Niente applausi, niente tv

Una nuova delibera Rai chiede alla trasmissioni di approfondimento politico di non applaudire in studio
Rai
Il “pubblico” nelle trasmissioni televisive, in particolare nei talk show è parte essenziale dei format dei programmi. Innanzitutto per dei semplici motivi di scenografia e registici. Uno studio senza pubblico è vuoto e “arredare” lo studio con delle persone che partecipano con le loro reazioni rende la trasmissione viva, calda, emotivamente sensibile. Il regista, poi, ha bisogno di inquadrare con le telecamere, non solo gli ospiti principali, ma anche il pubblico per variare le immagini e rendere meno statico lo studio. È parte essenziale ed elementare del linguaggio registico in tutto il mondo non solo da noi. Ipotizzare degli studi con delle persone che non siano coinvolti nella trasmissione è dunque antitelevisivo.

 

La delibera del direttore generale della Rai, Mauro Masi, che stabilisce che il pubblico dei programmi di approfondimento politico, da Porta a Porta a Ballarò, da Annozero a Matrix, dovrà essere imparziale (non applaudire), selezionato e forse «ben istruito – come scrive Paolo Festuccia – su La Stampa su come comportarsi durante il programma». Teme, cioè, che come nelle passate edizioni il giocattolo gli scappi di mano. Si dovrà eliminare la partecipazione attiva del pubblico e il rischio che l’applauso orienti il consenso verso una parte politica avversa al governo di turno. È difficile credere che si riuscirà nell’impresa e che ci possa essere un controllo aziendale così puntuale anche delle liste dei partecipanti alle trasmissioni, spesso divisi, in parte “figuranti”, pagati a gettone, e in parte amici degli amici di associazioni e partiti, che hanno loro rappresentanti in studio.

 

Ricordo quando ad Astoria, a New York, andavo ad assistere alle registrazioni di trasmissioni televisive per la Nbc. Prima di cominciare c’era sempre un attore, un comico o un presentatore che “riscaldava” il pubblico con battute e storielle, strappando risate e commozione. Quando il “clima” era quello giusto e le persone si erano destate dalla stanchezza della giornata lo show poteva cominciare. Lì, che erano dei professionisti liberi dai condizionamenti, non volevano risate, applausi e empatia finte, volevano reazioni vere.

 

Forse che in Rai si ha timore di ogni forma di autenticità? I partiti occupano già molte poltrone; vorranno impossessarsi anche di ogni seduta di uno studio televisivo o riempire gli spalti, come succede per la squadra della Triestina, con sagome virtuali fatte di cartapesta? Non solo, spesso, gli applausi sono già virtuali, che lo siano anche le persone e le loro reazioni .

«Sarà anche vero – scrive Aldo Grasso sul Corriere della Sera – che il pubblico dei supporter politici è quanto di più fastidioso esista, ma un talk con il pubblico silente è la morte civile del genere». È solo l’ennesimo capitolo della saga della libertà che si respira in Rai. Arrivederci alla prossima puntata.

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