Esteri

CN+ Il sistema scolastico e l’emergente disuguaglianza

Le conseguenze della pandemia si avvertono anche sul sistema scolastico: un terzo degli studenti del mondo non ha accesso a Internet e non può seguire la didattica a distanza

Secondo gli ultimi dati della John Hopkins University, oltre 65 milioni di persone nel mondo sono state contagiate dal coronavirus e oltre un milione e mezzo hanno perso la vita a causa della pandemia. L’Italia sfiora un milione e 660 mila casi, con più 58 mila decessi.

La pandemia da coronavirus ha causato un maggior divario sociale, mettendo in ginocchio chi già faceva fatica ad andare avanti. Nel collegamento internazionale di Città Nuova con i suoi corrispondenti e collaboratori nel mondo si è parlato del sistema scolastico. In particolare dei problemi derivanti dalla didattica a distanza, come l’impossibilità di accedere a Internet o la mancanza degli strumenti necessari per collegarsi, bassa qualità del segnale nelle zone periferiche e differenze tra sistema pubblico e privato.

I numeri sono fredde statistiche, ma secondo uno studio dell’Unicef, ci sono 463 milioni di bambini su un totale di 1,5 miliardi che non hanno accesso alla didattica a distanza. Si stima che con la pandemia almeno 10 milioni di studenti abbiano già abbandonato la scuola. Sebbene sia vero che il 53% della popolazione del pianeta ha una connessione ad Internet, la distribuzione rispecchia le solite ingiustizie economiche e sociali tra ricchi e poveri: al Nord gli “isolati digitali” sono il 15%. In Africa subsahariana sono oltre l’80%, mentre in America Latina sfiorano il 60% e gran parte di loro vive in aree rurali.

In Italia la situazione è molto variegata a seconda delle regioni. Campania, e a seguire Puglia e Calabria, sono le prime a rompere le righe e a chiudere le scuole di ogni ordine e grado. A seconda del colore della regione, giallo, arancione e rossa, cambiano le disposizioni. A Roma sono aperte tutte le scuole tranne le scuole superiori e le università. In Italia le famiglie senza Internet a casa sono soprattutto al Sud: il 32,7% in Calabria e oltre il 30% in Molise, Basilicata, Sicilia e Puglia.

In Brasile si registrano due gradi di disuguaglianza: quello di primo livello, di inaccesso totale dovuto alla povertà, e quello di secondo livello, che colpisce quegli studenti che hanno una connessione di bassa qualità.

In Giordania, dove l’insegnamento è uno dei migliori del mondo arabo, il Ministero dell’Educazione ha aperto un sito per la didattica a distanza che ha permesso il collegamento a un 70% degli studenti.

In India le scuole hanno chiuso le loro porte e non riapriranno fino all’anno prossimo. Una misura che non coinvolge in maniera uniforme tutto il Paese in quanto i centri scolastici del Nord continuano  a rimanere aperti.

In Benin, a differenza del periodo della prima ondata, le scuole sono aperte e gli studenti, dalla scuola elementale all’università, non hanno smesso di fare lezione in presenza, anche se nel rispetto delle norme di prevenzione anti-covid.

In Spagna, la priorità nell’ambito dell’educazione è quella di permettere che gli studenti possano recarsi alle aule in una situazione di sicurezza. Perciò l’educazione in preseza che è iniziata a settembre non si è mai fermata, però ci sono delle strategie per ridurre i contatti sociali tra gli studenti.

Ne parliamo con Daniel Fassa Evangelista corrispondente dal Brasile e docente universitario in Comunicazione e Scienze sociali a Macaè, con Annamaria Geogy dall’India, giornalista e insegnante, Bruno Cantamessa, corrispondente dalla Giordania e Guy Constant Ehoumi dal Benin, direttore di Nouvelle Cité Africa, e con Candela Copparoni dalla Spagna.

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