Medaglie inattese

Tre podi per l’Italia agli europei indoor di atletica leggera: salto in alto maschile e femminile e 1500 metri femminile. Un buon risultato, per nulla scontato soprattutto considerando le scarse aspettative che venivano riposte nei nostri rappresentanti
Chesani

Alla vigilia dei campionati europei indoor di atletica leggera, disputati negli ultimi giorni a Praga, l’ambiente dell’atletica italiana era piuttosto depresso. Ripetere il buon risultato ottenuto dai nostri rappresentanti in occasione degli ultimi europei al coperto, quelli che si sono svolti due anni fa a Goteborg, appariva francamente impossibile. Nel 2013, infatti, tornammo a casa con cinque piazzamenti sul podio (bottino impreziosito soprattutto dall’oro di Daniele Greco nel salto triplo), frutto di una numerosa spedizione (40 atleti), composta in gran parte di giovani.

Ragazzi e ragazze cui si voleva far fare in quell’occasione un’importante esperienza a livello internazionale, e la cui risposta fu davvero incoraggiante considerando che, medaglie a parte, ben dieci atleti (con un’età media complessiva inferiore ai venticinque anni), furono capaci di raggiungere la finale. Tutto sommato un bel segnale, soprattutto per un’atletica italiana che da troppo tempo vive in costante affanno.

Quest’anno, invece, alle assenze per diverse ragioni di alcuni dei nostri migliori talenti (come il già citato Daniele Greco o come Libania Grenot, la fortissima quattrocentista medaglia d’oro agli ultimi europei all’aperto di Zurigo), si erano aggiunti proprio all’ultimo minuto i pesanti forfait di due atleti del calibro di Fabrizio Donato (bronzo olimpico in carica nel salto triplo) e di Marco Fassinotti (autore della miglior prestazione europea dell’anno).

Entrambi gli azzurri sono stati costretti a rinunciare per i postumi degli infortuni patiti proprio poche settimane prima della partenza della squadra italiana per la Repubblica Ceca, facendo diminuire ancora di più le speranze di ben figurare della nostra magra rappresentativa nazionale (in tutto solo 23 atleti). Il pessimismo sulle possibilità azzurre per questa rassegna continentale, dati alla mano, sembrava quindi ampiamento giustificato, invece, soprattutto considerando le “nefaste” premesse della vigilia, il risultato portato a casa dai nostri ragazzi in questa rassegna continentale è da considerarsi più che positivo. 

Alessia Trost, saltatrice in alto di Pordenone, proprio alla vigilia del suo ventiduesimo compleanno ha conquistato sabato pomeriggio una splendida medaglia d’argento in una delle gare dal tasso tecnico più elevato dell’intero programma di questi campionati europei. Alessia è considerata ormai da alcuni anni come una delle più grandi promesse dell’atletica italiana, e non potrebbe essere altrimenti per una ragazza che nel 2009, a soli sedici anni, si è laureata campionessa mondiale nella categoria allievi, e che nel 2012 si è poi ripetuta aggiudicandosi anche il titolo iridato a livello juniores. Un conto però è affermarsi a livello giovanile, ben altra cosa è riuscire poi a farsi largo a livello assoluto.

Entrata nel 2013 nell’esclusivo club delle saltatrici italiane capaci di superare i due metri (prima di lei c’erano riuscite Sara Simeoni, primatista mondiale con la misura di 2.01 nel 1978, e Antonietta Di Martino, l’attuale primatista italiana grazie al 2.03 saltato nel 2007), Alessia quest’anno si è presentata al via di questi Europei con alcuni problemi di “assestamento”, legati in particolare alla nuova rincorsa messa a punto con il tecnico Gianfranco Chiesa (hanno deciso di aumentare i passi da sette a otto, ndr).

Una modifica del gesto tecnico sicuramente non facile da memorizzare nel giro di poco tempo ma Alessia, superati alcuni guai fisici che nel 2014 ne hanno limitato le potenzialità, ha saputo tirare fuori in questa occasione la grinta che solitamente contraddistingue i grandi campioni negli appuntamenti che contano. Così, la nostra rappresentante ha dato vita insieme alla coetanea russa Mariya Kuchina ad una gara appassionante. Una gara conclusa solo allo spareggio, dopo che entrambe le atlete si erano fermate a quota 1 metro e 97 centimetri (il regolamento normalmente “suggerisce” di effettuare lo spareggio anche se in qualche modo lascia un margine di discrezionalità al volere degli atleti che possono anche accordarsi per un pari merito, ndr).

Sempre dal salto in alto, ma questa volta in campo maschile, è arrivata poi la seconda medaglia azzurra di questa rassegna continentale al coperto. Il merito è di Silvano Chesani, ventiseienne trentino che domenica ha conquistato l’argento superando l’asticella posta a quota 2.31, la stessa misura che ha consentito al russo Daniyil Tsyplakov di aggiudicarsi l'oro (per minor numero di errori rispetto all’atleta italiano).

Davvero una bella soddisfazione per il nostro saltatore, al primo risultato davvero importante di una carriera spesso caratterizzata da lunghe pause dall’attività agonistica a causa di un’interminabile serie d’infortuni.

E nello stesso giorno in cui si è celebrata la festa della donna, è arrivato per l’Italia anche il bronzo di Federica Del Buono nei 1.500 metri femminili, gara dominata dall’olandese di origine etiope Sifan Hassan. La nostra mezzofondista, preceduta sul traguardo anche dalla polacca Angelika Cichocka, sta letteralmente bruciando le tappe. E’ lei la più bella scoperta dell’atletica di casa nostra della passata stagione, una ragazza dagli ampi margini di miglioramento considerando che ha da poco compiuto vent’anni e che si è imposta alla ribalta internazionale solo dallo scorso mese di luglio quando, nel giro di poche settimane, ha “frantumato” i suoi precedenti primati personali. Questa medaglia poi ha un sapore speciale se si pensa che Federica nelle ultime due settimane ha patito un fastidio al piede destro che le ha impedito di allenarsi regolarmente, e che ne ha messo la partecipazione in dubbio fino all’ultimo minuto.

Certo, a livello continentale il confronto con corazzate del calibro di Russia, Francia e Gran Bretagna è ancora improponibile, ma le medaglie conquistate da Alessia, Silvano e Federica, unitamente al quarto posto di un ritrovato Michael Tumi nei sessanta metri (a un solo centesimo dalla medaglia di bronzo), e alle finali di Matteo Galvan (sesto nei 400 metri), Giulia Viola (settima nei 3000 metri) e Gianmarco Tamberi (settimo nel salto in alto), sono il segnale di un’atletica italiana comunque “viva”.

In attesa di ritrovare prossimamente in gara alcuni nostri big (non dimentichiamoci anche di specialità come marcia e maratona che non fanno parte del programma delle competizioni indoor), questi risultati autorizzano a sperare in una partecipazione azzurra non troppo “anonima” nel più importante evento stagionale di questo sport, i campionati del mondo all’aperto che si disputeranno in Cina, a Pechino, dal 22 al 30 agosto.

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