Il Mugello resiste dopo il terremoto

In Toscana si lavora senza sosta per stimare i danni e i bisogni della popolazione dopo il forte sisma avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 dicembre scorsi. Nel frattempo, le scosse continuano

Dopo le scosse di terremoto avvertite nella notte tra l’8 e il 9 dicembre scorsi, tra le quali la maggiore, di magnitudo 4.5, è stata registrata alle 4.37, procedono le verifiche soprattutto nella cosiddetta “zona rossa” che ha il suo centro nel comune di Barberino di Mugello. I controlli stanno interessando anche alcune frazioni del vicino comune di San Piero a Sieve-Scarperia e i comuni di Vicchio, Palazzuolo, Rufina, Marradi, Borgo San Lorenzo, Firenzuola, Vaiano, Vernio e Cantagallo.

«La situazione è stabile sotto il profilo degli interventi concordati: aumenta il numero di famiglie che preferiscono ancora non rientrare nelle case, però la macchina dell’emergenza e accoglienza è assolutamente preparata», ha affermato il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Risultano al momento poco più di 600 i cittadini in qualche modo interessati dal sisma, come stimato dal consigliere delegato alla Protezione civile per la città metropolitana, Massimo Fratini, il quale ha puntualizzato come, in attesa delle due verifiche sugli immobili, non si possa ancora tecnicamente parlare di «sfollati». 

Quando si potrà rientrare in casa?
I vigili del fuoco si stanno spendendo, sin dalle ora successive alle scosse, senza sosta, tra verifiche delle condizioni degli immobili e accompagnamento dei residenti nei recuperi di vestiti o beni utili. Dopo i controlli di primo livello, cosiddetti ‘fast’, sono previsti quelli di secondo livello sotto la responsabilità del settore sismico e del genio civile, al termine dei quali verrà stabilita l’agibilità o meno degli edifici. Lo stesso municipio di Barberino, come altri quattro alloggi nel comune, è inagibile e l’ufficio tecnico è ospitato nei container. Buona parte degli sfollati di questa zona ha dormito nella palestra comunale, mentre è stato già avviato un sondaggio per verificare la disponibilità di alberghi e appartamenti nel circondario fiorentino. Diversi cittadini potranno sicuramente tornare a casa nel giro di una settimana ma, per qualcuno, è concreto il rischio di un Natale fuori di casa. Solo nel comune di Barberino, epicentro dell’emergenza, sono state 750 le richieste totali di controllo, ma «non è al momento prevedibile quando si concluderanno le verifiche» affermano fonti della Regione Toscana. Intanto, carabinieri e vigili del fuoco sono entrati, insieme al parroco della pieve di San Silvestro, nella canonica inagibile, per recuperare alcuni documenti; hanno inoltre messo in sicurezza dieci opere conservate nella chiesa di San Bonaventura e cinque nella chiesa di Sant’Agata, edifici situati nei territori di Scarperia e San Piero a Sieve dove si sono aperte delle crepe.

Paura, allarmismo e sciacallaggio
«Il terremoto l’abbiamo avvertito soprattutto alle 3.30 e alle 4.37 circa, quando si sono registrate le due scosse più rilevanti – afferma Andrea B., di San Piero a Sieve -. Il sisma è stato piuttosto contenuto ma, più che la forza, a destare paura sono state, da una parte, la consapevolezza della fragilità strutturale e idrogeologica tipica di tutto il Paese, dall’altra il fatto che le scosse, anche se minori, si ripetessero a più riprese sino all’alba, portando diverse persone, come me, a uscire di casa e non rientrarvi. Devo amaramente constatare poi che molti, presi probabilmente da psicosi, hanno condiviso audio o notizie infondate, diffuse in modo vergognoso chissà poi da chi e per quale motivo, rispetto al sisma… Di fatto non vi sono danni a persone, anche se c’è il disagio di qualche lesione che costringerà alcune centinaia di persone a non potere rientrare in casa. A ogni modo – conclude, – in questi due giorni successivi non si sono registrate altre scosse: speriamo sia tutto finito».

Intanto sono stati attivati, da parte dei carabinieri, pattugliamenti costanti nelle aree colpite, in particolare nel comune di Barberino, per proteggere le abitazioni incustodite e prevenire episodi di sciacallaggio, ad ora non registrati ma che, certo, sarebbero forse più dolorosi da sopportare della stessa iattura del terremoto.

 

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