In nome della sicurezza

A Udine la protesta di alcuni cittadini che lamentano un aggravamento della situazione di vivibilità dovuto all'aumento di operazioni illegali sul territorio

Il tema della sicurezza e del decoro urbano è alla ribalta già dal qualche tempo in Friuli Venezia Giulia, sull’onda della significativa presenza di richiedenti asilo e delle “ordinanze anti-elemosina” emesse da alcuni sindaci; ed ora a Udine si è aggiunto un altro tassello in questo complesso mosaico, con una petizione dei residenti della zona di Viale Ungheria e per la quale è in corso la raccolta di firme.

 

L’iniziativa è partita da un gruppo di persone che vivono o hanno attività commerciali nel quartiere; e che lamentano come «da oltre un anno si è assistito ad un aggravamento della situazione di vivibilità», in quanto il rafforzamento dei controlli di polizia nella poco lontana zona della stazione «ha fatto spostare l’area di soggiorno e di operazioni illegali, di persone e di malaffare, nel nostro quartiere». Nella petizione si citano il traffico di stupefacenti, la presenza di «numerosi “profughi” dediti a consumare bevande alcoliche che stanno ore seduti su gradini, panchine, aree di svago, rendendo difficoltoso l’utilizzo di di queste strutture», sporcizia, risse; tanto che i commercianti affermano di osservare una sorta di “coprifuoco” al calare del sole, che danneggia le loro attività. Le richieste sono quindi potenziare l’illuminazione, costruire bagni pubblici per i senza fissa dimora, ed effettuare controlli di polizia mirati.

 

E fino a qui, si dirà, tutto è nell’ordine delle cose: un gruppo di cittadini ravvisa un problema, lo fa presente, avanzando anche proposte precise per pervenire a una soluzione. Se non fosse che, come purtroppo spesso accade in questi casi, la situazione è “montata” sull’onda della reazione emotiva. Uno degli esercenti della via ha infatti chiamato direttamente in causa, in una dichiarazione a Il Messaggero Veneto, il locale Circolo Arci, colpevole di «accogliere e dare una mano a questi soggetti»; e proprio al quotidiano locale è stato da più parti imputato di aver trattato l’argomento in maniera sensazionalistica e gridata, affidandosi anche a fonti “di parte” come la sezione udinese di Fiamma Nazionale. «Questo mi fa credere – ha affermato la presidente di Arci Udine, Antonella Fiore, nella sua nota diramata via Facebook – che presto potremo raccontare al Messaggero Veneto anche l’altra versione di quell’incrocio di strade, anche un’altra versione sul circolo Arci MissKappa, presidio importante per arginare il degrado, anche un altro racconto di quei ragazzi e farlo in modo assolutamente critico. […] Abbiamo l’intelligenza per descrivere un fenomeno del quale siamo assolutamente consapevoli perché lo viviamo sulla pelle quotidianamente. Il degrado, lo spaccio, la violenza sono sempre la conseguenza di una società che sta sbagliando qualcosa. La riflessione sarebbe ampia ed è diventata doverosa. […] Mi auguro che le istituzioni e le autorità di pubblica sicurezza comprendano che le associazioni, anche le più piccole, sono quei corpi intermedi che fanno da cuscinetto e colmano alcune mancanze». Detta il altri termini: il problema lo vediamo anche noi con i nostri occhi, ma proprio l’attività delle associazioni sul territorio e l’assistenza che offrono a chi ne ha bisogno può costituire un punto di partenza per contrastarlo. A questo si è aggiunta una riflessione di don Pierluigi Di Piazza, noto “prete di strada” della città, che in occasione della Marcia della Pace di Capodanno ha pronunciato delle parole che – pur non rivolte a questo caso di specie – a molti sono sembrate richiamarlo: «Facciamo attenzione a non confondere i problemi con le persone. Perché, se si fa questo, si finisce col credere che, per eliminare i problemi, si debbano eliminare le persone».

 

Intanto la petizione ha attirato l’attenzione delle autorità: il questore Claudio Cracovia si è recato personalmente sul posto per verificare la situazione e incontrare i residenti, precisando tuttavia di non aver riscontrato fatti di criminalità tali da rappresentare situazioni di emergenza quanto piuttosto «assembramento di persone davanti a internet point, circoli e punti di money transfer. Ciò genera una percezione di insicurezza che va compresa». Per l’11 gennaio è stata indetta un’assemblea pubblica, durante la quale residenti e commercianti – che si dicono pronti a scendere in strada «per riprendere in mano il controllo del territorio», per quanto precisino che non intendono pensare a “ronde” ma ad «un controllo pacifico [del territorio] da parte degli stessi residenti» – discuteranno della questione. La petizione è ancora aperta alle firme: l’obiettivo è arrivare a quota cinquecento.

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