Non “attenuiamo” l’attenzione sulle violenze domestiche

Ha fatto discutere la sentenza della Cassazione che non esclude la possibilità di applicare l’attenuante di minore gravità per un marito che ha ripetutamente stuprato la moglie, in quanto il fatto sarebbe sempre accaduto quando era ubriaco

Ha fatto discutere la sentenza della Cassazione che non esclude la possibilità di applicare l’attenuante di minore gravità per un marito che ha ripetutamente stuprato la moglie, in quanto il fatto sarebbe sempre accaduto quando era ubriaco.

Ha fatto discutere molti. Ha fatto molto arrabbiare le donne. Perché è il segnale che non solo la società civile nel suo complesso, ma anche la magistratura può conoscere involuzioni profonde del modo di ragionare e operare.

Lo stupro non può avere attenuanti. Mai. È un’odiosa forma di sopruso, di prevaricazione e di umiliazione dell’altro che non può essere in alcun modo mitigato o compreso se la persona in questione era ubriaca, malata, innamorata, delusa, drogata. Ogni tentativo di mitigazione ci porta indietro ad un tempo passato e oscuro.

E allora se i balzi indietro sono sempre dietro l’angolo, dobbiamo ancora una volta avere la pazienza di argomentare e spiegare.

Di interrogarci e protestare.

Di ricominciare da capo.

A spiegare ai ragazzi che quando una ragazza dice “no” vuole proprio dire no, non è che intendesse “insisti e prendi con la forza ciò che non ti regalo”. Che ogni relazione che implichi il nostro corpo deve essere una relazione di libertà, di ascolto delle ragioni dell’altro, di capacità di accettare anche il più amaro rifiuto. Perché fa parte del gioco.

A spiegare alle ragazze che è finita l’epoca in cui una ragazza era stimata se si schermiva, se non osava parlare chiaro, se aspettava di essere corteggiata perché non sta bene fare il primo passo. Che ogni atteggiamento violento e possessivo ha poco a che fare con l’amore e non può venire mai sottovalutato, né coperto, né diversamente interpretato.

A spiegare ai ragazzi e alle ragazze, e ancora agli uomini e alle donne, ai mariti e alle mogli, che non esiste (mai) il dovere… ma solo la folle, faticosa, stupenda, talvolta spensierata e talvolta accidentata possibilità di sperimentare la consegna e la resa reciproca, consenziente e paritaria.

Nel sesso come nell’amore.

Il resto non ha attenuanti. Chi lo spiegherà a quei giudici?

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