Meloni ispirerà i conservatori Usa, non è il Trump italiano

Da settimane la stampa statunitense si è occupata della leader di Fratelli d’Italia con un misto di attesa, preoccupazione e novità.
(AP Photo/Gregorio Borgia, file)

(da New York) Sono settimane che gli Stati Uniti guardano alle elezioni italiane con un misto di attesa, preoccupazione e novità. Lunghi servizi, interviste, inchieste hanno popolato le pagine dei principali quotidiani e aperto spazi di dibattito anche nelle news e nei programmi di approfondimento. La consacrazione di Giorgia Meloni a leader di governo non giunge come una sorpresa, mentre costituirà certamente un cambiamento epocale pensare ad un primo ministro donna, a guida di un paese fondatore dell’Unione Europa e allo stesso tempo critico dell’Europa,  alle prese con una maggioranza parlamentare dichiaratamente conservatrice e premiata da un elettorato fortemente deluso. Dozzine di titoli hanno dipinto la Meloni come il primo leader italiano di estrema destra dai tempi di Mussolini, ma il sito di analisi “Politico” mette in guardia “dalla trappola di ridurre la leader di “Fratelli d’Italia” alla versione italiana di Donald Trump o Viktor Orbán o Marine Le Pen”, invita invece a guardare ad un “populismo di destra sempre più intelligente”, che potrebbe ispirare anche l’agenda di molti repubblicani non soggiogati dall’ex presidente Trump. “La sua combinazione di politica di identità nazionalista e solidarietà transatlantica la rende un successo con i conservatori americani e la rende più difficile da isolare o respingere”, spiega “Politico”, aggiungendo che  “Meloni è la grande speranza del nazionalismo, perché offrirà qualcosa che i leader in Polonia e Ungheria non possono: la leadership di un paese del G-7 e del G-20”. Per “Vox”, il successo della Meloni è imputabile al non essersi associata ai governi precedenti e “all’essere rimasta all’opposizione da quando ha fondato il suo partito 10 anni fa”. Tuttavia la sua ascesa al potere “è in qualche modo una rinascita e una galvanizzazione del sentimento di estrema destra con cui la politica e i partiti politici italiani non hanno mai veramente fatto i conti” e “nonostante la brutalità del movimento fascista di Mussolini in Italia e in tutta Europa – la sua influenza non si è mai completamente ritirata dalla politica italiana”.

Tuttavia non poche testate insistono invece sulla novità di un premier donna, pur con punti di domanda sulla spinosa questione dell’aborto e dei diritti della comunità LGBTQ. “The Atlantic” riprende quanto Hillary Clinton, aveva detto all’inizio del mese alla Mostra del cinema di Venezia. “L’elezione della prima donna primo ministro in un Paese rappresenta sempre una rottura con il passato, e questa è sicuramente una buona cosa”, aveva spiegato la Clinton sottolineando però che “i partiti di destra a volte possano apparire migliori nel promuovere le donne “perché spesso sono le prime a sostenere i pilastri fondamentali del potere e del privilegio maschile”. Il Washington Post definisce la leader di destra “una figura un tempo marginale che giura di difendere i valori sociali tradizionali” e lo slogan del suo partito ‘Dio, Patria, Famiglia’ – celebra proprio questi pilastri del potere”.

Vox mette la futura premier di fronte ad una agenda di lavoro intensa poichè “dovrà affrontare una serie di questioni importanti, alcune delle quali, come l’immigrazione, la revisione del sistema fiscale e la riforma giudiziaria, che hanno afflitto l’Italia per anni, attraverso molti governi, apparentemente senza una soluzione sostenibile”.

Durissimo è l’attacco di “The Atlantic” alla coalizione vincitrice delle elezioni. “I curriculum politici dei suoi partner difficilmente ispirano ottimismo sul fatto che qualsiasi governo guidato dalla Meloni rispetterebbe lo stato di diritto. Berlusconi è un criminale condannato (con l’accusa di frode fiscale e corruzione); mentre nel 2018, non molto tempo prima che Salvini diventasse ministro dell’Interno, il leader leghista aveva chiesto una “pulizia di massa” degli immigrati. Uno scenario in cui il ritiro dei diritti civili da parte del governo guidato da Meloni potrebbe mettere l’Italia sulla strada del conflitto con l’Unione Europea non è inverosimile”.

Anche il New York Times sottolinea il rischio di un’Italia in conflitto con la tradizione europeista. “L’Italia ha voltato una pagina della storia europea domenica eleggendo una coalizione di estrema destra guidata da Giorgia Meloni, la cui lunga storia di attacchi all’Unione Europea, ai banchieri internazionali e ai migranti ha seminato preoccupazione per l’affidabilità del Paese nell’alleanza occidentale”.

Per il Wall Street Journal (WSJ) il conflitto con l’UE sarà scongiurato dal debito pubblico italiano, in mano alla Banca Centrale Europea che non permetterà politiche che si discostino dalle linee comuni su deficit, prezzi dell’energia, fisco. “Consapevole che qualsiasi reazione avversa da parte degli investitori obbligazionari potrebbe danneggiare ulteriormente le prospettive economiche dell’Italia, la Meloni ha cercato di rassicurare i mercati finanziari sul fatto che un governo guidato da Fratelli d’Italia cercherà di mantenere la disciplina fiscale, un vincolo potrebbe lasciare una portata limitata per i tagli fiscali radicali che alcuni nella coalizione di destra vogliono”, scrive il quotidiano finanziario di New York. Il WSJ, vede “molta continuità” nelle linee economiche del programma di governo dei vincitori, mentre “la differenza veramente fondamentale è che la coalizione della Meloni potrebbe essere costituita dai conservatori a cui è finalmente consentito guidare il governo, e questa potrebbe essere la vera lezione di queste elezioni”.

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