Non serve altro

Continua il viaggio in Timor Est. Un Paese dove la gente non sempre vive la vita che vuole, ma quella che può. Dove le persone sono maestre nell’aggiustare quello che non va e nel sapersi accontentare.

Lospalos, Timor Est, 31 luglio 2019

Forse non vediamo mai nulla di interessante non perché esso non ci sia, ma perché sbagliamo l’ottica. Noi programmiamo, fissiamo e pretendiamo che quella determinata “cosa” vada esattamente “così”, come abbiamo deciso. Da dove ci viene questa abitudine anzi, questa illusione? Quanta rabbia e sconforto, quante depressioni sarebbero evitate se disattivassimo il sistema per cui tutto, per noi, deve essere previsto e può accadere solo se voluto!

Forse è perché abbiamo talmente tante opzioni, tanto numerose soluzioni ad ogni problema, che cresciamo credendo di scamparla. Di scamparla, intendo, alla fatica, alla tristezza e soprattutto all’imprevisto. È possibile disintossicarsi da questa ipercalendarizzazione che ci porterà a segnare in agenda anche quando andare al bagno? Qui non sto con gente che vive la vita che vuole, ma la vita che può. Gente che forse non è abile nel programmare ma di certo è maestra nell’aggiustare. Ecco sì, qui si vive una vita aggiustata. Una vita dove non si è abili nello scegliere (perchè scelta non c’è) ma si è sempre pronti a riparare. C’è sempre una fratello che abita lì vicino, uno zio che ti ospita fino a che hai bisogno.

pietro-raimondiCi siamo spostati dalla capitale Dili verso l’estremo est dell’isola, a Lospalos. Più di 200 km alla guida di una grossa cross strausata. Ho dovuto lasciare da amici gran parte del mio bagaglio, già ridotto al minimo. Basta uno zaino con l’attrezzatura fotografica, tre magliette, un fazzoletto sul viso. Per otto ore mi alternavo alla guida con Julia, 39 chili di pelle e ossa e un’invidiabile vitalità. Anziché lamentarsi del caldo e della stanchezza, accelerava ansiosa di giungere dai suoi sfoggiando la camicetta a fiorellini delle grandi occasioni. Ogni tanto mi batteva con la mano sul ginocchio gridando “icciokkèi?”, versione asiatica di “It’s ok?”. Yes, why not? Perché non dovrebbe andare bene? Mai stato meglio, mai più libero. Senza sapere cosa farò di preciso domani eppure sapendo che esattamente questo, non altro, mi purificherà mente e cuore. Questi forse non sanno contare, ma certo sanno vivere.

(vedi anche il blog La locanda della parola)

 

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