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Cn+ Venezia resiste

Un video-documentario sulla città dopo i mesi critici legati al fenomeno dell’acqua alta e alla pandemia di Covid-19. Come hanno fatto i cittadini a resistere? C’è ripresa nella Laguna? Inoltre, l’addio alle grandi navi: il bacino di San Marco, il canale della Giudecca e il canale di San Marco sono patrimonio nazionale. In questo modo la Laguna potrebbe evitare di finire nella black list dell’Unesco, ed essere sempre più Capitale mondiale della sostenibilità. Un racconto che dà voce agli abitanti di Venezia.

Sarà Venezia la Capitale mondiale della sostenibilità. Il progetto era già stato approvato e adesso l’iniziativa si è concretizzata durante la Conferenza sul Clima al G20 Economia, che si è celebrata nella Laguna alla presenza di Daniele Franco, ministro dell’Economia e delle Finanze, e di Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione.

Nato dalla collaborazione tra la Regione del Veneto, il Comune di Venezia e le istituzioni nazionali, il progetto è orientato a favorire lo sviluppo sostenibile del territorio nelle sue diverse aree. Da un lato mira alla cura dell’ambiente e alla promozione del patrimonio naturale, con l’obiettivo di raggiungere una Venezia “carbon free” per il 2050. Dall’altro, si vuole fare in modo che la sostenibilità sia anche economica e tecnologica, così da favorire la riqualificazione urbana, la crescita occupazionale, il miglioramento delle condizioni di vita, la promozione del patrimonio artistico e la transizione industriale. A riguardo, l’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, ha assicurato che «ci sono le energie, le tecnologie e le opportunità di finanziamento per rendere Venezia un modello di tutela dell’ambiente e valorizzazione del territorio».

Da parte sua, Brunetta ha segnalato che «futuro vuol dire transizione green, digitale, inclusione e giustizia sociale», la qual cosa evidenzia la necessità e l’impegno di questa iniziativa a camminare «nella direzione di una green economy a misura umana». Con questa finalità, una delle strategie che si metterà in atto è il ripopolamento di Venezia con un piano di residenzialità che attragga nel centro storico più di 10 mila nuovi studenti e lavoratori.

Allo stesso tempo, il sindaco veneziano Luigi Brugnaro ha ricordato che «sostenibilità vuol dire anche gestione dei flussi turistici», una sfida chiave dal momento che Venezia rischia di entrare nella lista nera dell’Unesco dei Patrimoni mondiali dell’umanità in pericolo. Un discorso riaperto da quando le grandi crociere sono tornate nella Laguna dopo lo stop causato dal coronavirus. Le proteste degli ambientalisti e del movimento “No Grandi Navi” per l’inquinamento e la fuga dei residenti che queste comportano si sono scontrate con i lavoratori del terzo settore e gli operatori portuari che contano sul turismo per riprendere le loro attività. Tuttavia, lo scorso 13 luglio il Consiglio dei ministri ha preso una decisione storica, proclamando il bacino di San Marco e il canale della Giudecca monumento nazionale, e vietando in maniera inderogabile il passo delle grandi navi nel canale di San Marco, che adesso dovranno attraccare a Marghera.

Il Governo ha assicurato che si stanzieranno dei compensi per i lavoratori danneggiati dallo spostamento degli approdi. Ma per loro la situazione è diventata critica già negli ultimi tre anni a causa di due fenomeni straordinari: l’acqua alta e la pandemia.

Fotografia dell’alluvione di 1966, chiamata storicamente “Aqua Granda”

Ad ottobre del 2018, la marea ha raggiunto i 156 cm sopra il livello del mare, l’altezza più elevata degli ultimi dieci anni. La Laguna si è allagata per il 73% della sua superficie e i danni in termini economici e materiali sono stati ingenti. 2019: in quella tragica notte del 12 novembre l’acqua è arrivata ai 187 cm, il secondo livello più alto dal 1872 e che ricorda l’”Aqua Granda” del 1966, quando i 194 cm raggiunti dall’acqua sembravano aver sommerso Venezia nell’apocalisse. In questa occasione l’acqua è di nuovo entrata nelle case, nei negozi e nei palazzi monumentali, rovinando infrastrutture e immobili. Questo è stato solo l’episodio più noto, ma le alte maree si sono susseguite durante tutto il mese, allagando la città per circa 50 ore.

Il modulo sperimentale elettromeccanico conosciuto come Mose è un sistema di dighe mobili che è stato disegnato per trattenere l’innalzamento delle acque quando esse vanno oltre i 110 cm, evitando che il mare entri e allaghi la laguna. Un’opera di 78 paratoie e 156 cerniere divise in quattro bocche di porto per la quale si è optato 40 anni fa, e i cui lavori sono iniziati nel 2003. La struttura, dunque, sarebbe dovuta entrare in funzionamento quel 12 novembre, la qual cosa avrebbe sicuramente modificato la storia di Venezia, ma mancavano piccoli impianti da sistemare.

Barriera di dighe mobili nella bocca di porto del Lido. Foto: Consorzio Venezia Nuova

L’ingegnere Pierpaolo Campostrini, direttore del Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia (CORILA) e già procuratore di San Marco fino al 2020, ha spiegato per Città Nuova la struttura sotterranea dell’isola, così come i lavori che sono stati fatti e quelli che stanno per iniziare per proteggerla dai grandi e piccoli eventi d’acqua alta.

Ascolta l’ntervista a Pierpaolo Campostrini, direttore di CORILA

Lavori di restauro delle opere danneggiate dall’alluvione. Foto: Candela Copparoni

Piazza di San Marco, emblema di Venezia, è diventata anche testimone e simbolo identificativo a livello mondiale del fenomeno dell’acqua alta. Essendo il punto più basso della città e per le caratteristiche particolari della sua costruzione, come spiegato da Campostrini, la basilica è l’opera più a rischio e più colpita. L’architetto Mario Piana, proto della basilica di San Marco, ci guida all’interno della chiesa, permettendoci di constatare i danni causati dall’acqua. Un team di 16 restauratori si occupa delle opere più danneggiate, principalmente del pavimento a mosaico e delle lastre marmoree degli altari. Un lavoro lungo e delicato portato avanti sin dall’indomani dell’accaduto.

L’associazione sportiva e culturale Soto Aqua nasce nel 2019 per resistere alla speculazione economica e turistica con uno sguardo diverso sulla città. Foto: Candela Copparoni

I costi di questo fenomeno naturale – poi aggravati da un Covid-19 che ha lasciato la città paralizzata e senza il flusso costante e massivo di turisti – sono ricaduti sui cittadini e sui lavoratori, che faticano a riprendere il ritmo abituale delle loro attività, ma che invece di arrendersi trovano una forza sempre nuova per superare gli ostacoli e godere della bellezza che Venezia può offrire, anche e fondamentalmente a quelli che la abitano.

In quest’ottica, è stimolante pensare alle parole pronunciate al G20 dal presidente del Veneto Luca Zaia e a come metterle in pratica per salvaguardare questo patrimonio dell’umanità: «Venezia è una città che sorge dal mare, unica per storia ultra-millenaria e patrimonio artistico, meta turistica per milioni di persone da tutto il mondo, centro universitario ma anche artigianale e industriale, cuore di una delle regioni più avanzate in Europa per innovazione, ricerca, studi, livello dei servizi sanitari. Ma è anche al centro di un ecosistema, di un patrimonio paesaggistico e naturalistico che dalle Alpi all’Adriatico si è sempre conservato convivendo con l’uomo, le sue opere e le necessità del progresso. È, quindi, la città ideale per riconoscersi in un laboratorio che meriti il titolo di Capitale Mondiale della Sostenibilità».

Il reportage di Venezia si trova nel numero di agosto della rivista Città Nuova.

La laguna al tramonto, nel sestiere di Cannaregio. Foto: Candela Copparoni

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