Non solo Messias: bentornata Serie A

48 giorni dopo quel 2 agosto, data dell'ultima giornata 2019/20, ritorna la Serie A italiana, che riparte con sette partite: un avvio segnato dalla pandemia, ma non mancano le storie da ricordare, come quella di Junior Messias
Junior Messias in allenamento con il Crotone (foto della pagina Facebook FC Crotone)

Tre partite (Lazio-Atalanta, Benevento-Inter e Udinese-Spezia) sono già state rinviate al 30 settembre per consentire a tutti di avere tempo per la preparazione atletica, ma tra il posticipo del lunedì e il fine settimana appena trascorso ha riaperto i battenti, con la prima giornata, la Serie A 2020/21. Un inizio ovviamente segnato dall’emergenza coronavirus, che ha visto i calendari e i mercati bloccati o insidiati, nel calcio come del resto in qualsiasi attività da sette mesi a questa parte: pochi acquisti, trattative sospese o low cost e incertezze hanno segnato le settimane precedenti questo inizio, come non si vedeva dalla fine della Seconda Guerra mondiale.

Si riprende a porte chiuse, eccezion fatta per l’Emilia Romagna, con le gare di Parma-Napoli e Sassuolo-Cagliari, ove sono stati ammessi 1000 tifosi allo stadio, per lo più segnalati dalle società stesse tra sponsor, parenti degli atleti e rappresentanti di categoria. Un piccolo segnale percepito anche dai calciatori, che hanno sottolineato come lo sport senza tifosi sia pressoché surreale. Ma il virus circola ancora e, pertanto, vietato essere superficiali: lo sanno soprattutto società come il Cagliari, ad esempio, che ha visto tre contagiati in ritiro. Tra le attese delle tifoserie di conoscere nuovi beniamini, come ad esempio quelli di Juventus e Roma, ancora alla ricerca di bomber, non mancano curiosità e storie memorabili su cui focalizzare la nostra attenzione.

Se l’arrivo di Andrea Pirlo in panchina a Torino alla corte di Agnelli genera interesse per capire se “il maestro” sarà impeccabile da tattico motivatore come lo era in campo palla al piede, non mancano le sorprese da scoprire e sottoporre ai più giovani, come quella di Junior Messias, attaccante brasiliano in forza al Crotone, arrivato a 29 anni in Serie A con un motto ben motivato: “Il mio messaggio per tutti i ragazzi è quello di crederci sempre. Bisogna lottare fino all’ultimo per i propri obiettivi, essere convinti dei propri mezzi. I sogni prima o poi si avverano”.

Il motivo è presto detto: cresciuto nel villaggio di São Cândido e giocando fino alla terza serie brasiliana del Mineirão, raggiunse il fratello a Torino per inseguire una carriera calcistica, nel lontano 2011, a vent’anni, con una valigia piena di sogni, ma dovette accontentarsi inizialmente solo delle serie minori, aggregandosi allo Sport Warique, formazione della comunità peruviana nel campionato amatoriale Uisp. Intanto deve lavorare per mantenere la moglie e due bambini. Dopo qualche anno a dividere il pallone con il lavoro di fattorino di elettrodomestici porta a porta, nel 2015 mister Ezio Rossi, sulla panchina del Casale, lo porta nel campionato di Eccellenza: a fine anno saranno 21 gol in campionato, con tanto di promozione in Serie D, prima del passaggio al Chieri, dove Messias attira l’attenzione dei club di B e C.

Il cerchio sembrava pronto a chiudersi: nell’estate del 2017 era pronto a firmare per la Pro Vercelli, ma un problema burocratico, legato al tesseramento dei giocatori extracomunitari in B, impedì alla trattativa di andare in porto. La mazzata avrebbe fiaccato tanti, ma non Junior, che ricomincia dal Gozzano, con cui centra una storica promozione in serie C. “È un miracolo” raccontava nel luglio 2017. Ma per questo esterno alto mancino, all’occorrenza trequartista, il meglio doveva ancora, clamorosamente, arrivare, a 29 anni: oggi per lui si aprono le porte dei grandi palcoscenici della Serie A. E’ una storia che, in tempi di pesanti preoccupazioni, fa bene a tutti ricordare: bentornata, anche e soprattutto per queste storie, Serie A.

 

 

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