Il Punto

CN+ Vorrei dare un abbraccio

In un momento così complicato, in cui la povertà dilaga e gli ultimi sono sempre più ai margini della società, alle soglie di un Natale come nessuno si sarebbe mai aspettato, ci rimane una cosa: il calore umano di un abbraccio. Anche pensato, va bene lo stesso. Il punto del direttore Aurora Nicosia nel numero di dicembre di Città Nuova, letto da Luigia Coletta.

Vorrei dare un abbraccio. Sì, vorrei proprio darlo (e magari riceverlo) e non credo di essere l’unica ad avere questo desiderio. Vorrei darlo prima di tutto agli anziani che, più di tutti – in particolare quanti vivono nelle case di riposo o sono ricoverati –, credo stiano sopportando il peso dell’isolamento fisico imposto dal Covid.

Vorrei darlo a tutti quelli che si curano di loro, nelle strutture o in famiglia che sia. Vorrei abbracciare i bambini verso i quali noi adulti dovremo trovare – e sono certa troveremo – il modo di non far mancare la “magia” del vero Natale.

Vorrei dare un abbraccio a tutti coloro che possiamo considerare vittime della cultura dello scarto: i poveri, i disabili, gli immigrati, i senzatetto. Non vorrei dimenticare quelli che fanno fatica ad accogliere, a dialogare, ad accettare qualsiasi tipo di diversità; quelli che credono di possedere la verità; coloro che non sanno guardare oltre i confini della propria persona o, al più, della propria famiglia. A tutti costoro destinerei un abbraccio planetario, l’unico cerchio entro il quale chiuderci.

Mi piacerebbe abbracciare tutti quelli che devono prendere decisioni difficili, talora impopolari, per il bene della collettività e lo fanno, magari sbagliando, ma con coraggio. E anche a quelli che si sottraggono a questo dovere, o addirittura strumentalizzano la situazione per trarne vantaggi in termini di gradimento, vorrei far arrivare qualcosa che scaldi il cuore a vantaggio della testa.

Idem per i tanti negazionisti della storia di ieri e di oggi. Vorrei dare un abbraccio a tutti quelli che, in un modo o nell’altro, stanno pagando per gli errori commessi – magari perché nessuno li ha abbracciati e non perché un virus lo abbia impedito –. Sono certa che questo li aiuterebbe a ricominciare.

L’ultimo (non per importanza) abbraccio disponibile in queste righe non potevo non riservarlo a quelli che abbiamo chiamato gli eroi della prima ondata e che in questa seconda ondata stanno invece subendo addirittura l’onta del disprezzo: tutti gli operatori sanitari che oltre ogni forza umana stanno a ricordarci che ogni persona ha un valore altissimo e che vale la pena fare di tutto per salvarla.

In questo Natale, che sarà senza precedenti, ricordiamoci, infine, che un abbraccio l’abbiamo tutti ricevuto, a dispetto del Covid: quello di Dio che si è fatto bambino per dirci che gli stiamo a cuore. A noi decidere come e a chi restituirlo, anche se simbolicamente!

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