroi” che vivono sparsi nel Camerun a curare gli ammalati. Essendo molto lontani gli uni dagli altri, Chiara coglie come un segno di provvidenza l’idea del vescovo Peeters di aprire un ospedale in una valle in piena foresta equatoriale, dove il 90% dei bambini sotto i 10 anni muore per la malattia del sonno. Qui nel 1964 nasce l’ospedale Mary Health of Africa. Intorno, «una specie di Loppianina», spiega Chiara, dove «ammirare come si vive in una città l’Ideale». In quegli anni definisce anche le linee di crescita per tutta l’Africa, che più tardi incanterà il mondo con le sue cittadelle.

——————
Pagine di diario
4 gennaio 1965
Ho ricominciato a far meditazione sui punti della spiritualità. «Dio!». Era l’Ideale, e Dio sento, grazie a Lui, è rimasto l’aspirazione del mio essere, che lì tende. Ora non mi resta che lavorare, per la tua Opera, per la tua gloria. Lavorare nel quadro degli Statuti che la Chiesa ha confermato, nella cornice di unione con Te, unione sulla quale poggerà tutto l’edificio che d’ora in poi vorrò costruire. E fare, fare per Te, e lasciare tutto in ordine per chi dovrà continuare quando Tu mi chiamerai.
Gesù… non so dirti, non so parlare. So solo che ho un enorme desiderio d’amarti: facendo la tua santissima volontà. «Et nos credidimus charitati!». Dio mio, quanto è saggio credere al tuo amore! Come la storia nostra, dell’Opera, lo sta a dimostrare.
Quanta riconoscenza Gesù per Te, vero protagonista di tutto ciò che è successo, e per Maria… la Madre di misericordia, la Virgo Potens! «Amore che risponde all’Amore»… Sì, Signore, non desidero altro e ricomincio daccapo.

31 ottobre 1965
«Chiedete e vi darò… in eredità tutte le genti». Gesù, l’abbiamo chiesto quando eravamo giovanette, allorché eravamo coscienti d’esser poche, povere, bambine, ma che Dio era con noi. Ora, se dopo 22 anni c’è quest’incendio incipiente, dopo altri 20 chissà cosa potrebbe essere se noi tutti chiediamo! Si tratta di domandare, in unità con la Chiesa, tutto il mondo. E sei Tu che ci incoraggi a farlo. «Chiedete e vi darò…». E, se noi non chiediamo, non siamo degni di vivere per l’ut omnes.
(Da Diario ’64-‘65 – Città Nuova)

Leggi anche

I più letti della settimana

Altri articoli

Simple Share Buttons