Nucleare e transizione energetica

Il costo eccessivo dell’energia elettrica che grava sul nostro Paese impone di investire sulle fonti rinnovabili, ma anche di non chiudere la porta alla ricerca sul nucleare. Contributi per un dibattito. Vedi focus sul tema
Nucleare civile. Il presidente francese Macron ivisita una grande impresa nucleare a Le Creusot, 2020 AP/Laurent Cipriani, Pool)

Il costo dell’energia elettrica è destinato a rimanere molto elevato per motivi geopolitici e scelte strategiche a livello europeo (vedi articolo precedente). Un dato di fatto che potrebbe costituire una spinta per investire sulle fonti rinnovabili, ma è necessario trovare tutte le soluzioni possibili ovviamente seguendo criteri di sostenibilità ambientale ed economica.

L’urgenza di tale scelta appare evidente dall’analisi del periodo della pandemia, che offre una riflessione molto interessante e importante. Come rileva il Sesto rapporto IPPC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) pubblicato ad agosto 2021, in conseguenza dei lockdown estesi in tutto il mondo si è rilevata una riduzione in tempi brevissimi sia delle emissioni di inquinanti atmosferici che dei gas serra.

Per quanto riguarda i primi, si è assistito a un seppur temporaneo miglioramento della qualità dell’aria in tutto il pianeta. Per quanto riguarda i secondi, i lockdown hanno prodotto una riduzione del 7% delle emissioni di CO2 a livello globale, un dato enorme che non ha precedenti negli ultimi 50 anni.

A questo però non si è associata una riduzione della concentrazione di CO2 e, conseguentemente, nessun apprezzabile effetto sulla temperatura del pianeta.

Questo dato conferma che per contrastare il riscaldamento climatico sono necessarie riduzioni della concentrazione di CO2 e degli altri gas serra di grossa entità e sostenute nel tempo, fino a una completa decarbonizzazione, perché per apprezzare gli effetti della riduzione delle emissioni sulla concentrazione di gas serra in atmosfera sono necessarie azioni e strategie di lungo periodo.

Ecco, quindi, il nodo del problema: soluzioni di lungo periodo, sostenibili sia ambientalmente sia economicamente.

Tutte le fonti energetiche classiche che hanno determinato il successo dell’umanità finora, e tutti i problemi conseguenti al fatto che sono basate sulla combustione (legna, torba, carbone, petrolio e gas), devono avere i “giorni contati” se vogliamo pensare ad un futuro per il nostro pianeta.

In questa prospettiva ritengo che non vi debba e non vi possa essere una contraddizione tra la scelta decisa verso le fonti rinnovabili e l’energia nucleare. Personalmente non le vedo come “il diavolo e l’acqua santa”, quanto piuttosto tecnologie e strategie differenti, ma complementari, che solo insieme possono offrire una prospettiva credibile, sostenibile e realistica per il futuro energetico del pianeta.

Personalmente – e in base a quello che conosco per la mia professione sulle tecnologie attuali e sulle prospettive future nel medio periodo –  non credo che le fonti rinnovabili saranno in grado, da sole, di soddisfare il fabbisogno energetico del pianeta. Occorre pensare ad altre fonti “complementari”.

A proposito del nucleare, da esperto in materia energetica e impiantistica, mi permetto di affermare che tale tecnologia è matura, sicura e affidabile. I disastri a cui abbiamo assistito nella storia recente (Chernobyl e Fukushima) sono figli di scelte progettuali, gestionali e politiche profondamente sbagliate, da cui bisogna assolutamente imparare per evitare che si ripetano.

Con questo, però, non ritengo corretto demonizzare a priori questa fonte energetica e la tecnologia sviluppata per il suo sfruttamento. Sono convinto che una strategia energetica europea possa costituire un contesto sufficientemente maturo e solido per analizzare questa prospettiva e – mi auguro – adottare la fonte nucleare ancora come un contributo necessario e indispensabile al nostro sviluppo.

Si dovranno analizzare sia scenari di “revamping” degli impianti esistenti (prolungandone la vita utile), sia di costruzione di nuovi impianti. I costi dovranno essere gestiti con molta attenzione e cautela (anche per evitare speculazioni) e gli inevitabili impatti ambientali (ogni fonte energetica ne ha!) dovranno essere confrontati con rigore scientifico (e non di “pancia”) rispetto alle alternative, e ponendosi la “solita” domanda non banale: l’eredità (ambientale), che lasciamo ai nostri discendenti per i prossimi millenni, e gli “scarti” è bene / meglio che siano distribuiti per tutto il pianeta o “concentrati” e controllati (le temute scorie nucleari)?

Lo sviluppo economico e industriale del futuro, se lo vogliamo davvero per tutti (ora è solo per una minoranza della popolazione) e per molto tempo, dobbiamo avere il coraggio di pensarlo senza ideologismi o posizioni condizionate da timori oscurantisti. Le scelte sono e saranno sempre più difficili e molto impegnative, ma sono fiducioso che le potremo fare partendo da un dialogo e una riconciliazione tra visioni contrapposte e tra mondi (culturale, scientifico, tecnologico, finanziario, ecc.) ora apparentemente in guerra tra loro.

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Sulla questione vedi anche Enzo Ferrara Ritorno al nucleare?

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