Lucrare sui migranti non è una novità

Il modo in cui è organizzato il sistema di accoglienza sembra costruito apposta per innescare meccanismi illegali. Colpisce la mancanza di indignazione da parte degli addetti ai lavori, del mondo politico, delle comunità e dei centri di accoglienza. Chi vuole opporsi non ha lo strumento legislativo per farlo.
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Non mi sorprende affatto la notizia dei guadagni facili ottenuti dalla gestione degli immigrati. L’aspettavo da un po’ di tempo. E sono sicura che a breve  verranno fuori storie simili in altre città.

Il modo in cui è organizzato il sistema di accoglienza sembra costruito apposta per lucrare senza fatica. Anzi, per guadagnare molto in modo assolutamente legale (esattamente come accade con l’azzardo). Per questo nelle ultime ore non c’è stata nessuna parola di indignazione da parte degli addetti ai lavori, né del mondo politico né del mondo delle comunità e dei centri di accoglienza. Perché chi conosce il meccanismo, sa come si fa (anche senza corrompere nessuno). Chi vuole opporsi purtroppo non ha lo strumento legislativo per farlo.

Per non approfittare della situazione ci vogliono persone davvero molto, troppo oneste. Gente che lavora pensando non tanto ai soldi ma prima ancora alle persone che si accolgono. Con una rettitudine morale simile a quella dell’Avvocato Ambrosoli di cui abbiamo rivisto il rigore etico nei giorni scorsi. E di moltissimi altri come lui. Sconosciuti, ma eroi.

I centri di accoglienza – solo per fare un esempio – vengono aperti e avviano l’ospitalità senza avere partecipato ad un bando. Ad ogni ospite corrisponde una retta giornaliera. A fine mese il soggetto gestore presenta una fattura che contiene una semplice moltiplicazione: x persone per 30 giorni. Uguale: moltissimi euro.

Non è previsto un sistema di controllo né delle presenze né dei servizi effettivamente resi ai migranti (come vitto, vestiario, cure sanitarie, richiesta di documenti, alfabetizzazione, attività varie, ecc.).

In strutture molto grandi è praticamente impossibile il conteggio numerico quotidiano (come per esempio nel C.A.R.A. – centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, nei pressi di Catania, che accoglie circa 4000 persone).

Ma anche nelle comunità più piccole (10/12 persone), se il responsabile non denuncia con immediatezza l’allontanamento di un ospite, allora quella persona scappata potrebbe risultare presente ancora per molti giorni. E questo ovviamente ha un significato per la fattura che sarà emessa a fine mese.

Per non parlare delle strutture che accolgono immigrati pur in assenza della prescritta autorizzazione regionale ad operare come comunità di accoglienza (perché intanto si “rende un servizio” ma prima ancora si matura un credito di cui si chiederà il pagamento).

Il sistema SPRAR (per richiedenti asilo) rappresenta un’eccezione al sistema perché funziona sulla base di un bando con selezione dei progetti. Prevede un sistema di controllo e di rendicontazione basato su criteri prestabiliti e regolamentati. Forse anche per questo il metodo SPRAR  tra qualche mese dovrebbe entrare in vigore per l’accoglienza di tutti i minori presenti in Italia. E chi ancora oggi gestisce i minori con allegria, presto sarà costretto ad un ridimensionamento.

Però nei tavoli di concertazione dei Ministero, così come ai tavoli delle Prefetture (comprese quelle delle città di primo approdo), certi sistemi per l’accoglienza dei migranti (adulti e minori) sono molto noti. E chi si aggira attorno a quei tavoli sa come guadagnare molto e in modo assolutamente legale.

Il nostro è un Paese strano: legalizza l’azzardo, legalizza il lucro sulla pelle di gente che non ha nulla e che nessuno difende. Non sono sorpresa, sono indignata. Ma il mondo politico ed istituzionale – che non ha preso posizione su questo tema tranne che in alcuni casi – evidentemente non nutre lo stesso sentimento. Aspetta che si calmino le acque per legiferare su altri settori dai facili e lauti guadagni, ovviamente legali.

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