Nonostante la nebbia

Dal 21 marzo su Prime Video e altre piattaforme il film di Goran Paskelievic sui minori scomparsi in Italia.

Sono almeno diecimila i minori arrivati sui gommoni da noi e dei quali non si sa più nulla. Scomparsi nella nebbia dell’indifferenza o del male. Questa è la storia di uno di loro.

Paolo (Giorgio Tirabassi) è un ristoratore. Una sera nebbiosa scorge dalla macchina su cui viaggia sopra una panchina un bambino infreddolito. Il piccolo sa solo una parola: ok, e null’altro. Pur diffidente, accetta di essere portato a casa dell’uomo.

Il ragazzino, otto anni, si chiama Mohammed (Yousef HassaEl Nabbi), ed è siriano. Arrivato su un gommone, ha perso i genitori sul mare, è stato salvato da un amico, Alì, che l’ha abbandonato. La moglie di Paolo, Valeria (Donatella Finocchiaro), depressa per la morte del figlio, dopo alcune perplessità decide di accoglierlo in casa. Rivede in lui il suo bambino, lo veste con gli abiti di lui, vuole convertirlo al cattolicesimo.

È una donna che nella fede cerca di trovare conforto alla sua perdita: aspettava un ”segno”, le sembra sia il ragazzino. Convince il marito, fra loro due il rapporto ricomincia. I parenti però non capiscono la situazione, specie la mamma di Valeria (Anna Galiena) con cui la donna ha uno scontro memorabile: la madre è credente, ma poi nella pratica è contraria a che Mohammed stia dalla figlia. Tanto più che il ragazzino un giorno scappa; l’amore di Valeria è ossessivo, non lo lascia libero. Fino ad una conseguenza dolorosa.

Il racconto, asciutto, fatto di dialoghi ben scritti ed essenziali, recitato con grande convinzione dal cast, delinea pienamente l’ambiente di provincia dove si svolge l’azione. La fotografia è umida come il paesaggio, gli interni hanno qualcosa di freddo, come di mancante, i rapporti sono abitudinari, la fede una tradizione.

La regia si interessa soprattutto dei caratteri: la madre disperata, depressa, che diventa ossessiva sul piccolo siriano, il marito buono e disponibile che cerca di ricostruire il rapporto con lei, i parenti superficiali.

Protagonista centrale il bambino. Vittima di un destino crudele che gli ha sottratto i genitori,spaesato, ma fedele alle preghiere mattutine sul tappeto, ingenuo,spaventato davanti ad un mondo che non conosce ed infine deciso a riappropriarsi – istintivamente – della propria identità e libertà.

Il problema di fondo è la figura di Valeria, la donna rimasta priva di un figlio, che lo vuole “sostituire” con il ragazzino siriano, strumentalizzandolo per sè, senza volerlo, e senza riflettere sulla personalità e sull’ambiente da dove viene il piccolo.

È un errore che può capitare, anche se comprensibile in una situazione come questa, le cui conseguenze però possono rivelarsi fatali. Rimane tuttavia il fatto che, nonostante la nebbia (= paura, depressione, errore) la volontà di superare una tragedia con l’amore rimanga un valore positivo, che dà una piccola luce al dramma della vicenda.

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