Non solo migranti

Nella giornata mondiale del rifugiato (70 milioni di persone nel mondo secondo l'Unchr), proponiamo la lettura del papa nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante per saper cogliere i segni dei tempi nei fenomeni
ANSA/CLAUDIO PERI

Proprio il giorno successivo allo svolgimento delle elezioni europee, mentre rimbalzavano i commenti ai risultati, è uscito il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà il 29 settembre 2019. Non mi pare una coincidenza casuale vista la centralità dell’argomento “migrazioni” coniugato con la questione “sicurezza”, che ha occupato una fetta notevole della campagna elettorale e non solo in Italia, dove in modo particolare è stato cavallo di battaglia di vari schieramenti. Il significato cresce, poi, se si considera che simboli religiosi sono entrati nell’agone politico suscitando non poche perplessità, da una parte, e convincendo della validità della politica di chiusura, dall’altra.

In tal senso, il testo di papa Francesco, lungi dal voler essere una risposta alle diatribe politiche, è un forte richiamo alla necessità di un vero atteggiamento evangelico di fronte ai migranti come a coloro che «ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”».

Già in questa affermazione posta alla chiusura del messaggio notiamo una precisazione cruciale. Non sono i processi migratori a caratterizzare il nostro tempo ed il nostro mondo attuale, quanto i migranti, coloro che ne sono i protagonisti. Qui, mi pare, stia la chiave di lettura di queste due pagine dense di significato e senso cristiano dedicate ad un problema che caratterizza i nostri giorni e che ne farà la storia per i secoli a venire.

Papa Bergoglio interpella tutti ad una lettura cristiana di ciò che sta avvenendo lontano dalla propaganda politica che, lo abbiamo visto palesemente in occasione della recente campagna elettorale, abilmente sfrutta il fenomeno per creare paure, debite ed indebite, e assicurarsi voti e seggi. Il rischio serio è che le paure portino al razzismo, afferma perentorio il papa.

A fronte di tali manipolazioni, in cui purtroppo anche una buona parte di noi credenti continuiamo a cadere con grande ingenuità umana e religiosa, papa Francesco richiama tutti a tener conto del fatto che «la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità».

È quindi, necessario non seguire quella “cultura dello scarto” che li mette ai margini sia delle nostre società, fino a vietarne lo sbarco in porti sicuri, che del nostro modo di pensare, che vuole, poi, giustificare atteggiamenti apparentemente ragionevoli: non ultimo il “prima noi e poi gli altri”, predicato anche con un crocifisso o un rosario in mano. Si tratta di un modo di pensare, nota Bergoglio, lontano da quello evangelico che dice «prima gli ultimi».

Come sempre fa, fin dall’inizio del suo pontificato e in perfetta continuità con i suoi predecessori, papa Francesco mette al centro della sua riflessione la “persona” o, meglio, almeno in questo caso, visto i milioni di individui coinvolti nel fenomeno migratorio a tutte le latitudini, “le persone”.

E lo fa in modo efficace scandendo il suo monito con alcuni «non si tratta solo di migranti». Il vero problema, infatti, più che coloro che cercano di trovare una nuova dimora in parti del mondo diverse da quella in cui sono nati o hanno vissuto, sono le “nostre paure” e la mancanza di compassione e di carità, che non ci permettono di avere uno sguardo serenamente cristiano e umano su quanto sta avvenendo e sulle persone che vivono questi drammi, causati nella maggioranza dei casi dai Paesi che rifiutano ora di accoglierli.

Solo questi elementi – compassione e carità –, tipicamente cristiani, ma presenti sia pure in modo diverso in tutte le culture e religioni – basta pensare alla Regola d’oro – permettono di rendersi conto che «aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità».E sono ancora carità e compassione che permettono di rendersi conto che «lo sviluppo esclusivista rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo, promuovendo la loro crescita integrale, e si preoccupa anche delle generazioni future».

La prospettiva che papa Francesco propone di fronte a queste persone è, dunque, quella che sta alla radice della logica cristiana. «Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo».

In sintesi il messaggio riprende la road-map che Francesco ha proposto più volte e che si sintetizza in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

E il respiro del messaggio è quello dell’umanità. Infatti, «non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana». La voce di Francesco si alza ancora una volta chiara e forte per arrivare a una vera «conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto».

È un monito importante anche per quanto sta vivendo l’Europa che sta rischiando seriamente di sposare sempre più proprio questa cultura esclusivista e dello scarto viaggiando verso un futuro sempre più povero, non solo di valori e di quelli cristiani così tanto implorati anche da politici, ma anche dal punto umano senza sottovalutare l’aspetto socio-politico.

La ricchezza delle culture di provenienza di molti di questi migranti sarebbe senza dubbio un grande valore aggiunto nel corso del tempo. La chiusura e l’esclusivismo non solo non sono valori cristiani ma rischiano di essere un pericoloso boomerang sociale ed umano.

 

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