Napoli, le reti e il mare

Il 30 gennaio scorso a Napoli si è svolto l’incontro mensile delle reti della carità. Si è parlato della città partenopea e del quartiere Sanità, dei quartieri spagnoli e delle bellezze e delle sofferenze di questi luoghi straordinari

All’incontro mensile delle reti della carità lo scorso 30 gennaio abbiamo incontrato suor Rita Giarretta, della casa Rut di Caserta, e Mario Cappella, direttore della Fondazione della Comunità di San Gennaro di Napoli. Due testimoni di un riscatto, che pone le sue radici nel Vangelo povero e disarmato di Gesù, che evangelizza la sua Chiesa per mezzo dei poveri, delle ragazze di strada e dei disabili.

Si è condiviso il grande bisogno di una politica della povera gente, in cui la povera gente sia davvero protagonista, soggetto e non oggetto. Si è anche cercata una Chiesa della piccolezza e della debolezza, non una Chiesa come ong, capace di costruire progetti, ma una Chiesa del Signore, serva di tutti, che non cerca nulla per sé, neanche la comunicazione, che seduce molti.

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Si è discusso a fondo della sfida delle migrazioni che interpella il nostro Paese e il nostro impegno civile e spirituale. Don Virginio Colmegna ci ha raccontato del convegno romano, promosso insieme con Emma Bonino e di una possibile legge di iniziativa popolare, che superi il reato di clandestinità e apra un nuovo orizzonte fuori dalla logica della paura e capace di fondare il dialogo della verità, per ricomporre e riconciliare il Paese.

I sindaci dovrebbero diventare i protagonisti di questa legge di iniziativa popolare, narrando la cultura dell’accoglienza che le loro comunità rappresentano e testimoniano. La raccolta di firme dovrebbe essere l’occasione di un dialogo nella comunità, che responsabilizzi le persone e abbatta il muro della paura, del pregiudizio e la cultura dei recinti.

Questo non significa tornare al cristianesimo sociale, che pure ha prodotto risultati significativi. È chiaro per tutti che la parola di Francesco «la Chiesa non è una ong» indica un nuovo orizzonte ecclesiale secondo debolezza, mitezza. Non si cercano spazi, ma si vogliono vivere processi di Vangelo, che rendono nella piccolezza le azioni grandi di Dio. Sono i piccoli che convertono i grandi.

Le reti vivono passo passo questa sfida del Vangelo che prefigura di scegliere ciò che è nulla, ciò che è piccolo, ciò che è ignobile per rendere visibile l’operare grande di Dio. Questo può generare la politica, anche la politica del nostro Paese e produrre una cultura dell’accoglienza che si fa carico delle persone, che vengono da lontano e attraversano il mare.

 

P.S. A Napoli ci ha sorpreso la strage dei musulmani in Canadà. Uccisi perché musulmani. Martiri perché musulmani. Ecco il martirio dell’altro che dobbiamo riconoscere e accogliere con coraggio. Questo è il frutto tragico di chi ha fatto dell’odio la sua religione. Non sottovalutiamo questa semina di violenza, che può nascere nelle nostre case e nelle nostre chiese, quando abbandoniamo la forza inerme del perdono. Quando il sangue innocente è sparso, il silenzio è inammissibile.

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