Maradona, perché tanto clamore per la sua morte?

La notizia della morte di Diego Armando Maradona, grande calciatore dalla vita molto discussa, è finita per giorni sulle prime pagine di giornali e tv. Al di là del clamore mediatico, su sollecitazione di una lettrice proviamo a capire perché la sua scomparsa ha suscitato tante emozioni (e tante polemiche) in tutto il mondo.

Diego Armando Maradona è stato un “cocainomane”. Lo abbiamo visto spesso “sfatto, disperato, esaltato”. Ha”evaso le tasse”, ha “frequentato camorristi”, gli piacevano le donne, ha avuto molti rapporti burrascosi e chissà quant’altro. Ma non è per questo che da quando è morto per un arresto cardiocircolatorio, il 25 novembre scorso, Maradona è pianto e compianto da milioni di persone in tutto il mondo: da tifosi, amanti dello sport, gente comune e personaggi illustri come papa Francesco, il presidente fracese Emmanuele Macron, il cantante Bono Vox degli U2, il velocista Usain Bolt, il grande Pelè, l’unico, forse, a potergli contendere la palma di miglior calciatore del mondo.

Personalità diverse, unite dal cordoglio e dalla commozione. Ma perché? Nel corso di un videoincontro che la redazione di Città Nuova ha avuto con alcuni appassionati lettori delle nostre riviste, la signora Clementina ci ha chiesto un aiuto per riuscire ad interpretare le notizie che tante volte ci sovrastano. Che riempiono i tg e i talk show. Il Covid 19 è un esempio. Il clamore mediatico suscitato dalla morte di Maradona ne è un altro. Una prima risposta banale è che i mass media propongono quello che le persone vogliono. Finché vengono cliccati gli articoli e seguite le trasmissioni su un dato argomento, giornali, siti e tv continueranno a scriverne e parlarne.

Ma torniamo a Maradona. Perché questo surplus informativo? Perché era un grande sportivo, un calciatore formidabile – per molti, il migliore del mondo –, che ha saputo realizzare i suoi sogni e ha provato a rialzarsi dopo ogni caduta.

Nato povero a Villa Fiorito, alla periferia di Buenos Aires, Argentina, dove lo soprannominarono “El pibe de oro” (il ragazzo d’oro), sognava di giocare i campionati del mondo e di vincerli: un sogno oltremodo ardito, che Maradona ha trasformato in realtà con impegno, sacrificio e dedizione, senza fermarsi mai, nemmeno quando, in campo, gli spezzarono la gamba. Ma soprattutto, Maradona ha avuto la genialità del campione ed è riuscito a regalare un sogno, emozioni e una speranza di riscatto a milioni di persone.

«Il papa è informato della morte di Diego Maradona – ha fatto sapere all’Ansa il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni – . Ripensa con affetto alle occasioni di incontro di questi anni e lo ricorda nella preghiera».

Maradona era stato tra gli atleti accorsi a Roma da tutto il mondo per la partita interreligiosa per la pace voluta da Francesco.

Dopo il loro incontro, el pibe de oro commentò: «Il papa è molto più di Maradona, che è solo un ex giocatore di calcio. Mi ha detto “Diego, ti aspettavo“, e sono stato felice di esserci. Per un periodo mi sono allontanato dalla Chiesa perché ritenevo non facesse molto per la gente bisognosa, ma papa Francesco è davvero un fuoriclasse e quindi ho cambiato rotta. Quando si parla di pace io ci sarò sempre, così come per aiutare i bambini che hanno fame. Ogni 15 secondi nel mondo muore un piccolo, con la ricchezza che vedo qui, potremmo preparare montagne di cibo».

E i bambini poveri e degli orfanotrofi Maradona li ha aiutati davvero. E non solo. Gira molto in questi giorni il video in cui “el diez”, su un campo, allena un ragazzino senza gambe che gioca a pallone.

Diego, ha commentato il cantautore Edoardo Bennato, «si considerava fortunato, privilegiato e sempre in debito con tutti, e istintivamente era portato a difendere i più deboli…Una volta in un ristorante a Roma lo vidi allontanarsi… lo ritrovai nelle cucine che distribuiva biglietti da cinquantamila lire ai cuochi e ai lavapiatti». Eppure, secondo i media argentini, è morto in povertà.

Il feretro di Maradona portato alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale argentino, foto Ap.

«Maradona in campo – ha detto ad Irpinia tv il vincitore dei mondiali dell’82, Antonio Cabriniera corretto, disciplinato, veniva marcato in modo pesante, ma non si lamentava mai e questo faceva di lui un avversario leale. Era un leader forte, coraggioso, irraggiungibile, generoso. Il Napoli, grazie a lui, vinse lo scudetto nel campionato 1986-’87…. Tuttavia, nell’ambiente pallonaro Maradona non era un giocatore del Napoli, ma era il giocatore di tutti, un fenomeno percepito come tale, a prescindere dalla squadra in cui militava. Per noi Diego fu un esempio di coraggio e di generosità senza eguali».

Un giudizio confermato da un altro grande della nazionale italiana, lo storico difensore del Milan, Paolo Maldini: «In genere – ha commentato– mi sono sempre ritenuto un giocatore corretto durante le partite, ma lui andava troppo veloce: l’ho torturato per tutta la partita. Alla fine gli ho chiesto anche scusa, mi ero vergognato».

In Argentina Maradona è stato salutato nella Casa Rosada, il palazzo presidenziale, con tre giorni di lutto nazionale e con un corteo infinito di automobili e persone.

A Napoli, la sua seconda città, è stato proclamato il lutto cittadino. I tifosi hanno organizzato delle veglie di preghiera in vari punti della città e, a furor di popolo, lo stadio San Paolo sarà dedicato a Maradona.

Tifosi napoletani portano fiori e gadget fuori allo stadio San Paolo in memoria di Diego Armando Maradona, Photo Alessandro Garofalo/LaPresse

Il presidente francese Emmanuele Macron ha postato una sua foto e speso per lui parole bellissime, diffuse dall’Eliseo. «Il Presidente della Repubblica saluta questo indiscusso dominatore del pallone che i francesi hanno tanto amato. A tutti coloro che hanno risparmiato la paghetta per completare finalmente l’album Panini Mexico 1986 con la sua figurina, a tutti coloro che hanno cercato di negoziare con la propria compagna o col proprio compagno per battezzare il figlio Diego, ai suoi connazionali argentini, ai napoletani che hanno disegnato affreschi degni di Diego Rivera con la sua effige, a tutti gli amanti del calcio, il presidente della Repubblica rivolge le sue più sentite condoglianze. Diego rimane».

Sono effettivamente varie le generazioni di persone chiamate Diego che devono a Maradona il loro nome. In un articolo di Angelo Carotenuto su Repubblica, si calcola che negli anni in cui El pibe de oro giocò a Napoli furono registrati all’anagrafe oltre 500 bambini. Un fu chiamato Diego Armando, a un altro di Boscoreale, nel napoletano, come nome fu scelto addirittura Diego Armando Maradona. Poi ci sono i figli di quanti lo conobbero da bambini e oggi sono genitori…

Con questo articolo non vogliamo fare il santino di Maradona, ma provare a capire perché la sua morte, la morte di un personaggio così discusso, desti tanto clamore. È il tributo riservato ad un grande campione. Come ha detto qualcuno su Twitter, in un lutto puoi non provare dolore per chi è morto, ma puoi rispettare la sofferenza di chi soffre.

Un amico di Città Nuova, don Emilio, l’altra sera a proposito di Maradona diceva: in ogni persona c’è un lato positivo e va rispettato. Città Nuova, del resto, prova a guardare ai fatti da un’altra prospettiva, cercando di mettere in luce il buono che pure c’è in ogni cosa e in ciascuno.

Del resto, chi fosse veramente Maradona, Diego lo sapeva meglio di tutti. E se da un lato diceva di essere il più bravo calciatore del mondo, dall’altro in un’intervista ammetteva: «Quello che mi faceva star male era la cocaina. Sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato cocaina? Che giocatore ci siamo persi! Mi resta l’amaro in bocca: sarei potuto essere molto di più di quello che sono… Ci sono un sacco di cose di cui mi sento in colpa, dentro di me. Nessuno sta dentro di me. Io sono la mia colpa e non posso rimediare».

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