Massmedia e Covid-19: nuovi dati e una serie di domande

Un confronto fra la gestione nel nostro Paese e quella di Usa e Brasile. La distinzione fra nuovi contagiati e nuovi positivi.
COVID-19. (AP Photo/Charlie Riedel)

 

Viktor E. Frankl (1905-1997), psichiatra viennese di origine ebrea, fondatore del modello di psicologia denominato Logoterapia e Analisi esistenziale, ha messo in luce la centralità della “ricerca di senso” nell’esistenza di ogni persona. In effetti, sembra che, ancor più che l’orientamento a un senso immutabile, che rischia di cadere nel fondamentalismo, la maturità umana rimanderebbe piuttosto, elasticamente ed ininterrottamente, al mettere in questione le proprie posizioni in un continuo superamento e perfezionamento del significato assegnato agli eventi e alla vita stessa.

Pertanto, di contro, l’immaturità coinciderebbe con la fissità, con l’immobilismo di coloro che cadendo nell’ideologismo, assumono l’atteggiamento di coloro che sembrano non avere domande ma unicamente certezze, la sicumera di chi sente di “avere la verità in tasca”.

In tal senso, in continuità con quanto pubblicato un paio di settimane fa, questo articolo piuttosto che offrire risposte si pone l’obiettivo di suscitare interrogativi e, più globalmente, promuovere nei lettori un atteggiamento di domanda.

Innanzitutto, in relazione al precedente articolo, viene presentato un aggiornamento dei dati ufficiali relativi alla pandemia che, negli ultimi giorni, sembrerebbe purtroppo presentare una fase di crescita circa il numero di positivi.

Poi una chiarificazione: non a caso parlo di “positivi” e non di “contagi” o, peggio ancora, di “nuovi contagi”. Infatti, l’aumento dei casi rilevati dalla somministrazione di test e, soprattutto, di tamponi non rimanda necessariamente a “nuovi casi clinici”, innanzitutto in quanto spesso si tratta di soggetti asintomatici e, inoltre, perché potrebbero essere anche persone contagiatesi nella prima fase della pandemia, forsanche prima ancora dell’esordio conclamato della stessa.

In particolare, come vedremo ciò è vero soprattutto per il contesto italiano, in cui al 27 luglio erano stati individuati solo 246.118 positivi (0,41% della popolazione). Ad oggi la capacità di screening non è migliorata di molto, in quanto i positivi non superano i 254.000 (0,42%), quindi in tre settimane sono stati individuati 8.000 positivi, che non rappresentano necessariamente dei nuovi contagi, in quanto nessuno di questi era stato precedentemente testato. In realtà, in base ai dati provenienti da altri Paesi europei ed extraeuropei, si può ipotizzare che in Italia esistano – già al momento ­− tra i 900.000 e i 1.500.000 positivi asintomatici, che non potranno e non dovranno essere “spacciati” come nuovi contagi al momento del loro rilevamento (cosa che invece si sta facendo, ingenerando confusione e “psicosi” da timore del contagio!).

Una prima domanda, pertanto, è: come mai in Italia la somministrazione di test e tamponi, procede, rispetto ad altri Paesi, così a rilento?

Ad esempio, alla stessa data, in Usa e Brasile (cfr. Tab. 3) − Paesi fortemente bistrattati nella loro gestione della pandemia, da parte della maggioranza dei media italiani – i casi positivi individuati sono rispettivamente 5.410.000 (1,64%) e 3.340.00 (1,58%), con una capacità di screening che ha permesso di isolare circa 1.200.000 positivi, nel primo caso, e poco meno di un milione nel secondo (i dati relativi al 27 maggio, infatti, erano stati rispettivamente 4.222.841 (1,28%) 2.394.513 (1,13%). Tale aumento, in realtà, piuttosto che rappresentare un indice di gravità della pandemia, rappresenta piuttosto una maggiore capacità di screening che i due Paesi extraeuropei mostrano appunto nei confronti dell’Italia e che giustificano la domanda precedente.

A conferma di tale interpretazione dei dati vi è il numero dei decessi che, ribadendo la situazione già evidenziata lo scorso 27 luglio, in Italia rappresenta lo 0,059% della popolazione globale, mentre in Usa e Brasile si ferma allo 0,051% (cfr. Tab. 1). Per cui, stando ai dati ufficiali, in Italia, in percentuale, si è morti di Covid-19 più che in USA, Brasile ed anche di altre parti del mondo.

A questo punto, ribadiamo la domanda già posta nell’articolo precedente: come mai i media tendono a presentare l’Italia come Paese modello nella gestione della pandemia, mettendo alla berlina il fronteggiamento, ad esempio, di Usa e Brasile?

Una terza questione riguarda, come già anticipato, l’utilizzo fuorviante del termine “nuovi contagi” rispetto a quello di “rilevamento di positivi”, e questi spesso asintomatici. Si tratta di un aspetto assai importante. Infatti, mentre il fatto che vengano individuati i “positivi” è auspicabile, deleterio sarebbe invece etichettarli come “nuovi contagi”, ciò che darebbe l’idea di trovarsi dinanzi a una nuova ondata della pandemia, con la prospettiva di nuove restrizioni e dell’ipotesi di un rinnovato lockdown.

Come si evince dai dati proposti in tabella 2, infatti, in Usa e in Brasile, l’indice di mortalità (decessi/casi totali) è rispettivamente di 3,14% e 3,23%, mentre in Italia emerge il dato poco probabile di circa 14 decessi ogni 100 contagiati! Ciò è da ricondurre allo scarso lavoro di screening che si sta portando avanti nel nostro Paese. Applicando un indice di mortalità tra il 3 e il 4% possiamo ipotizzare che in Italia ci siano in totale tra il milione e il milione e mezzo di “positivi asintomatici”, di questi ne sarebbero stati isolati solo circa 250.000, per cui ce ne sono 750.000 – 1.250.000 ancora a spasso e non si tratta di “nuovi contagi”, bensì di persone positive che possono essere ipotizzate già adesso in base al numero di decessi dichiarati (per/con covid) e all’indice di mortalità rilevato in Usa e Brasile (e corrispondente al dato mondiale).

Ecco, allora, la terza questione: chi ha interesse a confondere il dato relativo ai “positivi” e ai “positivi asintomatici” presentandolo come “nuovi contagi”?

Infine, di seguito e a supporto delle argomentazioni proposte sopra, offriamo le tabelle già presentate nell’articolo precedente, con i dati aggiornati questa volta al 17 agosto 2020.

 

  Usa Brasile Italia Nel Mondo
Decessi 170.000 108.000 35.396 761.018
popolazione 329.642.000 210.983.000 60.317.000 7.800.817.000
percentuale 0,051% 0,051% 0,059% 0,010%

Tab. 1 – Qual è il Paese maggiormente colpito dal Covid?

 

 

 

  Usa Brasile Italia Nel Mondo
Decessi 170.000 108.000 35.396 761.018
casi positivi 5.410.000 3.340.000 254.000 21.260.760
percentuale 3,14% 3,23% 13,93% 3,58%

Tab. 2 – Qual è il Paese con la migliore risposta al Covid?

 

 

 

  Usa Brasile Italia Nel Mondo
casi positivi 5.410.000 3.340.000 254.000 21.260.760
popolazione 329.642.000 210.983.000 60.317.000 7.800.817.000
percentuale 1,64% 1,58% 0,42% 0,27%

Tab. 3 – Qual è il Paese con la migliore capacità di screening?

 

 

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