Messe, si riparte

Da lunedì 18 maggio si ritorna a celebrare le messe. Tre parroci del Nord, Centro e Sud d'Italia ci raccontano la loro esperienza. Un messaggio del cardinal Bassetti alle comunità e il testo completo del Protocollo d'intesa tra il Governo e la Conferenza episcopale italiana.

La fase 2 comincia anche per la Chiesa cattolica. Dal 18 maggio, appositamente di lunedì per evitare resse, è possibile celebrare di nuovo le messe alla presenza del popolo dopo due mesi di liturgie fruite tramite i mezzi di comunicazione. Ma lo ha anche ricordato il papa nell’ultimo Regina Coeli: «Per favore, andiamo avanti con le norme, le prescrizioni che ci danno, per custodire così la salute di ognuno e del popolo». Il 18 maggio ricorre anche il centenario della nascita di Giovanni Paolo II e il cardinale Gualtiero Bassetti ha chiesto «la sua intercessione per la buona ripresa di tutte le funzioni liturgiche comunitarie».

Un protocollo d’intesa tra il Governo e la Conferenza episcopale italiana aveva stabilito il 7 maggio le misure necessarie per garantire la sicurezza sanitaria e la ripresa graduale dell’accesso alla celebrazioni in attesa di valutare il possibile impatto nella diffusione del virus per una fase 2 ecclesiale di incerta durata. L’età media dei partecipanti ai sacramenti è, infatti, piuttosto elevata. Abbiamo intervistato tre parroci del Nord, Centro e Sud d’Italia.

Nord. Caraglio, Cuneo

Don Tonino Gandolfo è parroco a Caraglio, in provincia di Cuneo, in Piemonte, e con don Gianmaria Giordano, don Roberto Durbano sono responsabili delle parrocchie di Maria Vergine Assunta, di Sant’Anna, di San Lorenzo e di San Carlo. Caraglio è nota per la coltivazione di un aglio tipico, più dolce del normale, molto usato nei preparati alimentari. I suoi 7 mila parrocchiani saranno accolti in una grande chiesa basilicale che normalmente accoglie 600 persone e ora, per garantire il distanziamento di almeno un metro, ne potrà contenere solo 180. I posti saranno numerati e l’ingresso e l’uscita dalla chiesa regolato dai volontari della Croce rossa e della Protezione civile.  Chi rimane fuori ha la possibilità di partecipare anche in altre tre chiese con un minor numero di posti disponibili. «Non si misura la febbre, non è previsto dalla convenzione con il Governo – spiega don Tonino Gandolfo – ma ci affidiamo alla discrezione delle persone che con temperatura superiore a 37,5 non devono partecipare». Non ci sarà lo scambio della pace e per la distribuzione dell’Eucaristia i fedeli restano fermi ai loro posti assegnati per non entrare in contatto tra di loro. I sacerdoti distribuiranno l’Eucaristia passando tra i banchi dopo aver igienizzato le mani, indossato la mascherina e i guanti e la poseranno nelle mani senza toccarle.  «Alcuni hanno paura di contagiare e mettere in pericolo altre persone e noi diremo che chi ha il dubbio resti a casa».  In ogni caso c’è grande attesa perché «riprendere le messe significa ritrovare quel momento di unità tipica del cristianesimo attorno a Gesù Eucaristia vissuta non solo personalmente ma comunitariamente. Più ci leghiamo a Gesù, più ci sentiamo legati tra noi. Questo è il destino dell’Eucaristia, altrimenti è un rituale». Nonostante non ci siano stati molti morti nel Comune per effetto della pandemia è stata una grande sofferenza non poter celebrare l’ultimo saluto per cui «daremo la possibilità di celebrare le messe trigesime anche prevedendo delle messe in più».

Centro. Civitanova Marche, Macerata.

 200, 90 e 120. Sono i numeri dei possibili partecipanti delle tre messe festive nella unità pastorale delle chiese di San Pietro, Cristo Re e presso le Suore della Riparazione a Civitanova Marche, in provincia di Macerata. Don Mario Colabianchi è parroco di 12 mila abitanti che sono stati avvisati di arrivare 15 minuti prima dell’inizio delle celebrazioni, di sanificare le mani all’ingresso e di restare sempre al proprio posto indossando le mascherine. Non sarà possibile toccare le statue, né inginocchiarsi per non accorciare la distanza di sicurezza con chi siede nel banco davanti. C’è l’invito, inoltre, di non partecipare sia alla messa del sabato sera sia a quella della domenica. Per evitare assembramenti è anche possibile solo partecipare alle messe feriali e resta in vigore la dispensa dal precetto festivo a motivo di età e di salute. «In questo periodo – spiega don Mario Colabianchi – ho tenuto collegati i parrocchiani con una raccolta di testi e di riflessioni distribuiti sul nostro sito web e via WhatsApp. L’invito è stato di scoprire anche altre presenze di Gesù, nella sua Parola, nell’amore al fratello, nel dolore, nella gioia, nei pastori. Gesù è presente e lo possiamo incontrare. La rinuncia all’Eucaristia è stata in vista di un bene più grande». Tradizionalmente nel mese di maggio si svolgono le Prime comunioni con decine di bambini che si sono preparati per due anni e aspettavano questa tappa importante della loro vita. Il parroco ha fatto un video per salutarli e dire che «la rinuncia alla Prima comunione non vuol dire rinuncia a Gesù». Una bambina di 9 anni, di quarta elementare gli ha scritto su WhatsApp: «Non ho mai rinunciato a Gesù perché l’ho trovato in tante altre forme e presenze, vive in me e in mezzo a noi. In attesa di riceverlo nell’Eucaristia».

Nell’ultimo Regina Coeli anche papa Francesco ha avuto parole affettuose per tutti i bambini: «Desidero inviare un pensiero affettuoso ai bambini e alle bambine che avrebbero dovuto ricevere per la prima volta l’Eucaristia. Carissimi, vi invito a vivere questo tempo di attesa come opportunità per prepararvi meglio: pregando, leggendo il libro del catechismo per approfondire la conoscenza di Gesù, crescendo nella bontà e nel servizio agli altri. Buon cammino!».

Sud. Marcianise, Caserta

«È stata un’esperienza lunga e dolorosa non poter partecipare all’Eucaristia – spiega don Paolo Dello Stritto, parroco di San Michele Arcangelo a Marcianise, – le persone sono ancora legate, ci sono tradizioni, rapporti di affetto con la gente, ma devo dire che non ci si è persi d’animo. In qual modo riaprire alle messe per me significa continuare a vivere il rapporto con Dio e con le persone come è stato in questi mesi in cui ho condiviso la vita della gente, ho raccolto tante confidenze, difficoltà e ho cercato di agire in modo concreto. Ricevo vari segnali di contentezza perché, finalmente, si può tornare ad un rapporto diretto, senza lontananza fisica. Nella nostra terra il rapporto personale, affettuoso, di cuore ci dà gioia».

Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato un messaggio alle comunità, dove invita le parrocchie a recitare il Te Deum domenica prossima per ringraziare del nuovo inizio.

 

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