Nessuno è esente dalla resurrezione

Sono a Roma, assisto mio padre in ospedale ed, essendo molto grave, mi hanno permesso di vegliare...
resurrezione
Durante la notte viene da me un’infermiera per chiedermi se ho bisogno di qualcosa. Le dico semplicemente, a voce bassa, che non ho bisogno di nulla. Lei va via.

Mio padre mi fa cenno di avvicinarmi a lui. Parla con difficoltà e con un filo di voce mi dice: “Non hai ringraziato bene l’infermiera. Vai da lei e dille che è stata molto gentile a occuparsi di te”.

 

Così faccio. Nel lucido corridoio dell’Ospedale Gemelli, mentre torno da mio padre, mi chiedo come mai lui, che è nella piena sofferenza, si è accorto di un ringraziamento non perfetto.

Lui continua ad essermi padre, a insegnarmi cosa vale nella vita. La vera lezione per me è il paradosso di vedere un corpo distrutto e una carità sempre più viva e raffinata. In un corpo disfatto vedo qualcosa che non si consuma. Anzi, vedo un fuoco che aumenta.

 

Quel luogo di consumazione, dove ogni stanza è colma di dolore, diviene improvvisamente una cattedrale di luce. Posso costatare, nella purificata carità di mio padre, il segno tangibile di Colui che ha vinto la morte.

Quando, il giorno seguente, mio padre ci lascia, non vedo la morte ma la risurrezione che affonda sempre più le sue radici in terra. Ed è il giorno dell’Epifania.

 

Mio padre mi ha dato e insegnato molto, ma non mi ha privato della lezione più vera: mi ha testimoniato la Risurrezione.

 

(tratto dal blog di Tanino Minuta)

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