«Non cedete al pessimismo»

Nella messa celebrata a Lamezia, un'esortazione per l'intero Paese. Che non si limita dunque al contesto calabrese, ma guarda ad un "cantiere aperto" in cui tutti possano lavorare
papa lamezia
«Dal 9 ottobre niente può rimanere più lo stesso!». Ha toccato il cuore dei calabresi papa Benedetto XVI, che domenica scorsa per la prima volta ha visitato la Calabria. In 40 mila lo hanno accolto alla periferia industriale di Lamezia Terme nella Zona ex-Sir dove ha celebrato una messa. E a dare oggi voce ai sentimenti dei calabresi è mons. Luigi Antonio Cantafora, vescovo di Lamezia Terme. La visita apostolica di Benedetto XVI – dice – «ci ha aiutati a riscoprire e a valorizzare la presenza di tante risorse che, a volte, rimangono nascoste e assopite».

 

Eccola la caratteristica di questo papa: lo aveva già dimostrata con i giovani a Madrid, poi in Germania, e prima ancora in Inghilterra. Il papa penetra nella realtà del posto che visita, volge lo sguardo nelle profondità di quel popolo e indica la strada di luce da percorrere, valorizzando il bene “nascosto” che c’è in ogni terra e in ogni persona.

 

Così è stato per la Calabria. «Se osserviamo questa bella regione – ha affermato -, riconosciamo in essa una terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e sociale; una terra, cioè, dove i problemi si presentano in forme acute e destabilizzanti; una terra dove la disoccupazione è preoccupante, dove una criminalità, spesso efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza».

 

Ma il papa non si è fermato alle difficoltà. Sa bene che i calabresi sanno e possono superarle. A un patto però: «Non cedete mai alla tentazione del pessimismo e del ripiegamento su voi stessi. Fate appello alle risorse della vostra fede e delle vostre capacità umane». L’appello del papa tocca corde molto sensibili in Italia e per questo le sue parole si sono trasformate in una vera e propria esortazione che dalla Calabria sembra estendersi all’intero Paese: «Sforzatevi di crescere nella capacità di collaborare, di prendervi cura dell’altro e di ogni bene pubblico». L’auspicio è che scaturisca presto «una generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune».

 

Già il cardinale Angelo Bagnasco nei giorni scorsi, con la sua prolusione al Consiglio permanente, aveva invocato una «questione morale». Ora è di nuovo Benedetto XVI con la questione del “bene comune”. Non c’è nulla di partitico in queste prese di posizione. Sembrano piuttosto parole che conducono ad un cantiere aperto in cui tutti possono entrare e lavorare sui temi più urgenti del Paese. Parole e indicazioni che ora ricadono su un altro evento della vita sociale italiana: il seminario del 17 ottobre a Todi, dove si sono date appuntamento le principali associazioni laicali di ispirazione cattolica per riflettere “a porte chiuse” sull’attuale stato di crisi e tentare di dare un contributo positivo secondo il “sentire” cattolico. Saranno presenti le più importanti personalità del mondo cattolico politico-sociale. A ciascuno di loro l’augurio di un buon lavoro, nell’impegno – come diceva Benedetto XVI ai calabresi – «di collaborare, di prendersi cura dell’altro e di ogni bene pubblico».

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