Non ora non qui

Erri De Luca - Feltrinelli
Erri De Luca
«Intorno alla mia stanza tra i campi, il vento si riempie di foglie di alberi piantati da me. Quando scrivevo Non ora, non qui nessuno di loro aveva piede in terra. Qui posso misurare il tempo in foglie, in rami che si fanno spazio in aria. Da qui gli anni sono alberi che spingono dal basso verso l’alto. Da qui il tempo ha radici di mimosa, di mandorlo, di pioppo, noce, tiglio, leccio, rosmarino. Sono la famiglia che mi è cresciuta intorno.

 

Loro e non i libri hanno peso nel vento». Così scrive Erri De Luca nel presentare, a venti anni dalla prima edizione, la sua opera prima che gli ha dato notorietà. Una notorietà che accetta oggi a malincuore, e se qualcuno osa chiamarlo scrittore, lui precisa che si tratta di un equivoco: «Sono un redattore di storie tolte al campo delle vite intorno, un racimolatore, uno che passa dietro i mietitori. Raccolgo il tralasciato, lo macino e ne faccio libri smilzi, poco lievito, azzimi all’incirca. Da Non ora, non qui in poi non ho progredito in spessore».

 

Per questa riedizione del suo primo libro, ha voluto la stessa copertina di allora, una foto stampata in obliquo dove c’è Erri bambino con la madre e la sorellina. E nessun cambiamento, nessuna rilettura se non l’aggiunta della prefazione.

«Non rileggo le pagine stampate, non sono più mie. Appartengono alla persona che vorrà prendere proprio quelle nel gran bazar dei libri, si terrà compagnia con quelle. Le impugnerà in un autobus, in treno, su un traghetto, nella sua intimità domestica, le trasferirà presso di sé». È la verità nascosta nelle pagine di tutti i suoi libri.

 

Quando lessi per la prima volta Non ora, non qui, sentii fortemente che quelle parole mi appartenevano, miei quei pensieri, quel dialogo ininterrotto con la madre. Ed oggi che l’ho riletto ancora, è come se quella storia fosse intimamente legata alla mia esistenza.

Pasquale Lubrano

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