Migranti alle Isole Canarie, non solo a Lampedusa

I migranti non arrivano solo dalla Libia o dalla Turchia. E non arrivano solo a Lampedusa, a Lesbo, in Bulgaria, dai Balcani, a Ceuta o a Melilla: arrivano in Europa. C’è bisogno di capire, agire e accogliere a livello europeo. È un fenomeno complesso, che non si evita negandolo.

Arguineguín è una piccola località del comune di Mogán, sulla costa meridionale di Gran Canaria, una delle sette isole dell’arcipelago da tutti conosciuto per le sue attrattive turistiche. Le Isole Canarie, territorio spagnolo, sono una delle 9 “regioni ultraperiferiche” dell’Unione europea, «soggette all’applicazione delle leggi comunitarie», e dunque «godono di tutti i diritti e sono vincolate da tutti gli obblighi correlati all’adesione all’Ue». Le misure specifiche previste per queste territori «sono volte ad affrontare le sfide che le regioni ultraperiferiche si trovano a dover fronteggiare a causa della lontananza, insularità, dimensione ridotta, topografia complessa, clima disagevole e dipendenza economica da un numero limitato di prodotti». Così si può leggere nelle norme riguardanti la politica regionale dell’Ue. Ed è in questo contesto che bisogna collocare il protagonismo di Arguineguín negli ultimi due mesi, a proposito dell’arrivo massivo di migranti provenienti dalla costa africana. Le Isole Canarie, infatti, pur essendo territorio spagnolo (e pertanto dell’Ue) si trovano 2.400 Km al largo della costa meridionale del Marocco, nell’Oceano Atlantico.

Nel cuore dellla zona più turistica dell’isola di Gran Canaria, il piccolo porto di pescatori e di attività sportive di Arguineguín è diventato da qualche mese il punto di approdo preferito da “pateras” e “cayucos” (piccole imbarcazioni) cariche di migranti, al punto che nello spazio limitato del porto di questa piccola località in certi momenti sono sbarcate anche 2.700 persone, vale a dire più degli abitanti di Arguineguín, che sono solo 2.500. Il fenomeno non è nuovo, era già successo nel 2006, quando furono oltre 31.000 i migranti che sbarcarono nelle Canarie. Riaffiorano i timori per un flusso massivo, probabilmente provocato dagli accordi per bloccare nel Mediterraneo i migranti che cercano di arrivare in Europa da altri Paesi, quali Turchia, Libia o Marocco. Così per gli africani che vogliono raggiungere l’Europa si è riaperta quella che gli spagnoli chiamano “Ruta canaria”. Si calcola che solo quest’anno sono stati oltre 18 mila i migranti arrivati alle Canarie, e quasi la metà nell’ultimo mese. La maggior parte di loro sono stati convogliati ad Arguineguín in attesa di registrarli e sottoporli al tampone (Pcr), ma ben presto il piccolo porto è diventato affollato e insufficiente a gestire il flusso degli arrivi.

“Arguineguín” è diventato così, in Spagna, l’argomento che occupa telegiornali e quotidiani, non solo per il sovraccarico di lavoro che comporta per le persone che si occupano di migranti, ma anche per le dispute politiche tra governo e opposizione, tra il governo centrale e quello autonomo, tra le autorità locali e i diversi enti che si occupano di emergenze. E mentre il governo spagnolo dispiega le sue armi diplomatiche per bloccare l’uscita di “pateras” e “cayucos” dai porti sulle coste africane, cercando anche di riattivare i rimpatri bloccati dalla pandemia, per alleggerire l’affollamento nel porto canario si è deciso di ricoverare i migranti nelle strutture turistiche, per lo più vuote in questo periodo, e si stanno allestendo campi temporanei in grado di contenere fino a 7 mila persone. La giudice Yanira del Carmen González, in seguito ad una denuncia della sindaco di Mogán che accusava le forze di sicurezza di detenzione abusiva, pur ammettendo che la situazione è deplorevole, si è pronunciata in questi termini: «Le forze di sicurezza svolgono le funzioni di protezione che sono loro proprie, e non vi è alcuna prova che dimostri che i migranti che si trovano nelle strutture di ricovero siano trattenuti contro la loro volontà».

 

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